imagihttps://osservatorionline.it/media///2019/03/giornale-sicilia.png

martedì, 21 Maggio 2013 "Cari giornalisti togliete la polvere al più presto", l'intervista di Andrea Ceccherini su La Stampa

A tre giorni dall'ottava edizione di "Crescere tra le righe", si parla della situazione dell'editoria italiana e del convegno

Ecco l'intervista di Alain Elkann ad Andrea Ceccherini apparsa su La Stampa, a tre giorni dal convegno "Crescere tra le righe".

«Crescere tra le righe: giovani editori e istituzioni a confronto»: l’evento è giunto all’ottava edizione e si terrà il 24 e 25 maggio a Bagnaia, provincia di Siena. L’organizzatore, il fondatore, il deus ex machina è Andrea Ceccherini.  


Di che cosa si discuterà quest’anno? Della crisi dei giornali?  

«Di come salvaguardare il giornalismo di qualità nel momento in cui le aziende editoriali hanno meno profitti. Come salvaguardare significa chiedersi come può restare indipendente un giornale di qualità quando le aziende rischiano di perdere indipendenza economica». 

Quest’anno avrete ospiti come sempre illustri ma spiccano - oltre ai direttori dei giornali italiani, a banchieri e editori - la nuova direttrice del «New York Times» Jill Abramson, il direttore del «Wall Street Journal» e altri, ma i giornali anglosassoni vanno molto meglio dei nostri?  

«Sono giornali che hanno reagito e stanno reagendo alla crisi del modello editoriale. Jill Abramson del New York Times e Gerard Baker del Wall Street Journal sono due leader che hanno giocato più all’attacco e meno in difesa e li abbiamo invitati affinché gli editori italiani possano vedere strategie comparabili per identificare anche nel mondo digitale il modello di business di cui sono alla ricerca. Quei giornali cercano soluzioni che possano rendere profittevole anche l’informazione digitale». 

 Oggi l’informazione cartacea è diventata subalterna a quella digitale?  

«No, non credo. Penso sia complementare. L’informazione cartacea risponderà sempre di più al bisogno di capire che di sapere. Un buon quotidiano sarà sempre più interprete che testimone».  

I giovani, a cui l’incontro di Bagnaia si rivolge, leggono il cartaceo?  

«I giovani si sentono a casa nel mondo digitale. Lì passano la loro vita e amano vedere le notizie scorrere in tempo reale. Ma grazie al nostro progetto di quotidiano in classe i giovani riconoscono al giornale di carta il fatto di sapere andare a fondo, approfondire». 

Il giornale di carta lo leggono sul pc?  

«Sul computer, sullo smartphone, sul tablet. Non c’è dubbio però che riconoscono al cartaceo anche una capacità di valutare determinati commenti e opinioni. Il giornale di carta serve per interpretare, ma certamente il digitale è il loro compagno più assiduo». 

Nel nostro Paese, secondo lei, ci sono troppi i giornali?  

«Troppo pochi, perché il Paese è più libero più voci vi sono. Il mercato è più severo e vi è spazio solo per giornali di altissima qualità o assolutamente locali. Il giornale convenzionale ha vita sempre più difficile». 

Dopo otto anni Bagnaia a che punto è e che cosa propone?  

«Si propone di dare la carica al mondo dell’editoria italiana per chiudere la stagione del piangersi addosso e per rimboccarsi le maniche».  

Anche il giornalismo e i giornalisti devono cambiare secondo lei?  

«Bisogna togliere la polvere, non so se mi spiego. Un grande editore internazionale come Murdoch rispondendo alla mia domanda “quando decide di cambiare direttore?” disse: “Quando mi rendo conto che il direttore ha perso la voglia di cambiare il giornale che dirige e quando la difesa delle abitudini supera la disponibilità a metterle in discussione”. Ci vuole più coraggio. Ma in Europa, a parte la Gran Bretagna, i giornali italiani ed europei in generale hanno un mercato limitato anche per via della lingua. Bisogna essere realisti. La lingua è una barriera e, avendo un pubblico limitato, i giornali andrebbero fatti a maggior ragione ancora meglio». 

Comprare un quotidiano in un periodo di crisi è un lusso per pochi?  

«Spero sia una necessità che molti sentano. I giornali devono essere cambiati, ci vuole una vera e propria rifondazione di come fare giornalismo. Di quali sono i veri bisogni informativi della gente. Finché vi sarà un giornalismo di maniera o di abitudine continuerà la crisi. Ci vogliono visione e coraggio, vanno trovati degli editori animati». 

Ma lei consiglierebbe a un giovane di fare ancora il giornalista?  

«Consiglierei di seguire la propria passione, non lasciarsi sfuggire i propri sogni. Certo, bisogna mettere l’anima, stringere i denti, non è facile, ma non bisogna lasciare che nessuno strappi a un giovane i suoi sogni». 

Quanti verranno a Bagnaia?  

«Gli studenti sono 251, dalle scuole superiori e in rappresentanza degli oltre 2 milioni che hanno partecipato». 

Invece tra giornalisti ed editori?  

«Saranno 249. È un confronto tra il mondo giovanile e il mondo editoriale, non ci sarà uno degli ospiti che non si sottoporrà al fuoco di domande dei giovani. E ai giovani faccio un appello: non perdete l’occasione di interrogare il leader che troverete davanti a voi, non abbiate paura di porre domande, siate curiosi e irriverenti. E mi raccomando, più visione, più coraggio; bisogna togliere la polvere il più presto possibile perché forse non vi sarà poi più tempo per farlo». 



news del giorno: pensieri quotidiani dall'Osservatorio

pag. 1   2   3   4   5   6