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sabato, 14 Settembre 2013 Scuola: noia e abbandono

Uno studente su cinque abbandona la scuola alle superiori, ma, secondo uno studio inglese, bisogna tener conto anche dello scarso interesse di chi resta

In Italia si parla di “dispersione scolastica”, un fenomeno, sembrerebbe, tutt’altro che debellato, mentre nei paesi anglosassoni si parla di “early school leavers” per indentificare quei ragazzi che abbandonano gli studi e che non entrano nemmeno nel mondo del lavoro. Il ritiro dagli studi è un tema molto importante delle politiche sulla scuola in Europa:  in  l'Italia, secondo dati che risalgono al 2012, la dispersione si attesta intorno al 17,6% contro una media Ue del 12,8% (quasi un alunno su cinque, tra le medie e le superiori, abbandona la scuola.

Uno studio portato avanti dal pedagogista britannico Ken Robinson evidenzia come debba destare altrettanta preoccupazione il disinteresse, per le materie di studio e per le parole dell’insegnate, di molti studenti che riescono invece a portare a termine i propri studi. Il Dott. Robinson sostiene che molti studenti a scuola non si divertono, si annoiano e non traggono alcun beneficio dallo studio. Seguendo l’iter scolastico di uno studente, dall’asilo alle medie superiori, dimostra che il venir meno della creatività può in qualche modo influire sul percorso di studio e di vita dello studente: all’asilo si disegna e si colora, si da quindi libero sfogo alla creatività e il bambino è sempre, o quasi sempre, felice e ricettivo, passando alle elementari, alle medie e via dicendo la creatività diventa secondaria perché lascia il posto alle regole, si salava, forse, solo chi si iscrive ad un liceo artistico. Mettere in relazione la creatività con il minor impegno o con i primi anni di scuola è, sempre secondo il Dott. Ken Robinson, sbagliato e per dimostrare la sua tesi enumera una serie di errori che vengono compiuti dal sistema scolastico che tende a standardizzare gli studenti, senza considerare la diversa natura del singolo.

Il Dott. Robinson invita a pensare allo studente sempre come ad un bambino che ha ancora da riempire fogli colorati.. ma sarà davvero così?

Fonte ilcorriere.it



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