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La redazione giornalistica, dal quotidiano allaTv

Molto probabilmente, tutti noi, ogni giorno, sfogliamo – qualcuno in cartaceo qualcuno in digitale – almeno un quotidiano e, allo steso modo, quasi tutti noi guardiamo una edizione di un telegiornale. È normale. È una frequentazione quotidiana. È una bella cosa, vuol dire che siamo adulti che reputano utile tenersi informati. Ma è anche vero – c'è sempre un rovescio della medaglia – che qualche volta siamo così abituati ai media che ci portano le informazioni da arrivare a darli per scontati e a dimenticare quanto lavoro c'è dietro. Quanto è difficile realizzare un buon giornale o un buon telegiornale? Se ci fermiamo un minuto e proviamo a pensare a quante persone, con quante professionalità diverse devono interagire per arrivare a una edizione di un quotidiano o a una edizione di un telegiornale forse cominciano a venirci dei dubbi.

Lo scopo di questa scheda non è quella di arrivare a definire ruoli e compiti con la precisione che ci potrebbe essere in un corso di giornalismo. Semmai, come dice il titolo, vogliamo dare una sbirciatina per capire meglio cosa c'è dietro, in termini di lavoro, di competenze e di ruoli, a ogni singolo giornale che leggiamo o telegiornale che vediamo. Come accade quasi sempre nelle attività di media-education, per fare un buon lavoro coi ragazzi dovremo prima fare molto lavoro noi, diventare fruitori attivi e curiosi.

Per i ragazzi forse non si tratta di una frequentazione così assidua e allora, come strategia di attivazione, possiamo valutare la proposta di realizzare con loro un prodotto giornalistico. Come vedremo man mano il lavoro necessario per produrre una edizione di un quotidiano o di un telegiornale è enorme. Dobbiamo quindi procedere per prima cosa a una mediazione e tarare correttamente il nostro obiettivo. Potremmo per esempio dedicarci coi ragazzi alla progettazione di uno “speciale” su un evento vicino a noi, che ci permetta di mettere mano ai meccanismi dell'informazione. È fondamentale in questo caso non generare false aspettative nei ragazzi. Nel sentire comune tra il lavoro di progettazione e il prodotto che ne risulta si tende a valorizzare il secondo. Nel nostro caso – come spesso accade in ambito didattico – quello che deve assumere rilievo è il primo. Se ho eseguito bene la parte di progettazione ho capito i meccanismi di funzionamento e ho tutte le carte per poi fare anche la parte di produzione (e ripetere queste operazioni altre volte). Se anche non avessi tempo di realizzare realmente il tutto avrei comunque lavorato tantissimo per capire come funziona. Allora ci proporremo di progettare con loro un numero speciale di un quotidiano (una ipotetica edizione limitata a quattro pagine) o una edizione speciale di un TG (della durata limitata di 10 minuti) riservandoci la possibilità di lanciare in sequenza la fase di realizzazione. Ma per fare questo dobbiamo (noi e loro) scoprire un po' di termini tecnici.

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