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giovedì, 26 Giugno 2014 Francia: proposta l’abolizione dei voti

La valutazione deve basarsi su apprendimento e progressi, al bando la cultura dell’umiliazione

Abolire i voti: è stato il Ministro dell'Educazione nazionale, dell'Insegnamento superiore e della Ricerca, Benôit Hamon, ad affrontare recentemente l’argomento e a lanciare una “conferenza nazionale di studiosi sulla valutazione degli alunni” che avrà il compito di esaminare attentamante la questione. I lavori dovranno concludersi entro dicembre e gli studiosi dovranno, entro il tempo indicato, rifererire le cloro conclusioni. In Francia ci parla di “valutazione scolastica” da sempre perché da sempre questa viene molto criticata. Secondo il filosofo conservatore Alain Finkielkraut, la scuola francese non sta svolgendo il suo compito, ovvero fornire un’istruzione vera, ma si sta limitando a formare cittadini felici e a  “coccolare gli infanti”: la causa di tutto questo sarebbe il Sessantotto e l’introduzione nella scuola di un certo “egualitarismo” che ha finito per non valorizzare più i bravi e per rassicurare i più mediocri. I seguaci di questa scuola di pensiero sono assolutamente contrari a rendere il sistema dei voti ancora meno severo.

Si schierano da tutt’altra parte coloro che criticano la rigidità del sistema scolastico francese che nonostante il Sessantotto continua a generare le differenze di classe, a penalizzare i bambini che provengono da famiglie più modeste. È soprattutto questa corrente che è stata presa in considerazione del neo minestro che, tra l’altro, fa riferimento all’ultimo studio triennale Pisa (Programme for International Student Assessment) pubblicato dall’Osce. “L’ultima inchiesta Pisa lo ha dimostrato: i giovani francesi sono quelli che temono di più l’errore e che presentano i tassi più elevati di non risposta alle domande, per paura di sbagliare. È il momento di tornare a riflettere su un nuovo modo di valutare, al servizio dell’apprendimento e dei progressi degli allievi”: sono queste le parole del ministro e ancora “il voto deve essere utilizzato a ragion veduta. È utile, ma se diventa un fattore paralizzante, meglio sostituirlo con altre forme di valutazione”.

Di recente anche un giornalista birtannico, ma trapiantato a parigi, Peter Gumpel, basandosi sulla sua esperienza di padre e di docente ha studiato, e criticato, il sistema scolastico/educativo francese: “perché la Francia è il solo Paese al mondo a scoraggiare i suoi bambini in nome di quel che non sono, invece di infondere loro coraggio in nome di quello che sono?”. Gumpel sostiene che nella scuola francese sia molto in voga la cultura dell’umiliazione e che la frase “sei una frana” sia quella più ricorrente tra insegnanti e compagni di scuola. Vedremo nei prossimi mesi a quale conclusione arriveranno gli studiosi di Hamon e se saranno in grado di trovare frasi nuove e più stimolanti da rivolgere agli studenti!

Fonte corriete.it

 

 



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