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Il talento secondo Alessandro D'Avenia

2 maggio 1977 Sono nato a Palermo in una torrida notte di maggio e le prime cose che ho visto e sentito sono i colori e i profumi esasperati della mia città e terra, Palermo e la Sicilia. C’era scirocco e mi è entrato un po’ in testa… Sono cresciuto in una famiglia folle. Sì perché folli sono i miei genitori che hanno deciso di mettere al mondo sei figli (tre ragazzi e tre principesse), trasformando la casa in una specie di manicomio in cui ci si diverte molto e sembra che ciascuno stia facendo una cosa diversa, quando in realtà tutti stanno facendo la stessa cosa, come in un film di Frank Capra. Mio padre è un dentista (per questo non ne ho mai avuto paura) e mia mamma una mamma che ricorda alla perfezione greco e latino e si occupa di scuola ed educazione. Il 90% delle cose che c’è da sapere sulla vita le ho imparate vivendo con questa tribù. Alle elementari non ho fatto altro che parlare e fare scherzi. Alle medie mi sono dato una calmata e ho cominciato ad amare la lettura. (Adolescenza nella norma a parte il fatto che i capelli mi sono diventati inspiegabilmente ricci, anche se c’è chi in famiglia diffonde dicerie infondate…). 1990 Ho frequentato il liceo classico e ho avuto la fortuna di trovare lungo il mio percorso scolastico alcuni insegnanti straordinari. Tra questi indelebile il ricordo di padre Puglisi e del mio prof di lettere, Mario Franchina. Passavo il tempo leggendo, facendo sport e combinandone di tutti i colori con gli amici. 1995 Conseguita la maturità (almeno sulla carta), ormai diciottenne, ho deciso di andare a Roma per frequentare l’università: lettere classiche. Ho studiato con entusiasmo e anche in questo caso ho avuto la fortuna di trovare una o due figure di riferimento (Luigi Enrico Rossi e Domenico Musti). 2000 Mi sono laureato in letteratura greca e ho vinto un dottorato di ricerca all’università di Siena in Antropologia del mondo antico, una specie di paradiso della ricerca nel desolante panorama universitario. Mi sono dottorato (con Maurizio Bettini) con una tesi sulle Sirene omeriche e il loro rapporto con le Muse nel mondo antico. Nel frattempo ho cominciato a insegnare, realizzando quello che è sempre stato il mio sogno. Tre anni di scuola media, in cui ho imparato quasi tutto quello che c’è da sapere sull’insegnamento: riuscire a spiegare qualcosa ad un dodicenne è la sfida a cui ogni professore dovrebbe sottoporsi prima di decidere se vuole insegnare… Finito il dottorato ho capito che la mia vocazione è all’insegnamento piuttosto che alla ricerca. Così ho frequentato la scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario, durante la quale ho imparato un sacco di teorie inutili da gente che non è mai entrata in classe e ho capito come non deve essere un insegnante. Poco dopo ho cominciato a insegnare greco e latino al liceo con grande gioia, almeno mia, se non persino dei miei alunni. Ho messo in piedi un gruppo teatrale con alcuni di loro e con loro ho girato anche un cortometraggio. Dopo due anni, messa al sicuro la sopravvivenza economica, ho deciso di intraprendere una nuova avventura che mi attraeva dai tempi delle elementari: raccontare storie. 2006 Così, dopo undici meravigliosi anni romani mi sono trasferito a Milano per frequentare un master di sceneggiatura (“Scrittura e produzione per la fiction e il cinema”), come scorciatoia per imparare la tecnica di raccontare storie. Dopo il master ho cominciato a fare lavori di scrittura di vario genere come sceneggiatore. Ho scritto alcune puntate di una serie televisiva della Disney e ho vinto un premio per la scrittura della sceneggiatura di una commedia per il cinema. Ho ripreso a insegnare lettere al liceo. Mi sono specializzato intanto su temi educativi legati ai media e ho portato in giro per le città italiane da Palermo a Trieste, una conferenza-sceneggiatura che è un viaggio insolito nel cuore della MTV generation, riscuotendo interesse sia da parte dei ragazzi, sia da parte di genitori e insegnanti. Ho potuto toccare così con mano la situazione della scuola in varie realtà italiane. 2010-2018 Nel frattempo ho scritto il mio primo romanzo, nottetempo: Bianca come il latte, rossa come il sangue. La prima versione del romanzo circolava tra amici e alunni che mi hanno aiutato a migliorarlo offrendo consigli dopo la loro lettura appassionata. Così sono arrivato alla stesura finale, che ho mandato in Mondadori, dove è stata accolta con grande favore e pubblicata il 26 gennaio 2010. Il romanzo adesso è pubblicato in 23 paesi stranieri e ha superato il milione di copie. L’1 novembre 2011 è uscito il mio secondo romanzo: Cose che nessuno sa, pubblicato o in via di pubblicazione in 13 paesi stranieri. Il 6 dicembre 2012 ho ricevuto con grande gioia il Premio Internazionale Padre Puglisi per l’impegno mostrato a favore dei ragazzi nei miei scritti e incontri. Il 4 aprile 2013 è uscito nelle sale cinematografiche il film ispirato a Bianca come il latte, rossa come il sangue, del quale ho scritto la sceneggiatura con Fabio Bonifacci. Dal 26 settembre 2013 il film è anche in DVD con contenuti specialissimi. Il 28 ottobre 2014 è uscito il mio terzo romanzo Ciò che inferno non è. Il 31 ottobre 2016 è uscito: L’arte di essere fragili – come Leopardi può salvarti la vita, che è anche un racconto teatrale gratuito che sto portando in giro per l’Italia, con la regia di Gabriele Vacis e le scenofonie di Roberto Tarasco. Il libro è risultato uno dei primo 10 più venduti nel 2017 in Italia. Insegno italiano, latino e greco al liceo (per adesso a Milano). Scrivo per alcuni quotidiani nazionali come editorialista. Studio, leggo da Calvin&Hobbes a Dostoievskij, scrivo, faccio sport, guardo film e serie, e curo il mio blog. Tutto il tempo che posso lo dedico agli amici. Mi puoi trovare per le strade della città, in bicicletta, un meraviglioso ferrovecchio nero, che non è una semplice bici, ma un modo di stare al mondo e guardare la realtà. Mi sono fatto crescere la barba, per sembrare più serio… E siccome non sto mai fermo il 31 ottobre 2017 è uscito il mio nuovo libro: Ogni storia è una storia d’amore, che trasformerò in un racconto teatrale, perché l’esperienza del libro precedente mi conferma che il racconto orale ha la potenza di quello scritto ma con altri mezzi. Non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno (a parte i miei alunni, che cerco di mettere nelle condizioni di imparare, più che insegnare loro qualcosa…), ma di testimoniare il fatto che la vita ha sempre il miglior copyright. ps. 2.0 significa usare il web in modo creativo, non subirlo, ma creare e far creare. Prof 2.0 è la pretesa di realizzare una scuola non solo passiva, ma un laboratorio di idee, in cui ognuno è alunno e maestro allo stesso tempo.