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martedì, 21 Luglio 2015 Studiare all’estero

Quando un periodo all’estero può dare una marcia in più, lo rivela un'indagine di Intercultura

Per molti genitori, ma anche per molti docenti, l’idea che il proprio figlio, o il proprio studente (per quel che concerne soprattutto il rendimento scolastico), passi un periodo di tre mesi, un semestre se non addirittura di un anno, all’estero per lo studio è motivo di preoccupazione. Secondo un’indagine condotta da Intercultura tra gli studenti che hanno partecipato a un programma all’estero e che hanno appena affrontato l’Esame di Stato c’è poco da preoccuparsi, anzi.  Su 251 risposte, ben 51 studenti hanno preso il massimo dei voti (100 o 100 e lode) e 67 hanno ottenuto tra 91 e 99 all’esame. In altre parole, quasi la metà di chi ha risposto ha conseguito risultati brillanti. Tra chi ha risposto, il 14,3% ha riscontrato un miglioramento in tutte le materie, il 62,5%, come prevedibile, nelle lingue straniere, il 27,8% nelle materie umanistiche e il 12,3% in quelle scientifiche. 

Va detto che per molti studenti non è stato facile reinserirsi nella quotidiana didattica della scuola italiana soprattutto in materie come Greco e Latino; in realtà il 28,9% ha ammesso di avere avuto maggiori difficoltà nelle materie scientifiche, contro il 10% di chi le ha riscontrate in quelle umanistiche.

Il 42,6% afferma di non aver vissuto grosse difficoltà di reinserimento a livello scolastico ed è questa una percentuale molto alta. Il motivo di questo facile reinserimento è  proprio da attribuire all’esperienza stessa e all’acquisizione delle “competenze trasversali”. La lontananza, il contatto con una cultura diversa, in una scuola sostanzialmente differente dalla propria, ha fatto sì, secondo quanto spiegato dall’indagine di Intercultura, che questi ragazzi abbiano sviluppato: una grande apertura mentale (96,8%), una maggiore autonomia di giudizio (63%), una maggiore capacità di lavorare in gruppo (52,6%) ed una maggiore velocità nell’apprendimento (42,3%).  All’indomani di questa esperienza, molti studenti proseguiranno gli studi, come? La maggior parte rimarrà in Italia, magari fuori sede (il 50,8%), un buon 15,3% si iscriverà a università estere, molto probabilmente nello stesso Paese dove ha trascorso l’anno fuori dall’Italia. Le facoltà più gettonate sono relazioni internazionali (19%), ingegneria (15%), lingue e mediazione linguistica (insieme fanno il 16%), le varie declinazioni di economia, spesso anche in lingua straniera (13%) e poi medicina, psicologia e veterinaria (11%). 

Fonte lastampa.it

 

 

 



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