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mercoledì, 09 Luglio 2014 L’Italia è tra i peggiori paesi nell’educazione finanziaria

E' questo il verdetto rilasciato dall’ultimo test Pisa, per l'Ocse, sulle competenze dei giovani quindicenni in 18 paesi presi in esame

L’identikit tracciato dall’ultimo test Pisa su quelle che sono le competenze dei giovani quindicenni il mondo soprattutto in materia economico-finanziaria non è certo dei migliori. L’Italia infatti si è piazzata all’ultimo posto tra i paesi esaminati, almeno secondo l’indagine Pisa condotta per accertare il livello di «financial literacy» nel mondo (per l’Italia vi hanno partecipato 7.068 studenti di 1.158 scuole), e penultima (ha fatto peggio di noi sola la Colombia)  di tutti i 18 Paesi che sono stati coinvolti nella ricerca. In cima alla classifica troviamo soprattutto i paesi Asiatici, Shanghai in primis. Il punteggio dell’Italia ha evidenziato una situazione peggiore di quanto si potesse immaginare ma in sua difesa ha così riferito Chiara Monticone dell’Ocse:  va detto che anche i Paesi con punteggi alti hanno ancora molto lavoro da fare in questo senso. A noi premeva soprattutto sottolineare l’importanza di possedere alcune competenze di base già a 15 anni, perché questi sono ragazzi che stanno finendo la scuola dell’obbligo e presto dovranno scegliere se continuare gli studi o andare lavorare con le implicazioni finanziarie che questa decisione comporta”.

Nei paesi presi in esame, in realtà, ci sono  poco esempi di educazione finanziaria a scuola e quando ci sono, sono caratterizzati da un numero esiguo di ore. “Il caso dell’alfabetizzazione finanziaria è un po’ diverso da quello della matematica, delle scienze e dell’italiano. Intanto perché l’insegnamento è stato introdotto solo di recente ed è molto variabile all’interno dei singoli Paesi e poi perché non si impara solo a scuola. In parte è legata anche al contesto familiare, a quanto si parla di soldi in famiglia, eventualmente ai primi lavoretti part-time, ai contatti con prodotti finanziari di base come il bancomat o un conto in banca”. In Italia sono davvero pochi in quindicenni con un conto in banca (44% contro la media dell’Ocse che è del 54%) e questi sono elementi che nel test Pisa conferiscono un maggior punteggio (avere un conto in banca “vale” all’incirca 33 punti in più).

Una buona notizia per i giovani italiani c’è: sei giovani su dieci sono dei risparmiatori e se vogliono acquistare qualcosa che non si possono permettere attendono pazientemente fino a quando non riescono a mettere da parte la somma richiesta. Approfondendo il dato italiano si evince anche che non mancano le disparità tra Nord e Sud (il Nordest è messo meglio, soprattutto il Veneto e il Friuli Venezia-Giulia mentre decisamente peggio, fanalino di coda, la Calabria). Un altro elemento messo in evidenza dallo studio è il gap maschi/femmine: l’Italia risulta infatti l’unico Paese in cui le ragazze vanno peggio dei ragazzi anche nell’educazione finanziaria. La colpa di questo potrebbe essere ancora una volta il contesto socio-culturale: in Italia infatti è più facile che siano i maschi a ricevere la “paghetta” e che per riceverla non debbano neanche impegnarsi più di tanto per ottenerla, al contrario delle ragazze che spesso riescono ad ottenerla solo grazie all’aiuto dato in casa.

Fonte corriere.it



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