imagihttps://osservatorionline.it/media///2019/03/giornale-sicilia.png

giovedì, 04 Febbraio 2016 Erasmus: gli italiano i più bravi d’Europa

La metà degli studenti assunti all’estero. Merito dei licei, secondo il presidente di Almalaurea

Ogni anno sono circa 70mila i laureati che partono alla ricerca di condizioni, sia di paga che di vita, migliori: molti di loro ce la fanno. A confermare il dato è un’analisi della Commissione europea sull’impatto di «Erasmus+», il programma nato di recente ed erede dello storico Erasmus (nato per agevolare esperienze di studio all’estero durante gli anni dell’università). Il programma permette scambi ed esperienze di lavoro, generalmente della durata di sei mesi, per giovani lavoratori, volontari, insegnanti.

Erasmus+ sembra portare maggior giovamento proprio agli italiani: sono 6 mila giovani italiani impegnati in tirocini. Secondo l’indagine i giovani del Sud dell’Europa vedono ridursi i tempi di disoccupazione e che gli italiani sono quelli che stanno ottenendo i risultati migliori: dopo il tirocinio infatti, il 51% riceve un’offerta di lavoro dall’impresa che l’ha ospitato. Se consideriamo che la media europea è del 30%, si tratta di un dato molto favorevole. Il direttore dell’Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire, Flaminio Galli, ha commentato così il dato: “viviamo un momento storico in cui torna la tentazione di alzare frontiere e steccati, mentre la mobilità degli studenti e dei docenti rafforza l’identità comune europea, migliora la preparazione individuale e favorisce l’occupazione”.

Ivano Dionigi, ex rettore dell’Alma Mater di Bologna e da ottobre presidente di Almalaurea, li legge come conferma di un fenomeno tutto italiano: il capitale umano altamente qualificato “che i nostri ragazzi siano apprezzati e si facciano valere mi allieta, non mi sorprende e mi fa arrabbiare perché il Paese è maledettamente noncurante di loro”. Sul perché vengano premiati non ha dubbi: “Sono più bravi”. E lo sono perché “in Italia abbiamo i licei migliori del mondo, e i nostri studenti sono più flessibili». Abbiamo meno laboratori e risorse, ma più linguaggi, «combiniamo meglio le due culture, le humanities e le scienze”.

Fonte corriere.it



pag. 1   2   3   4   5   6