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giovedì, 07 Ottobre 2010 Quanto è cambiato il lavoro quotidiano dei giornalisti con la presenza di Internet?

Rispondono sul libro de "Il Quotidiano in Classe" dell'anno scolastico 2009-2010 alcuni grandi giornalisti italiani: dopo Luciano Fontana, Mario Calabresi, Giuseppe Mascambruno e Dario Di Vico, oggi è il turno di Riccardo Chiaberge, Carlo Verdelli e Gian Antonio Stella.

 

"Inevitabilmente andiamo sempre di più verso un sistema multimediale. Noi stessi, nell'arco di una giornata, giostriamo tra la carta stampata, Internet, la radio e la tv, inclusa quella sul web. Utilizziamo tutti questi mezzi e cerchiamo di modellare i nostri contributi rendendoli idonei ai diversi media. L'avvento di Internet fa sì che ci sia come un impero della "doxa", intesa proprio come la intendevano i greci: il dominio dell'opinione popolare, che porta ad un livellamento tale per cui tutte le opinioni si equivalgono. Quindi, per esempio, Internet fa sì che le recensioni dei lettori comuni che compaiono su Amazon o Internet bookshop abbiano lo stesso valore di quelle dei critici «professionisti». Questa estrema semplificazione genera il rischio di perdere di vista quella che è l'esperienza, la capacità di filtrare, di giudicare, il senso critico.
Non dico che i lettori siano tutti privi di senso critico. Però è inevitabile che il critico di professione, svolgendo questo lavoro sulla base di credenziali, di un rigore scientifico e di studi approfonditi, sia in grado di valutare, di esprimere un giudizio di cui un lettore avveduto dovrebbe tenere conto. Tenerne conto significa anche essere in disaccordo; leggere e poi arrivare a una conclusione diversa. Ma questo contrappeso alla deriva del mercato resta comunque importante. E lo dimostra la nostra esperienza: moltissimi lettori il lunedì vanno in libreria con un ritaglio o una recensione del Domenicale. Si fidano del consiglio, poi leggono e si formano la loro opinione".
Riccardo Chiaberge (Direttore del Domenicale, supplemento de Il Sole 24 Ore)


"Internet ha determinato una rivoluzione nel modo di fare i quotidiani. Una rivoluzione irreversibile: io dico sempre che fare al meglio il lavoro di aggiornamento del sito durante l'arco della giornata di fatto condanna il giornale di carta a essere vecchio il mattino dopo. L'ineluttabilità di questo costringe a fare un giornale diverso; certo le notizie della giornata precedente sono sempre l'impalcatura di base, ma occorre sforzarsi e trovare un senso nel modo in cui le metteremo in pagina. Un lavoro che si riesce a raffigurare con la parola "impastare". "Impastare" la quantità di informazioni che arrivano durante il giorno attraverso Internet, nei sistemi di alert dei telefonini, attraverso la televisione gratuita e quella a pagamento. Il compito del quotidiano è sistemare questo magma indistinto, dargli un senso e un'interpretazione tecnica quando è possibile, ma anche empatica, ossia far risaltare i personaggi che hanno qualcosa da dire. Basta? Sicuramente no, occorre anche introdurre una novità che nel giornalismo politico è passata e in quello sportivo fa ancora fatica a passare, ossia dare spazio a interviste che contengano un po' di verità. Che facciano cioè capire al lettore che il personaggio in quel momento si racconta davvero. Siamo abituati a leggere o ascoltare interviste a campioni dello sport che si limitano allo stretto indispensabile (sulla propria prestazione, o sull'allenatore). Poi arrivano interviste come quella rilasciata da Carlo Ancelotti a Martin Samuel del Daily Mail. L'ex allenatore del Milan racconta di quando, sotto di due gol a metà partita, non riusciva a comunicare la sua rabbia ai giocatori del Chelsea. Problemi di lingua. Risolse tutto con un'imprecazione tipicamente italiana. Loro capirono dalla mimica facciale. E poi spiega la diversità di approccio alla partita in Italia, dove i giocatori stanno concentrati negli spogliatoi, e al Chelsea, dove i blues ascoltano la musica rap prima di entrare in campo. Non ha svelato un segreto tremendo, ma ha detto alcune verità che fanno sentire che non stava mentendo. Se vuole salvarsi, il giornalismo della carta stampata deve andare in questa direzione".
Carlo Verdelli (ex Direttore Gazzetta dello Sport, oggi Executive Vice President Editorial di Condè Nast Italia)


"Internet è uno strumento meraviglioso, che però deve essere maneggiato con cura, come la dinamite. Se usi la dinamite per aprire la strada alla ferrovia e attraversare il Far West, la utilizzi in modo utile per il progresso (fermo restando il danno enorme fatto agli indiani), ma puoi servirtene anche per far saltar per aria un treno o un cinema".
Internet è così. Può essere utilissimo ma anche pericoloso.
Gian Antonio Stella (editorialista del Corriere della Sera)

 

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news del giorno: pensieri quotidiani dall'Osservatorio

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