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“Lost in navigation: come cambia l’informazione in ambito alimentare anche a scuola, tra falsi esperti e messaggi commerciali nascosti”.

L’evoluzione della comunicazione digitale, che può cambiare quotidianamente gli stili di vita e i consumi alimentari degli studenti, sempre connessi, è di estrema attualità e s’inserisce nel contemporaneo dibattito sui TIC (Information and Communication Technologies) e sul gap di competenze informatiche tra docenti e discenti. Dai seguenti dati ufficiali emerge l’importanza dei progetti legati alla corretta interpretazione dell’informazione on-line, per evitare che famosi influencer condizionino gli adolescenti più degli stessi insegnanti.
Il sondaggio “TIC nell’istruzione” dell’Unione Europea ha dimostrato che solo in sette nazioni UE, una percentuale tra il 30 e il 50% degli alunni tra la quarta elementare e la terza media, può contare su insegnanti in grado di utilizzare con sicurezza gli strumenti digitali e di supportare gli studenti in questo campo, insegnanti con un elevato grado di accesso alle TIC e in grado di usare questi strumenti a scuola senza troppe difficoltà. Purtroppo, i dati dell’indagine OCSE TALIS 2013 vedono l’Italia al primo posto per necessità di formazione ICT dei propri docenti: almeno il 36% ha, infatti, dichiarato di non essere sufficientemente preparato per la didattica digitale, a fronte di una media del 17%. L’Italia è inoltre il primo Paese dell’OCSE, con distanza rispetto agli altri, per percentuale di docenti oltre i 50 anni - il 62%, rispetto a una media OCSE del 35% nella scuola secondaria (Fonte: OECD Education at a glance, 2014).
Quanto alle competenze degli studenti, l’Italia è 25ma in Europa per numero di utenti Internet (59%) e 23ma per competenze digitali di base (47%). Altro dato riferito all’Italia da valutare con attenzione è che quando gli studenti usano Internet per svolgere compiti scolastici dimostrano di non saper pianificare bene ed eseguire una ricerca, né dimostrano di saper valutare l’utilità di un’informazione o l’attendibilità delle fonti.
Francesco Avvisati, ricercatore dell’OCSE, afferma: “non si tratta solo di avere le chiavi di accesso al web, che i ragazzi italiani mostrano di avere, ma anche della capacità di navigare in modo intelligente e proficuo. Molti ragazzi, non solo italiani, non hanno la capacità di dirigere la propria lettura, di dare giudizi sulla pertinenza di una pagina e sulla qualità di un’argomentazione”. Tendenzialmente gli adolescenti cliccano su quello che si muove, non sono selettivi nella loro navigazione e non vanno in modo diretto verso l’informazione che cercano. Gli studenti italiani risultano “lost in navigation” più della media OCSE.

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