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giovedì, 02 Settembre 2010 Perchè il Giornale in Ateneo? Il senso dell'iniziativa promossa nei principali atenei italiani.

"Giornali e università: un binomio da implementare per rinnovare anche le metodologie didattiche, in un mondo in cui la trasmissione delle conoscenze cambia di giorno in giorno"

IL RUOLO DEL GIORNALE. Il quotidiano ogni giorno compie un enorme processo di selezione fra tutto ciò che succede al mondo, stabilendo cosa è opportuno porre all'attenzione generale. E' una sorta di filtro della nostra vita quotidiana.

Le informazioni che si traggono dalla stampa quotidiana forniscono a ciascuno di noi le coordinate per conoscere la realtà sociale in cui ci muoviamo, per strutturare quel capitale di nozioni e conoscenze indispensabili per poi decidere come agire. Tali informazioni diventano tanto più rilevanti quanto più la vita di ognuno di noi s'arricchisce di comportamenti nuovi. Infatti, l'accesso alla stampa permette d'attingere ad un repertorio di informazioni che consentono di gestire le situazioni nuove in cui ci si viene a trovare.

UN PO' DI STORIA. Non è un caso, allora, se il giornalismo è nato e fiorito quando con l'avvento della società moderna si è sviluppato un processo d'individualizzazione che richiede il controllo di pratiche e comportamenti sociali sempre più diversificati.

In passato, la vita era più monotona, scandita da un numero ridotto d'incontri sociali, da lavori spesso tramandati di padre in figlio, da matrimoni fra coppie che si conoscevano fin dalla nascita. Era esiguo il numero di informazioni atte a soddisfare le esigenze cognitive di soggetti sociali che non avevano bisogno di conoscenze particolari per gestire la propria vita quotidiana.

Oggi, invece, siamo costretti a coordinare una crescente quantità di ruoli sociali all'interno di una stessa giornata. Ogni individuo entra ed esce varie volte all'interno della stessa giornata dai differenti ruoli sociali necessari per ben adattarsi ai distinti ambienti e alle diverse situazioni.
Nel corso degli anni quanto più è diventato articolato l'universo di riferimento della nostra vita quotidiana, tanto più siamo stati costretti ad acquisire un nuovo e più ricco capitale d'informazioni che consenta di gestire tale complessità. Non sempre queste informazioni le troviamo direttamente nei nostri incontri quotidiani, a portata di mano nelle relazioni interpersonali. Spesso abbiamo bisogno di mappe geografiche più dettagliate, che analiticamente ci spieghino i nuovi mondi che frequentiamo ed abitiamo e i conseguenti nuovi atteggiamenti e comportamenti da assumere. Ogni individuo ha bisogno di un capitale informativo più articolato perché deve gestire un numero enormemente più elevato di situazioni sociali.
Il giornalismo - e segnatamente la stampa quotidiana in quanto mezzo naturalmente più riflessivo e approfondito - mira al soddisfacimento di questi bisogni.
L'esposizione alla stampa, quindi, diventa sempre più importante quanto più gli individui si pongono al centro di una rete di relazioni, di rapporti, di diritti e di doveri da gestire attraverso un più articolato patrimonio di conoscenze che permetta di scegliere, di decidere, di agire: di diventare cittadini, cioè soggetti attivi, capaci di controllare riflessivamente le loro preferenze morali e le loro volontà politiche; in altre parole, di "pensare con la propria testa".

GIORNALI E UNIVERSITA': UN BINOMIO FORTUNATO. La stampa fornisce un patrimonio enorme e soprattutto condiviso d'informazioni sui più differenti temi e problemi da cui ogni disciplina insegnata nelle nostre aule universitarie - anche quelle apparentemente più distante - può trarre un repertorio praticamente infinito di spunti, temi, ma soprattutto esempi per collegare quanto fa parte del bagaglio teorico e metodologico della disciplina alla vita di tutti i giorni, quindi compiere un collegamento centrale nei processi formativi: legare l'esperienza di vita quotidiana degli allievi con quanto invece s'avviano a conoscere immergendosi in saperi, logiche e argomentazioni talvolta distanti dalle loro conoscenze, per le quali la semplificazione - che può essere anche eccessiva e disturbante - dei giornali può svolgere un'ottima azione d'intermediazione cognitiva, specialmente se ben accompagnata dalla capacità del docente di ricontestualizzare quanto pubblicato all'interno dei percorsi cognitivi delle proprie discipline.

In questo modo si favorisce quell'azione di crescita culturale degli studenti, ma soprattutto si favorisce una funzione ancora più centrale dei processi formativi, specialmente nell'alta formazione: la costruzione negli studenti di una cittadinanza non più legata esclusivamente alla dimensione politica e giuridica di acquisizione di diritti. Quei diritti di libertà (le cosiddette libertà negative) l'acquisizione dei quali è da sempre ritenuta conditio sine qua non per accedere ai beni prodotti e circolanti attraverso il libero mercato, ma concepita anche quale bisogno di relazione sociale attraverso cui gli individui costruiscono le loro reti di rapporti sociali e definiscono la società civile, all'interno della quale disegnano le proprie soggettività sociali.

Attribuzione di cittadinanza vuol dire, allora, acquisizione di conoscenze che permettono la partecipazione individuale alla vita collettiva basandola sull'esperienza concreta dell'individuo. Diventa centrale, allora, far intrecciare le mappe fornite dai quotidiani con quelle che ogni docente dovrebbe fornire ai propri studenti per consentirgli di formarsi alle competenze peculiari che ogni disciplina universitaria munisce per conoscere, comprendere e agire nella società.

Un binomio fortunato - giornali e didattica universitaria - auspicabilmente da implementare per rinnovare anche le metodologie didattiche, in un mondo in cui le forme di trasmissione delle conoscenze cambia di giorno in giorno, costringendo anche le aule universitarie ad aprirsi alle nuove possibilità e ad affrontare con passione e anche un pizzico di coraggio i nuovi intrecci di saperi che la modernità pone.

 



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