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lunedì, 22 Settembre 2014 Parte dal Ministero la “crociata” contro i fuoricorso

E le università con il maggior numero di fuoricorso potrebbero ricevere meno fondi

Al momento si tratta solo di una bozza ma è una bozza che fa “paura” ad alcune università italiane. Non è la prima volta che si parla del caso “fuoricorso” e di quanto questi possano costare al Ministero e alle singole università. All’interno della bozza attualmente al vaglio del Ministro si parla della cosiddetta “quota premiale” che passerebbe dall’attuale 13,5% al 18 %, quota che sarebbe i gran parte assegnata tenendo conto della valutazione Anvur, in relazione alla qualità della ricerca. Perché si parla di “fuoricorso”? perché il numero dei fuoricorso potrebbe far aumentare o diminuire i fondi destinati alle Università, Prova a spiegarlo anche Alberto Campailla, portavoce della rete studentesca Link  «Se i fuoricorso si trasformeranno in un peso, allora gli atenei saranno costretti ad abbassare la qualità della didattica oppure ad aumentare le tasse. Si va fuori corso per motivi diversi, non è cacciandoli dalle aule che si aiuta chi rimane indietro con gli studi, ma con un buon orientamento, tutor preparati e qualche appello in più per chi lavora».  

In passato i criteri sono stati spesso modificati e si era già pensato di basare una parte dei fondi sul numero degli studenti in corso.  Flavio Corradini, rettore dell’Università di Camerino, dice “C’è il rischio che si sia costretti ad abbassare l’asticella della qualità per far quadrare. Certo che la mia università ideale non ha fuoricorso, ma i ragazzi vanno accompagnati e indirizzati, soprattutto all'inizio: noi per esempio abbiamo scelto per il primo anni dei docenti particolarmente adatti ai più giovani. Ma per risolvere il problema non servono altri tagli, ma più risorse”. Massimo Mario Augello, rettore dell’Università di Pisa dice invece: “Mettiamo il caso che per decreto io regali a tutti i miei studenti un esame l’anno. Allora risolverei in un attimo i problema dei fuoricorso. Assurdo no? Noi dobbiamo puntare a una formazione rigorosa, ma la condizione dei nostri giovani è difficile, quel che cerchiamo di fare è capire le loro difficoltà e aiutarli a superarle. Dovremmo poter fare di più per loro, non di meno, e fin dalle superiori, nel momento cruciale della scelta dell’università. Se sbagliano, non sarà un danno solo per loro, ma per tutti”.

Fonte lastampa.it



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