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lunedì, 28 Maggio 2018 Crescere tra le righe 2018 in pillole

Un breve riassunto di quello che è accaduto nella due giorni di convegno da poco concluso

Un giornalismo di qualità per rispondere al pericolo delle fake news, ma anche un nuovo modello di business e di integrazione tra media tradizionali e social per rendere sostenibile il sistema dell’informazione. Con un progetto, quello del “Quotidiano in Classe”, che si spera possa essere presto esportato anche nelle scuole statunitensi. E una nuova iniziativa, in collaborazione con Google, per aiutare gli studenti a difendersi contro le fake news. Si è chiusa con questi auspici e questi annunci la decima edizione di “Crescere tra le righe”, il convegno organizzato dall’Osservatorio Permanente Giovani – Editori e che ha messo a confronto editori e direttori del mondo dei media italiano e americano e circa 250 studenti.

“Bagnaia voleva essere un’occasione di confronto tra il mondo del publishing e quello dell’hi tech e così è stata. Sono convinto che ora loro siano i primi ad aver capito che da soli si va più veloce, ma è solo insieme che si va più lontano”, ha spiegato il presidente, Andrea Ceccherini.

“Non vogliamo comprare l'Osservatorio, ma vorremmo averlo in tutti gli Stati Uniti e in tutto il mondo”,si è augurato Jeff Bewkes, amministratore delegato di Time Warner. “Andrea Ceccherini, con tutto quello che sta facendo, permette alle persone di sviluppare un proprio istinto”, gli ha fatto eco Robert Thomson, amministratore delegato di News Corp.

La decima edizione di “Crescere tra le righe”, però, è stata anche l’occasione per un tavolo di confronto tra il mondo del pusblishing e quello dell’hi tech: presenti il direttore del “The Wall Street Journal, Gerard Baker, quello del “The New York Times”, Dean Baquet, quello del “The Washington Post”, Martin Baron, il vice-presidente di Google News, Richard Gingras, il direttore delle Global Content Partnerships, News di Twitter, Peter Greenberger, e il direttore dei News Products di Facebook, Alex Hardiman. “Dobbiamo fare qualcosa, dobbiamo trovare una soluzione, perché il giornalismo di qualità è sempre più antieconomico: è questa la grande sfida per la nostra società”, ha spiegato il primo. “Tutti i segnali vanno in direzione del fatto che la gente è disposta a pagare per la qualità”, ha detto, invece, Dean Baquet. “Oggi la gente è disposta a pagare per avere un pacchetto di informazioni che soddisfa tutte le esigenze – ha confermato Alex Hardiman -. Alcuni nostri prodotti, come gli instant articles e le subscription dirette su Facebook, vanno nella direzione di aiutare il giornalismo di qualità“.

Greenberger, Gingras e Baron, invece, si sono concentrati soprattutto su come poter far convivere media tradizionali e social media. “Noi abbiamo un pubblico assetato di notizie e la maggior parte dei nostri utenti vengono su Twitter per scoprire la notizia del giorno. Il nostro ruolo è di mettere a loro disposizione queste informazioni: vorremmo essere il ponte con le fonti di informazione, spingendo gli utenti verso i loro siti”, ha detto il primo. “Oggi dobbiamo imparare a considerare il pubblico una comunità intellettuale. La parola lettori è superata”, ha ribadito Richard Gingras, trovando l’approvazione di Martin Baron. “Per attirare gli abbonati dobbiamo creare un senso di comunità".

Un concetto espresso in precedenza anche dall’amministratore delegato di Poligrafici Editoriale, Andrea Riffeser Monti: “Il quotidiano non è più un reporter, ma una comunità di chi ha bisogno di dire qualcosa". Dal confronto con il mondo dei media americani sono arrivate, infatti, indicazioni importanti anche per gli editori italiani. “In Italia non siamo in ritardo rispetto ad altri paesi a livello di concept: è solo più difficile metterlo in pratica”, ha detto l’amministratore delegato de “Il Sole 24 Ore”, Franco Moscetti. “Dobbiamo guardare a modelli più avanzati dove i contenuti di qualità devono essere valorizzato attraverso tutti i media. Siamo contenuti, non contenitori”, la ricetta, invece, del presidente della Fieg, Maurizio Costa. Per John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor NV, “è un bene che oggi siamo obbligati a ripensare il mondo del giornalismo. Ma io sono ottimista, più di dieci anni fa”.



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