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Cyber bullismo: strategie di prevenzione di lungo periodo

Scheda a cura di Gianluigi Sommariva

Per prevenire e contrastare un fenomeno negativo come il cyberbullismo occorre impostare anche strategie di lungo termine che nella scuola, in parte, sono in atto da tempo, ma vanno sempre riscoperte, aggiornate e indirizzate alla luce delle emergenze che man mano si presentano. Le tecnologie informatiche, i social network, gli smartphone  esistono e demonizzarli non serve a risolvere il problema del loro uso scorretto. Certo occorrono regole precise di impiego, specie nella scuola, ma vietare categoricamente ad un adolescente di connettersi alla Rete potrebbe avere conseguenze peggiori rispetto ai mali che si intendono curare. Del resto, in questi anni i media informatici hanno plasmato nuove modalità e stili di apprendimento e un recente progetto ministeriale – “Generazione Web” –, prendendo atto della loro importanza nella vita dei giovani, intende sfruttarne le potenzialità didattiche, ad esempio sostituendo i libri cartacei con le loro versioni on line, messe a disposizione dalle case editrici accanto ai libri e manuali tradizionali. Internet, computer e lavagne interattive si stanno gradualmente imponendo, insomma, come alternativi rispetto alla didattica tradizionale, aprendo possibilità di apprendimento prima impensabili. Accanto a questa funzione positiva della Rete, ci sono però anche tentativi concreti, nella nostra società, di creare una web-dipendenza: pubblicità di ogni tipo invitano i giovani a rimanere sempre connessi, a chattare, messaggiare, twittare, come se questo fosse di per sé un valore e una necessità imprescindibile. Se non sei connesso non esisti: ecco il messaggio di fondo veicolato in mille modi per fare del Web il luogo privilegiato di incontro dei giovani e carpire così dati preziosi ai fini soprattutto commerciali. Le conseguenze di questo errato modo di impiegare la Rete si fanno sentire anche sul piano didattico, ad esempio con quella che è stata definita continuous partial attention, vale a dire l’incapacità di molti giovani di prestare un’attenzione completa e continuativa alle sollecitazioni degli insegnanti; il pensiero è sempre un po’ altrove e la piena concentrazione, fondamentale per un vero apprendimento, risulta  compromessa.  È proprio su questo terreno di cyber-dipendenza che può attecchire anche il fenomeno del cyberbullismo.

Il linguaggio corporeo: questo sconosciuto

Una strategia di lungo periodo per prevenire il fenomeno del cyberbullismo è indubbiamente l’educazione alla comprensione del linguaggio corporeo, che non si identifica tout court con l’educazione fisica, in genere più attenta alle performance individuali. La prevalente attenzione al linguaggio verbale, dovuta ad una visione eminentemente “astratta” del sapere che si è imposta nella nostra cultura, ha fatto trascurare per lungo tempo, non solo nella scuola, questa dimensione comunicativa, che  pure ha una parte notevolissima nella nostra vita e risulta essenziale anche per comprendere quella verbale. Non si comunica solo a parole, ma con tutto il corpo e a volte un gesto, uno sguardo, un modo di atteggiarsi sono più eloquenti di mille parole. I giovani possono imparare molto in questo ambito, di cui spesso hanno un’esperienza superficiale, magari limitata alla gestualità più appariscente e volgare, e approdare al piacere di comunicare de visu, sia per decifrare correttamente i messaggi esterni sia per dare espressione piena al loro modo di interagire con gli altri. Conoscere una persona in carne ed ossa non è la stessa cosa che conoscerla nella realtà virtuale della Rete, dove magari si nasconde dietro un comodo anonimato e si permette di dire e fare cose che nella realtà concreta non si sognerebbe neppure. Ma affinché i giovani giungano a privilegiare i rapporti interpersonali veri, occorre abituarli alla “fatica” dell’incontro con l’altro, che rappresenta pur sempre un’incognita e può mettere in crisi le nostre sicurezze. Molti giovani, proprio per eludere questa fatica, si rifugiano nella Rete, dove ciascuno può mettere in mostra i suoi lati migliori (in senso fisico e psicologico) e dove la “conoscenza” dell’altro non comporta particolari stress emotivi. Così, però, il bullo, attuale o potenziale, può costruire sul Web la propria falsa immagine di superiorità, fare proseliti, individuare ed isolare il capro espiatorio su cui scaricare le sue frustrazioni. Un modo per facilitare l’incontro e attenuare l’immagine di ”fatica” del rapporto vero con l’altro è dunque la conoscenza del linguaggio corporeo, della sua grammatica e della sua sintassi (gli studi scientifici in tal senso non mancano certo). Un’esperienza conoscitiva in questa direzione può tradursi anche in forme di laboratori teatrali. Il teatro da sempre è corporeo, anche quello in apparenza più astratto e cerebrale. L’attore comunica con tutto il corpo, prima ancora che con la voce, e il pubblico che assiste ad uno spettacolo può in vari modi (l’applauso, il fischio, la distrazione) manifestargli apertamente il suo stato d’animo. Quella teatrale – a differenza di quanto può accadere sulle fredde piattaforme del Web, ove è possibile escludere e isolare – è sempre una partecipazione inclusiva, ossia che coinvolge tutti, sia pure in modi e forme diverse. Nel teatro si comunica davvero e chi partecipa ad una rappresentazione sente di essere protagonista di un evento irripetibile. Ne consegue che ogni esperienza di drammatizzazione, nella scuola attuale, dovrebbe esser vista non solo come piacevole diversivo rispetto alla didattica tradizionale, ma come momento importante per valorizzare l’incontro personale, fisico, corporeo con gli altri, dotato di una ricchezza di significato al cui confronto quello virtuale risulta un pallido fantasma. Per fare un esempio contiguo a quello teatrale e facilmente comprensibile da parte dei giovani: chi di loro preferirebbe ascoltare un cd del suo cantante o gruppo preferito, anziché assistere dal vivo ad un concerto?

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