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mercoledì, 05 Giugno 2013 "Non regaliamo agli altri i sacrifici di Samuele"

Un altro memorandum di Roberto Napoletano sui giovani, la scuola, il futuro

Un altro memorandum di Roberto Napoletano su Il Sole 24 Ore su giovani, scuola e futuro. 

Sono le dodici di venerdì e sto uscendo dalla sede della Banca d’Italia, in via Nazionale a Roma, dopo avere ascoltato le Considerazioni finali del Governatore, Ignazio Visco. Mi è rimasta impressa una frase: «Le riforme non possono essere chieste sempre a chi è altro da noi; tutti dobbiamo impegnarci: imprese, lavoratori, banche, istituzioni...». Incontro Francesco Merloni e facciamo due chiacchiere. Chiedo: «Che cosa rispondi al Governatore che ha detto che le imprese devono innovare e investire di più?». «Che la relazione è molto bella, per quanto ci riguarda siamo all’89% di fatturato all’estero, si può sempre fare di più ma mi sembra che abbiamo innovato parecchio, e ti dico un’altra cosa: guarda che i nostri prodotti sono apprezzati sui mercati internazionali ma non sono i soli, è il marchio Italia con il suo design che tira, dietro i colori della nostra bandiera ci sono investimenti e un prodotto di qualità. Dai retta a me il problema noi ce lo abbiamo in casa, non possiamo continuare a fare scappare i migliori». Mi raggiunge un amico accademico, l’ultima volta mi aveva parlato di un paio di giovani che avevano fatto gli studi universitari a Bologna conclusi con il massimo dei voti ma senza sbocchi lavorativi. Mi dice: «Voglio darti una buona notizia, hanno avuto entrambi un contratto importante come ricercatori a Cambridge». Si prende una pausa, laconico il commento: «Sono contento per loro, meno per l’Italia».

Entro in macchina, ancora sovrappensiero, e mi viene in mente Samuele, un ragazzo di San Carlo, Alta Valtellina, 1500 metri di altitudine, che per frequentare l’Istituto tecnico per geometri "Balilla Pinchetti" di Tirano, si è fatto ogni giorno una levataccia alle 5 e 40, colazione e pullman della Perego per cinque anni consecutivi senza mai arrivare in ritardo nonostante bufere di neve, freddo a meno venti, gelate. Conosco la storia di Samuele perché me l’ha raccontata il suo professore di lettere: «Risultati di eccellenza nelle discipline umanistiche, notevole perspicacia e padronanza nelle discipline tecniche che lo hanno portato a diplomarsi con 100/100. Nel 2012 si è laureato a Milano in ingegneria dell’edilizia, attualmente segue il corso di ingegneria dei sistemi edilizi». La lettera del professore si conclude con poche parole molto impegnative: «Samuele merita un futuro». Dobbiamo fare di più tutti, il professore ha ragione, perché i sacrifici di Samuele sembrano appartenere a un’altra stagione e, invece, sono dei nostri giorni e ci impongono di consentirgli di costruire il suo futuro in Italia. Per lui, ma soprattutto per noi.



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