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Cyberbullismo: una violenza nuova che viene da lontano

Scheda a cura di Gianluigi Sommariva

Un fenomeno come il cyberbullismo, che sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti, non può essere ridotto a moda passeggera legata alla diffusione della Rete e dei social network, specie tra i giovani. In realtà esso viene da lontano e, pur presentando, rispetto al bullismo “tradizionale” (per intenderci, quello in cui il bullo e la vittima si trovano faccia a faccia), caratteristiche inedite legate al linguaggio informatico e multimediale e alla diffusione delle telefonia cellulare, può essere inquadrato a partire da teorie ormai ampiamente validate alla prova dei fatti. Ne consegue che un discorso didattico-educativo che voglia andare alla radice del problema non può prescindere dalla conoscenza degli snodi fondamentali di tali teorie, in modo che i giovani siano consapevoli di quanto è stato elaborato finora in materia di violenza esercitata da singoli o gruppi “forti” contro una o più vittime “deboli”. È chiaro che la semplice conoscenza delle cause, più o meno remote, non comporta necessariamente un progresso nella soluzione dei conflitti, ma è altrettanto vero che ogni strategia di contrasto e di prevenzione che prescinda da esse è destinata al fallimento. Il cyberbullismo è in sostanza una forma di violenza “aggiornata” in base alle nuove tecnologie della comunicazione, ma la sua natura più profonda è vecchia quanto il mondo e investe dinamiche psicologiche e sociali che l’umanità conosce da sempre.

Bullismi ante litteram

La letteratura aiuta a capire il fenomeno tutt’altro che trascurabile del bullismo, anche nella sua versione cyber. Certo si tratta di un bullismo ante litteram, ma la sostanza profonda non cambia. Dalle angherie quotidianamente patite da Cenerentola, su cui si accaniscono con sadico piacere la matrigna e le sorellastre, alle tante vittime di violenze e soprusi (orfani, trovatelli) di cui sono pieni i romanzi ottocenteschi, per non parlare di tutte le testimonianze novecentesche sui crimini e genocidi razziali, si potrebbe stilare un lungo elenco di testi modellati sulle dinamiche psicologico-sociali del bullismo (un lavoro del genere, sotto la supervisione dell’insegnante, aiuterebbe senza dubbio gli alunni a fare interessanti confronti e considerazioni). Un esempio ante litteram assai illuminante lo fornisce anche la famosa novella verghiana Rosso Malpelo, ove il protagonista, oggetto di pregiudizi, derisione e disprezzo da parte degli altri compagni di lavoro, che si sentono nettamente superiori, tiranneggia a sua volta un povero ragazzo – Ranocchio –, scaricando su di lui le frustrazioni quotidianamente patite. Siamo di fronte a una dinamica spesso presente anche nel fenomeno del cyberbullismo, per cui la vittima, a causa delle vessazioni gratuite cui è sottoposta, reagisce in modo violento con chi è più debole, diventando così lei stessa carnefice/bullo. Ma anche la conclusione della novella risulta molto significativa per la comprensione del fenomeno del cyberbullismo: Malpelo è la vittima sacrificale necessaria a ripristinare un minimo di tranquillità e la sua scomparsa, che non interessa a nessuno, dato il completo isolamento in cui viveva, sembra la conclusione più “logica” e “necessaria”. Quante vittime del cyberbullismo si sono tolte la vita, ritenendo che solo in questo modo avrebbero potuto sfuggire all’angoscia in cui vivevano e negare ai loro persecutori il piacere di tormentarle?

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