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venerdì, 13 Maggio 2011 Il Ministro Frattini: ??Anch'io uso Facebook. Ragazzi, approfondite le notizie?

L'intervento del ministro degli Esteri, che conferma l'importanza dei Social network

Borgo La Bagnaia (Siena) - È stato ospite della settima edizione di “Crescere tra le righe” Franco Frattini, Ministro degli Esteri. Un’analisi a tutto tondo dei social network, dell’importanza di approfondire l’apparenza, sul mondo delle notizie, sulla guerra in Libia. “Uso personalmente Facebook, ho moltissimi amici personali e pubblici ed ho iniziato a scrivere su Twitter per mandare messaggi rapidi su fatti che mi colpiscono: da momenti tragici come il rapimento di un italiano a quelli che ci inorgogliscono nel mondo come i tanti esempi di solidarietà. Ho anche dedicato una parte del mio blog personale al mio lavoro personale. È stata mia figlia, che ha 20 anni, ad avermi insegnato l’utilizzo dei social network.”

“Da Ministro degli Esteri mi sono abituato a guardare un mondo che non può avere confini. I new media sono, e possono essere, uno strumento di lavoro, non solo uno strumento personale. Hanno una funzione molto importante anche nella Politica Estera, ma occorre discernere dalle informazioni che ci vengono ‘lanciate addosso’ senza la riflessione che, al contrario, contraddistingue i giornali. Con questi nuovi mezzi di comunicazione il fatto ci arriva in tempo reale, ma dobbiamo analizzare le informazioni che riceviamo con la capacità di non fermarci a ciò che ci viene raccontato. La notizia deve essere valutata e confermata. C’è il rischio dell’inaffidabilità dell’informazione”.

“L’uso dei new media è sotto gli occhi di tutti, ne sono un esempio le proteste della ‘Primavera araba’: ragazzi in piazza con orgoglio a manifestare contro i regimi, chiedendo di parlare e di ottenere la libertà. I new media un grande strumento ma c’è il dovere di guardare dentro e oltre la notizia deve essere perentorio per resistere a possibili tentativi di disinformazione come ad esempio il clamoroso falso delle foto della Morte di Bin Laden. La scelta di non pubblicare le foto dipende dal messaggio che si vuol lanciare che potrebbe indicare la voglia di continuare a lottare contro l’estremismo islamico e allo stesso tempo di non contribuire a fomentare le cellule terroriste, oppure ancora un modo per proteggere l’incolumità dei Navy Seals e delle loro famiglie, ma queste sono supposizioni che faccio al di fuori della carica che rivesto. A me, comunque, non piace mostrare la morte”.

Le notizie devono sempre essere valutate e devono essere comunicate chiaramente, è questa la lezione che il Ministro ha voluto comunicare ai giovani studenti presenti al convegno ‘Crescere tra le Righe’. “La guerra in Libia - ha chiosato il ministro - non deve finire con la divisione in due non deve finire con il messaggio al mondo che la società tribale libica è irrecuperabile poichè non c’è società in cui il vento di libertà non possa entrare. Deve finire come gli uomini e le donne che stanno lottando e che hanno perso la vita per ottenere la libertà dal regime di Gheddafi. Non sappiamo dove sia Gheddafi, non sappiamo se sia in Libia o no, così come non sappiamo se sia ferito o no. Abbiamo molte immagini e video di propaganda, ma non possiamo credere alla loro autenticità e attualità senza le opportune verifiche. Gli scontri in Libia devono finire con una tregua e un governo provvisorio senza la famiglia Gheddafi, ma fatto dai libici. Voci chiare all’interno del regime stanno raccontando la vicinanza del collasso del Regime e tra poche settimane il procuratore della Corte internazionale di Giustizia emetterà tre ordini di arresto, forse anche nei confronti di Gheddafi”.



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