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mercoledì, 19 Marzo 2014 Il falso mito della laurea “breve”: i dati dell’ultima ricerca

Solo uno studente su tre si laurea entro i cinque anni, gli altri impiegano molto più tempo

Secondo la riforma Berlinguer per “conquistare” la cosiddetta laurea breve sono necessari tre anni, ma la realtà è un po’ diversa perché la media è molto più alta: ci vogliono all’incirca cinque anni. Cinque anni sono solo una media; uno studente su tre rispetta i tempi mentre gli altri due terzi impiega anche sei/sette anni per conseguire la laurea breve, una laurea che, tra l’altro, per competenze acquisite, non è assolutamente paragonabile alle lauree del vecchio ordinamento, pre-riforma Berlinguer. Questi dati sono stati rivelati dal recente rapporto sullo stato del sistema universitario e della ricerca presentato a Roma dall’Anvur, l’ente di valutazione degli atenei italiani.

Secondo la stessa ricerca tre studenti su dieci buttano via il primo anno: il 15% delle matricole rinuncia del tutto a proseguire mentre l’altro 15% si accorge di aver scelto la facoltà sbagliata e si iscrive a un altro corso universitario. Il dato è piuttosto allarmante e sottolinea le difficoltà del passaggio scuola-università. Decisamente positivi i dati delle lauree a ciclo unico ad accesso programmato, in particolare Medicina: il tasso di abbandono è molto basso (meno del 9%) come anche il tempo di permanenza (una media di 7 anni e 4 mesi per una laurea che prevede 6 anni di durata). La percentuale di fuoricorso si aggira intorno al 33,4% (contro il 42% delle lauree triennali). Questi dati positivi possono essere considerati come un dato a favore del numero chiuso, inteso non come uno strumento crudele di selezione ma come un modo per aiutare i ragazzi nella scelta dell’università e della futura professione: se uno studente studia duramente per il test, quanto tra l’altro è ancora a scuola, è probabile che la sua motivazione sia molto forte e che quindi difficilmente abbandonerà quel percorso universitario.

Appare inevitabile la differenziazione del sistema universitario tra Nord e Centro-Sud: nelle università del Nord sono decisamente meno gli abbandoni dopo il primo anno (12,6% contro il 17,5% del Sud) e solitamente anche il tempo di percorrenza è inferiore (una laurea triennale può essere conseguita anche in quattro anni e mezzo).

Infine, un altro dato, non irrilevante, riguarda la prosecuzione degli studi dopo il conseguimento della laurea triennale. Uno studente su due (quasi il 55%) decide di proseguire e di iscriversi alla laurea magistrale ma il dato è un po’ oscillante perché il corso di laurea può influire sul risultato finale: per le facoltà come nel Matematica e Fisica il tasso supera l’80%, il che vuol dire che la laurea magistrale è quasi un obbligo, perché la laurea triennale ha poco valore. Al Sud poi la percentuale è sensibilmente più alta rispetto al Centro e al Nord (60,3% contro 50,9% e 52,5%). Probabilmente la scelta è condizionata più che dalla forte motivazione a proseguire gli studi, dalla mancanza di opportunità di lavoro. In generale, gli iscritti alle lauree specialistiche conseguono la laurea più velocemente (in media ci mettono 2 anni e 8 mesi) e hanno un tasso di successo maggiore.

Fonte corriere.it



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