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giovedì, 07 Aprile 2016 Per alcune aziende il liceo classico allena meglio la mente dei giovani

È questo uno dei risultati di un’indagine fatta condurre dall’Istituto Marcelline Tommaseo

Secondo una percentuale pari 47% delle aziende italiane ai giovani mancherebbero competenze generali e il senso pratico. Ma è davvero così? Quanto può incidere questa “verità” sul business delle aziende? Sono queste alcune delle domande alle quali una ricerca voluta dall’Istituto Marcelline Tommaseo ha cercato di trovare delle risposte.  La giornalista Gaia Fiertler che è andata a intervistare una dozzina di manager di importanti e note aziende italiane e internazionali. Il risultato? La scuola che più di tutte può colmare questo gap, secondo gli interpellati, è il liceo classico, nonostante la profonda crisi che sta vivendo. Sembrerebbe necessario a questo proposito un processo di ammodernamento di questo liceo, a partire dalla riduzione delle ore dedicate alle lingue classiche in favore di lingue più vive e attuali. “Dopo una leggera ripresa delle iscrizioni nei primi anni 2000, con oltre il 10% del totale degli iscritti alle secondarie di secondo grado (ma negli anni ’50 rappresentava il 30%), negli ultimi 5 anni - spiega la ricerca dell’Istituto Marcelline Tommaseo - il trend si è di nuovo invertito. Le iscrizioni al primo anno nel 2015-16 sono scese al 6% (per statali e paritari), corrispondenti a circa 30.000 ragazzi e ragazze. E, se nei decenni passati è stato il liceo scientifico a sottrarre iscrizioni (maschili) al classico, ora la maggiore concorrenza sulle iscrizioni (femminili) pare esercitata dall’indirizzo linguistico unitario istituito dalla riforma Gelmini, che ha abolito le numerose sperimentazioni preesistenti e ha posto le premesse per una crescita consistente delle iscrizioni (fonte: Miur)” riferisce sempre la ricerca.  

Siamo davvero prossimi alla fine di un’epoca per il liceo che ha formato gran parte della classe dirigente del Paese? Sembrerebbe proprio di no: “lo sguardo sulla classicità con il suo rigoroso esercizio di pensiero potrà essere ancora funzionale, a patto di un ripensamento e un ammodernamento su metodi e materie. Ma, nel complesso, sarà ancora prezioso proprio per non avere un’utilità pratica diretta nel mondo delle imprese e delle organizzazioni, oggi chiamate a innovare e a cambiare di continuo. La formazione classica dà strumenti che non offrono soluzioni, ma allenano la mente a trovare soluzioni adeguate”.

Fonte lastampa.it



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