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Cos'è il Cyberbullismo

Scheda a cura del Prof. Carlo Sorrentino

 Il termine cyberbullismo è stato coniato nel 2002 da Bill Belsey. Benché abbia più di dieci anni, continua a produrre diverse definizioni e soprattutto classificazioni. Senza stare a ripercorrerle analiticamente, può essere opportuno soffermarsi sulla natura composta del termine: cyber-bullismo.

Il bullismo è un fenomeno diffusosi quanto più nelle società moderne i rapporti fra pari sono diventati frequenti e centrali nei processi di socializzazione. Ovviamente è una patologia, spesso dettata da contesti sociali disagiati, ma nella quale l’aggressore mostra una forte prepotenza nel costringere a comportamenti di sottomissione propri coetanei. Il bullismo è prevalentemente circoscritto a fasce d’età ben specifiche (adolescenza, con sconfinamenti sempre più frequenti nell’infanzia e fra i giovani adulti) e all’ambiente scolastico. Il suffisso “cyber”, invece, piuttosto che l’atto violento, prepotente, intimidatorio sottolinea il contesto – la realtà virtuale – o gli strumenti  (ad esempio il telefono cellulare) attraverso cui gli atti di cyberbullismo sono compiuti.

Ciò produce uno slittamento di significato. Nel descrivere e analizzare il fenomeno si è portati a colpevolizzare l’ambiente tecnologico e gli strumenti attraverso cui tali fenomeni si propagano. Un equivoco che induce una generica e superficiale critica alla pericolosità delle nuove tecnologie e consolida quel clima di diffidenza per l’uso di tali tecnologie nei processi di socializzazione spesso avvertibile in taluni ambienti.

Diffidenza spiegabile con la maggiore pervasività del cyberbullismo, che ovviamente non ha bisogno della presenza fisica e si giova – in questo caso sciaguratamente – della facile produzione e moltiplicazione dei messaggi, possibile attraverso la rete e ora i social media.

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