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mercoledì, 02 Marzo 2011 "Il Quotidiano in Classe": i Direttori rispondono (1)

In una società come quella attuale, sempre più orientata al web, quanto conta e come si insinua la figura dell’insegnante nel proporre la lettura dei quotidiani cartacei? La risposta di Calabresi e De Bortoli

Il ruolo dell'insegnante è fondamentale. In tempi in cui la lettura dei quotidiani tradizionali è in declino, i ragazzi hanno meno la percezione delle persone che leggono sui mezzi pubblici, per la strada, al bar e in casa. Questa trasmissione del gesto che per le generazioni precedenti è stata sufficiente, oggi non la si ritrova. È una modalità declinante. Allora deve entrare in campo l'insegnante come persona che introduce, avvicina e spiega, e quindi ti apre la porta, ti dà le chiavi per questo rapporto. Opera una vera mediazione culturale.
Mario Calabresi (Direttore de La Stampa)

Agli insegnanti è stato demandato un nuovo compito: richiamare i propri allievi al confronto con la realtà vera e a non isolarsi in quella immaginaria proiettata dalla tv, dalle chat, da Facebook, dal mondo artificiale che è diventato il terreno sul quale spesso si costruiscono i rapporti o le amicizie nelle giovani generazioni. Mi piace pensare, e se ciò corrispondesse al vero sarei soddisfatto, che il quotidiano con tutti i suoi difetti, possa avere aiutato questi insegnanti a ricordare ai propri allievi l'esistenza di una società complessa, non fatta solo di miti, di false credenze o di verità precostituite, ma che va indagata con l'umiltà degli esploratori. E non con la superbia e la superficialità dei moderni navigatori della Rete.
Ferruccio De Bortoli (Direttore del Corriere della Sera)



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