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martedì, 02 Agosto 2011 Giocando s'impara, in vacanza di più

Come trasformare i compiti delle vacanze da incubo a svago: le guide per genitori e figli.

di MIRELLA SERRI

(da “La stampa” martedì 2 agosto 2011)

Il congiuntivo? Troppo complicato. Che dire dell’elisione? Bestia rara. Il cacofonico «a me-mi», invece, va per la maggiore. I nostri ragazzi, dalle elementari alle superiori, sembrano masticare poco di grammatica, di tempi verbali ma anche di algebra e trigonometria. Così, quando si annuncia l’estate, ecco il prof che assegna i compiti per le vacanze: scrivi 10 volte «se io venissi», calcola l’area della piramide, ripassa il futuro anteriore, informati sull’autunno del Medioevo.

Il tempo delle ore dello svago e dei bagni tonificanti è considerato anche quello delle iniezioni ricostituenti per tutte le materie: e quindi pagine di fogli protocollo con nozioni di chimica, filosofia e geografia che riempiono roulotte e tende, volano sull’arenile, occupano camere d’hotel e case di campagna. Arriva dunque l’incubo per quei momenti (di genitori e figli) che dovrebbero essere i più rilassanti. Come evitare questo stress? Quali accorgimenti seguire?

Ad aiutarci a superare il tormento, sono in arrivo le guide dirette tanto agli insegnanti quanto a genitori e figli, come il bel manuale di Adriano Colombo, «A me mi. Dubbi, errori, correzioni nell’italiano scritto» (Franco Angeli editore), e la ricerca «E’ l’ora dei compiti!» (Urra editore), di Nadia Damilano Bo e Paola Menzolini, che polemizza con le scelte di docenti che costringono i nostri ragazzi a prolungate immersioni nei libri di scuola anche nella stagione bollente. Perché a detta degli esperti il problema è questo. E’ infatti sbagliato, avverte Colombo e concordano anchele due ricercatrici, il presupposto da cui si parte: ovvero che durante i mesi calienti ci si debba comportare come se si fosse ancora sui banchi di scuola. Quasi per non tagliare mai, neppure provvisoriamente, il cordone che lega gli allievi all’istituzione.

Vale infatti per tutte le materie l’esempio dell’italiano. A volte insegnato come lingua né parlata né letteraria, un italiano che Colombo definisce «scolastico», in cui si preferisce «viso» a «faccia», «recarsi» ad «andare», «eseguire» invece di «fare» e così via. «Una lingua da cui sono bandite le frasi idiomatiche, anche quando sarebbero correnti in qualsiasi articolo di giornale», dice Colombo. Di cui ci si può invece riappropriare sull’aia di un casale o su un prato: le settimane della libertà estiva devono essere proprio quelle in cui i nostri figli si liberano da tanti orpelli e si sentono liberi di sperimentare.

E anche il compito assegnato può diventare momento di svago. Basta usare alcuni accorgimenti, come l’esercizio della «scrittura creativa», che vuol dire storie inventate, canzoncine e filastrocche con le quali si possono rinfrescare grammatica e tabelline. Per gli allievi delle medie, invece, può diventare un passatempo non sgradito il diario o la scrittura di un racconto personale. Visitare un sito storico è poi meglio di tante pagine distrattamente compulsate. Le passeggiate nel bosco, se opportunamente stimolate, incentivano la curiosità per la botanica mentre si fa raccolta di pietre e foglie. Una giornata di pioggia può, invece, essere utilizzata per fare semplici esperimenti di fisica o chimica oppure per costruire in casa il metro, l’ettometro e il decametro e imparare i sistemi di misura. Mentre calcolare l’altezza di un albero o di una roccia sviluppa l’abilità matematica. Chi già è proiettato verso la maturità può, anche sotto il solleone, essere invogliato a cimentarsi con l’esercizio della «scrittura funzionale», cioè con schede e appunti di studio su un viaggio appena compiuto oppure con un proprio articolo-commento a un quadro, a un monumento o a una città appena visitata che gli rimarrà di certo più impresso di tanti ripassi.

La presenza di papà e mamma è consigliata anche per gli adolescenti? Nel tempo delle vacanze meglio essere a fianco dei più giovani,che non abbiano l’idea di venire abbandonati nella corvée. Una presenza fondamentale per sollecitare a giochi di parole e mappe concettuali. Infine compiti e esercizi devono essere sempre brevi, anzi brevissimi: lo raccomandano tutti gli studiosi. Bontà loro. Così l’assillo che oscura i cieli sereni delle nostre tormentate vacanze non sarà più tale.



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