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mercoledì, 08 Gennaio 2014 Università: 4 diplomati su 10 non si iscrivono

Un ultimo rapporto dell’Istat evidenzia un calo degli iscritti, in 10 anni si è passati dal 73% al 58%

Dopo il diploma solo 6 studenti su 10 si iscrivono all’università. Lo rivela l’ultimo rapporto sulla coesione sociale dell’Istat che ha messo a confronto gli anni precedenti alla riforma dei cicli accademici (avviata nel corso dell’A.A.2003/2004) con la situazione attuale. Secondo questi dati la riforma stessa potrebbe aver scoraggiato le iscrizioni dal momento che fino a 10 anni il 73% dei diplomanti sceglieva di proseguire gli studi e che dall’A.A.2011/2012 si è scesi al 58%. Va considerato che spesso la scelta di abbandonare gli studi è precedente al diploma stesso (nel 2012 758 mila giovani tra i 18 e i 24 anni hanno deciso di abbandonare la scuola).

Secondo Andrea Cammelli di Almalaurea bisognerebbe prendere in considerazione dei dati ancora più in ribasso rispetto a quelli dichiarati dal rapporto Istat. La riforma ha interferito o meno? Cammelli spiega che “C’è stata una spiacevole coincidenza. Nel 2007 si è verificata la crisi economica, e l’accesso agli studi secondari superiori, che aveva visto una parte di popolazione rilevante provenire da famiglie modeste, si è ridotta, perché quelle famiglie non riescono a mantenere i propri figli a scuola”.

L’università resta comunque un importante punto di riferimento per la ricerca del lavoro: sette studenti su dieci laureatesi nel 2007, con una laurea di primo livello, risultavano occupati quattro anni dopo (nel 2011);  gli studenti sono diventati otto (su dieci) per la laurea specialistica. Permangono delle difficoltà per chi vive nel Mezzogiorno e per le donne, indipendentemente dal tipo di laurea. Il Sud presenta i dati più negativi del rapporto: fra i ragazzi che, dopo la licenza media, non stanno seguendo alcun corso di formazione (il 37,8% in tutta Italia), nel Mezzogiorno quasi la metà non sta neanche cercando attivamente un lavoro (49,1%). “E’ vero che negli ultimi dieci anni si è ridotta molto la capacità della laurea di procurare un lavoro – conclude Cammelli - ma resta comunque molto superiore rispetto al diploma. Il problema è che noi scontiamo un ritardo generale: il 37% dei manager non ha superato il livello della scuola dell’obbligo,in Germania il 70% ha la laurea. Anche uno studio della Bankitalia ha messo in evidenza che il manager laureato rispetto a quello che non lo è assume tre volte laureati invece di diplomati. Dobbiamo crescere».

Fonte ilcorriere.it



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