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venerdì, 04 Marzo 2011 "Il Quotidiano in Classe": i Direttori rispondono (2)

Nei primi dieci anni del progetto “Il Quotidiano in Classe” sono stati coinvolti oltre 1,8 milioni di studenti e quasi di 44.000 insegnanti. Che significato ha tutto ciò? La risposta di Calabresi e De Bortoli

Credo che il risultato di un'operazione di questo raggio si possa misurare solo nel lungo termine. Vedremo in futuro quale sarà la propensione alla lettura dei giornali delle nuove generazioni, è ancora troppo presto. [...] Non conosciamo, dunque, il punto di arrivo dei nostri sforzi ma sono certo che si rivelerà strategica l'idea di creare una familiarità tra gli studenti e la lettura tradizionale, e per tradizionale intendo la lettura su carta. Da una parte trovo che sia importante anche solo il gesto fisico. Toccare, sfogliare un quotidiano. Dall'altra è fondamentale la capacità degli insegnanti nel guidare i giovani alla lettura del giornale secondo un percorso che si affianchi all'attività didattica.
Mario Calabresi (Direttore de La Stampa)


Dobbiamo constatare innanzitutto il grande successo dell'iniziativa, che premia la costanza degli organizzatori, ma risponde anche a una domanda reale che viene dal mondo della scuola. Cosa è accaduto nella società italiana in questi anni? È accaduto che alla scuola sono state demandate responsabilità e compiti che prima appartenevano alla famiglia, e nello stesso tempo però i formatori, gli insegnanti e coloro che
hanno la grande responsabilità di formare le generazioni future hanno via via perduto considerazione e stima da parte della società. Si è verificato, dunque, un paradosso: la società è cambiata attribuendo alla scuola maggiore responsabilità nella formazione delle nuove leve, e nello stesso tempo la stessa società ha spinto in basso nella scala della considerazione pubblica gli insegnanti. Questa, se vogliamo, è una sconfitta, forse la più grande sconfitta di questi anni. [...].
Allora, è vero che l'Osservatorio Permanente Giovani-Editori è nato con lo scopo di incoraggiare la lettura nelle giovani generazioni (in controtendenza con quanto sta avvenendo con l'affermarsi delle tecnologie), ma è pur vero - e credo che questo sia il tratto significativo dell'esperienza decennale dell'Osservatorio - che comunque abbiamo costruito un ponte tra società e mondo della scuola, e in particolare tra la classe dirigente del Paese e gli insegnanti più avveduti.
Ferruccio De Bortoli (Direttore del Corriere della Sera)



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