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martedì, 07 Giugno 2016 Scuola: tornano tra i banchi gli smartphone

Erano stati vietati dal 2007 ma ora sono considerati un valido aiuto per la didattica

Una direttiva del Ministero dell’Istruzione del 2007 vietava di portare di portare e di usare i telefonini a scuola. Questa direttiva sarà però presto cancellata. Ad annunciarlo è stato il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone che ha sottolineato soprattutto il fatto che da questa decisione si potranno trarre dei vantaggi sia per quanto concerne la didattica che per quanto concerne la lotta al cyber-bullismo. “La scelta fa parte di un disegno molto più ampio, il governo sta investendo in modo consistente per arrivare ad una digitalizzazione sempre più diffusa nelle scuole. Suona quasi una contraddizione vietare l’uso di qualsiasi dispositivo in classe, durante le lezioni”, sono le parole del sottosegretario.

Visti i diversi investimenti che saranno messi in campo per la digitalizzazione della scuola il divieto sull’uso dei cellulari durante le attività didattiche previsto dalla direttiva del Miur del 2007 rappresenta non solo un controsenso ma anche una limitazione. La rivoluzione digitale tanto auspicata parte proprio da qui, dai telefonini dei ragazzi che dovrebbe andare gradualmente a sostituire i libri e gli altri materiali didattici tradizionali. “Immagino un uso virtuoso di smartphone e tablet da parte degli studenti nella lettura dei testi in classe o per svolgere i compiti a casa. E per i prof significa arricchire moltissimo le possibilità della didattica oggi limitate. Vorrei un uso orizzontale dei dispositivi, spalmato su tutte le materie con la collaborazione dei docenti”.  Nella lotta al cyber-bullismo la presenza del cellulare in classe può permettere al docente di insegnarne allo studente un uso più consapevole.

Certamente non mancheranno dei limiti, come riportato sempre dal sottosegretario: “L’uso deve essere regolamentato, non vogliamo creare il Far West. E ai docenti deve essere lasciata la massima autonomia nelle loro scelte didattiche, vogliamo solo che gli insegnanti che vorrebbero utilizzarlo possano essere liberi al contrario di quello che accade oggi”. 

Fonte lastampa.it

 



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