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venerdì, 13 Maggio 2011 De Bortoli: "Manca ricambio generazionale. Mi stupisco che i giovani non si ribellino"

L'intervento del Direttore del Corriere della Sera al Convegno Crescere tra le righe ha posto l'attenzione sui giovani troppo poco attivi per ribellarsi ad un sistema che tende ad emarginarli.

L'ospite per approfondire il primo tema del Convegno Crescere tra le righe (13-14 Maggio 2011), vale a dire "Giovani e Informazione, che novità ci sono?", è Ferruccio De Bortoli, il direttore del Corriere della Sera. Riportiamo uno stralcio del suo discorso, frutto anche dell'intervento della giovane platea di studenti.

"È un problema che non ci sia un cambio generazionale, anche nel giornalismo. Non c'è mobilità tra le classi sociali. Mi stupisco che i giovani non si ribellino, vengono trattati da ospiti indesiderati, vissuti più come un problema che come risorsa e confinati nella notte.

Ma basta guardare l'età media di chi in altri paesi (come l'Egitto e la Tunisia) grazie al web ha scatenato rivolte per la democrazia: la maggior parte sono ventenni. Che hanno studiato, partecipato attivamente ai dialoghi tra colleghi, che non si sono abbattuti per i "no" agli sbocchi lavorativi. Da noi però l'età media cresce, e se non c'è ricambio manca la circolazione delle idee e di conseguenza la voglia di ricostruire".

"Qualche paese ha agevolato i giovani abbassando le tasse. Qualche idea era uscita anche in merito all'abolizione del contratto a tempo indeterminato, ma solo "tempo determinato" che, con l'aumentare del tempo, aumenta le garanzie. Oppure porre un limite d'età oltre il quale vietare l'acceso a certe cariche. "Credo che il tema fondamentale sia l'egoismo in cui si vive: il sistema pensionistico ne è un esempio, da cui scaturisce un nomadismo professionale che mette a repentaglio la trasmissione di valori verso le generazioni future. Una rottura sociale preoccupante.

Tra i ragazzi cresce un senso di ingiustizia. Lo stesso forse da cui è nato il "68". Ma allora c'erano tanti giovani, oggi sono la metà. In un decennio i 18enni sono diminuiti di un milione. Sono dati che fanno riflettere. Sognano meno, hanno meno ambizioni per il futuro di una vita piena di risentimenti.

La Scuola purtroppo non è mai stata al primo posto dell'Agenda, se lo è stata era solo per interessi precisi. Questo perché chi dovrebbe non si preoccupa del futuro, ma solo del loro modesto presente, non per il Paese. Ci vorrebbe più rispetto, il ruolo degli educatori dovrebbe essere al centro della stima della collettività. Altrimenti c'è e ci sarà una regressione. Sono stati però scaricati sulla Scuola compiti che prima non aveva per l'assenza della famiglia. Non si può pretendere quindi che si risolvano problemi che la società non cura".



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