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martedì, 23 Giugno 2015 Come si sceglie la giusta scuola?

I materiali didattici e la presenza di spazi aperti sono tra gli elementi da non sottovalutare

La questione parte dai risultati Invalsi e a prendere la parola di recente è stata la stessa presidente dell’Invalsi, Anna Maria Ajello: “Non ha senso valutare una scuola solo sulla base dei suoi risultati Invalsi. Personalmente, se dovessi iscrivere mio figlio in prima elementare, non mi baserei certo solo su quello. Naturalmente non sto dicendo che le prove Invalsi non servano - dice la professoressa Ajello -, ma che sono solo uno degli indicatori della qualità di una scuola. Dire, come ha fatto Roger Abravanel qualche giorno fa sulle colonne del Corriere , che rendere pubblici i test Invalsi servirebbe ad aiutare i genitori a scegliere la scuola migliore per i propri figli, significa attribuire all’Invalsi un ruolo che non ha. Le nostre prove servono a misurare le competenze dei ragazzi in due materie fondamentali come la matematica e l’italiano, ma da sole non bastano certo a valutare la complessa attività educativa dei singoli istituti dove si insegnano e si imparano anche molte altre cose”.

C’è da dire che oggi come oggi i genitori hanno la necessità di mettere in sicurezza i propri figli e scegliere la giusta scuola è l’inizio di questo processo. Il punto è capire se la “giusta scuola” sia anche la migliore per i propri figli e dove reperire le giuste informazioni. Da luglio, per la prima volta, verrà pubblicato il rapporto di autovalutazione delle scuole, il cosiddetto Rav. Un documento che prevede 49 indicatori, uno dei quali è costituito dai risultati Invalsi, pesati però rispetto allo status socio-economico degli studenti e al contesto di provenienza; a riferirlo è la stessa Prof.ssa Ajello. Nel Rav i genitori possono trovare moltissime altre informazioni per orientarsi nella scelta. Per esempio se la scuola promuove la condivisione di regole di comportamento fra i ragazzi, il grado di coinvolgimento dei genitori, se gli insegnanti lavorano in gruppo e si confrontano fra loro, se i laboratori funzionano ad orari rigidi o sono sempre aperti, come la scuola si confronta con il mondo (dalle visite ai musei alle esperienze di volontariato e agli stage di lavoro), se vengono organizzati corsi di recupero e cosa si fa per l’inclusione dei ragazzi con disturbi specifici. E ancora: quali sono gli esiti dei ragazzi all’uscita, dalle medie alle superiori e dalle superiori all’università o al mondo del lavoro...

Fonte corriere.it



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