imagihttps://osservatorionline.it/media///2019/03/giornale-sicilia.png

mercoledì, 08 Maggio 2013 Diceva di noi: Andreotti racconta il convegno "Crescere tra le righe" del 2002

Ecco un articolo scritto da Andreotti e pubblicato su "30 giorni nella Chiesa e nel mondo", mensile internazionale da lui diretto

Giulio Andreotti scriveva questo resoconto sul convegno "Crescere tra le righe" del 2002 su "30 giorni nella Chiesa e nel mondo", mensile internazionale da lui diretto. 

"Quando Andrea Ceccherini mi parlò dell’Osservatorio permanente Giovani-Editori mi sembrò un’idea senza dubbio interessante, ma di difficile realizzabilità. Dopo due anni di attività e in scala piuttosto consistente è stato invece possibile avere un primo consuntivo – elaborato con efficacia da Eurisko –, ad analizzare il quale sono convenuti per due giorni, nel suggestivo scenario della campagna senese, insegnanti, editori, direttori, politici (compresi alcuni attualmente al governo) insieme ad una folta rappresentanza dei ragazzi-lettori.

Cesare Romiti ha chiarito subito che non si è trattato di una iniziativa per vendere più giornali, ma nulla di riprovevole c’è nel cercare di frenare una diminuzione dalla quale sembra siano affrancati solo i giornali di ambito regionale o subregionale nei quali la cronaca per così dire spicciola – compresi i necrologi, come ha acutamente osservato a Bagnaia (Siena) Vittorio Feltri – ha spazi e articolazioni impossibili per i fogli “nazionali”.

Ed è proprio sulla funzione informativa della stampa che non potevano non venire conseguenze rilevantissime per le novità nei mezzi di comunicazione. Se seguo la mia esperienza personale, parto dagli anni giovanili quando a Roma avevamo due quotidiani del mattino, uno a mezzogiorno e due nel pomeriggio. Dirò di più: la distribuzione veniva fatta anche a mezzo di venditori strilloni, che invogliavano, urlando, a conoscere le novità, sia interne che internazionali. Ad un certo momento la cronaca nera scomparve, forse perché sembrava disdicevole all’austerità del regime far sapere che vi fossero tanti… “fuori strada”. La concorrenza della radio fu lenta, anche perché per qualche tempo vi erano gli apparecchi a cuffia e i notiziari quasi non esistevano. Salto tutte le tappe intermedie. Oggi abbiamo minuto per minuto gli aggiornamenti radiotelevisivi, mentre attraverso internet ed altri collegamenti elettronici arriviamo a conoscere gli eventi quasi prima che avvengano. Senza dire che anche il quotidiano più organizzato con ribattute alle quattro del mattino può essere del tutto spiazzato per fatti delle ore immediatamente successive di cui potrà occuparsi con un giorno di ritardo. Anche per gli abbonati la distribuzione della posta non avviene certamente all’alba; e l’immagine americana della bottiglia del latte e del giornale che trovate al di fuori della porta di casa appena svegliati è del tutto anacronistica. Anche la moltiplicazione delle automobili e dei motorini ha sottratto molti lettori al quotidiano, acquistato uscendo di casa per andare al lavoro in tram o in autobus.
Qualche anno fa, per parlare di questo tema, fu ospite in Senato Umberto Eco che, come rimedio, suggeriva la trasformazione tecnica dei quotidiani in modello settimanale, cioè con molti servizi, corrispondenze, fotografie: rinunciando alla funzione di darvi le ultime notizie. Tanto più che non sembra lontana l’introduzione di telefonini cellulari con il video e con il sonoro che potranno informarci in tempo reale.
La lettura in classe del giornale si è dimostrata un esperimento utile, superandosi anche il timore che gli insegnanti-coordinatori dessero una caratura rilevante di politicizzazione. Rilevante anche la comparazione tra il primo e il secondo anno di attuazione della novità. Non vi sono cambiamenti importanti. Tuttavia alla maggioranza dei ragazzi il quotidiano piace così come è. Soltanto le alunne sembra gradiscano argomenti più stuzzicanti la loro curiosità femminile, con argomenti frivoli e rubriche di lettere. Per i maschi invece sarebbe gradito uno spazio maggiore dato alle cronache sportive, anche degli sport poveri o minori, come dir si voglia. In via generale il giornale è considerato insostituibile per gli annunci relativi alle sale cinematografiche e comunque molto utile per altre informazioni: sul traffico, sulle liquidazioni nei negozi, su avvenimenti cittadini di rilievo.
Un tema delicato riguarda il prezzo di vendita. In rapporto alla cosiddetta “paghetta” di cui dispongono, i più ritengono troppo alto il prezzo. Moltissimi vorrebbero che fosse diminuito, ma non manca chi aspira alla gratuità. C’è stato persino chi ha proposto un prezzo ridotto per i giovani, come avviene per gli ultrasessantacinquenni nei musei; ma praticamente non sarebbe possibile ed è inutile parlarne. Sentendo un giovanetto che lo auspicava ho rammentato l’espediente che escogitavamo per non… superare i quattordici anni, mantenendo l’ingresso ai popolari dello stadio a due lire invece di quattro. Una bugia innocente alla quale i sorveglianti fingevano di credere. Anche perché a prezzo pieno gran parte di noi non avrebbe avuto modo di andarci.
Un altro punto controverso ha riguardato la trasformazione da esperimento volontario in materia d’obbligo. In prevalenza vi è contrarietà alla… burocratizzazione. Si è, al riguardo, notata da più di uno degli intervenuti la inefficacia della cosiddetta educazione civica. Meglio è comunque fare un terzo anno di sperimentazione e riprendere dopo il discorso.
Sinteticamente (secondo il rapporto scritto) il “quotidiano del futuro” come lo vedono i giovani: riserva ampi spazi ai problemi e alle inchieste a loro riservate (72% “molto+abbastanza d’accordo”), dedicando loro anche una rubrica (58%); utilizza un linguaggio corretto ma non troppo colto, rifuggendo dagli stereotipi e avvicinandosi alla lingua parlata, per essere più brioso e meno noioso (66%); riduce lo spazio (in termini di “pagine”) dedicato alla politica; presenta una grafica rinnovata, arricchita da foto a colori (59%) e più allegra (55%); regala oggetti a chi lo acquista (57%).
Personalmente l’auspicio che si dia meno spazio alla politica mi rattrista. Anche perché ricordo il perfido monito: «Qui non si fa politica, qui si lavora». Ma allora la politica era in usurpato appalto al monopolio non elettivo."



news del giorno: pensieri quotidiani dall'Osservatorio

pag. 1   2   3   4   5   6