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venerdì, 08 Aprile 2011 L'impiego didattico e formativo del quotidiano a scuola: l'opinione di Scurati

Mentre il giornale tradizionale sembra essere sempre più distante dal mondo dei giovani, il mondo dei media non cartacei ha dato luogo a modificazioni e strumentazioni che hanno allargato in breve tempo le loro modalità di esperienza e le possibilità di espressione. C'è spazio per una mediazione? Risponde il pedagogista.

Per l'impiego didattico e formativo del quotidiano nella scuola si profilano due indirizzi alternativi tra loro: un utilizzo simile a quello del libro (integrare ed aggiornare i testi, presentare numeri speciali, inchieste, reportage, e così via) oppure un trattamento da medium.Ma se nel primo caso non si riscontrano particolari elementi di novità rispetto alla tradizione, nel secondo, invece, è utile produrre qualche spunto di riflessione.

Il mondo dei media non cartacei, infatti, appare estremamente mobile ed ha dato luogo, in brevissimo tempo, a modificazioni e strumentazioni che hanno allargato continuamente le modalità di esperienza e le possibilità di espressione.
È doveroso, di conseguenza, sottolineare come, in virtù del potenziale di diffusione, d'impiego e di incidenza formativa dei nuovi media (telefonia digitale e cellulare, TV interattiva, Internet, chat line, Web 2.0, blog, instant messaging, Facebook, You Tube, Podcast, Wikipedia, Twitter), il giornale abbia perso posizioni e risulti distante dal mondo dei giovani, attratti dalle novità della rete.

C'è spazio per una mediazione?

La struttura dell'intervento educativo praticabile nella scuola comprende una sequenza basilare - suscitare problemi -----> sviluppare analisi -----> fornire informazioni e strumenti -----> aiutare a riflettere -----> sviluppare piani di azione, dove il quotidiano può essere presente sia come medium esso stesso da conoscere ed indagare, sia come medium la cui lettura consente di realizzare un bilanciamento ed un correttivo delle derive di apprendimento cognitivo ‘edonistico' tipiche degli altri media.

David Buckingham, infine, non si ritrae dal dire che, in fatto di media education, « [...] L'immagine dell'utente ideale è quella di colui che ricerca le informazioni in maniera efficace e responsabile, un'immagine che contrasta largamente con quello che i giovani fanno con le tecnologie, e cioè accedere a contenuti di intrattenimento, chattare con gli amici, giocare con i videogame o ancora scaricare musica, film e programmi tv».
È un'ottima sintesi generale. Aggiungiamo soltanto una breve battuta riferita al nostro tema: l'importante è che il quotidiano stesso non ceda all'emotivismo sensazionalistico fine a se stesso ma si ricordi di condurre il lettore sui sentieri del pensiero e magari anche sulle rive della contemplazione. Un po' di ‘giansenismo', alla fin fine, non fa poi così male.

Cesare Scurati, pedagogista



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