imagihttps://osservatorionline.it/media///2019/03/giornale-sicilia.png

martedì, 26 Luglio 2016 Scuole e Università dopo il Brexit

Ad essere a rischio sono soprattutto i fondi degli Atenei, la Ricerca e i progetti Erasmus

All’indomani del Referendum, i cui esiti sono ormai noti da diverse settimane, molti studenti europei hanno deciso di non confermare la propria iscrizione in molte delle università inglesi mettendo a dura prova i bilanci degli stessi Atenei. A causa del referendum, gli studenti e le università inglesi rischiano di restare tagliati fuori dall’Erasmus. A lanciare l’allarme sulle pagine dell’Observer, il domenicale del Guardian, è stata Ruth Sinclair-Jones, la responsabile del programma di interscambio degli studenti universitari europei. Un danno non solo per i giovani inglesi che perderebbero un’importante occasione di formazione all’estero ma anche per le tasche degli atenei del Regno Unito. Al momento, stando a Sinclair-Jones, non ci sono ancora conseguenze dirette, ma «sul lungo periodo, la situazione è del tutto incerta», e già dall’anno prossimo ci potrebbero essere drastici cambiamenti.

Alcune università del Galles hanno già registrato un taglio netto delle iscrizioni da parte degli studenti dell’Unione europea. Pochi giorni fa uno dei responsabili dell’Aberystwyth University ha riferito che cento giovani di diversi paesi europei che avevano effettuato la preiscrizione per il corso di laurea a partire da settembre hanno deciso di cancellarla. Un numero tutt’altro che esiguo, se si considera che nell’anno scolastico 2014-2015 gli studenti stranieri arruolati in arrivo dall’Unione europea erano 800 mentre quelli provenienti da altri paesi erano circa 600. Anche il finanziamento in arrivo alle università dai fondi specifici dell’Unione europea sembra molto a rischio. Alla vigilia del voto Lord Patten, il presidente di Oxford, aveva chiesto a docenti e studenti di esprimersi a favore del fronte del Remain, perché in caso contrario la Gran Bretagna avrebbe perso fondi importanti, almeno tre volte superiori ai contributi versati a Bruxelles in materia di formazione ed educazione.

A questo si aggiunge chealcuni ricercatori britannici hanno denunciato di essere stati messi da parte in bandi europei o estromessi da cordate internazionali perché il regime di incertezza in cui attualmente versa il paese rende difficile capire quale ruolo potrebbero giocare gli atenei britannici in queste future alleanze per ricerca e pubblicazioni.

Fonte corriere.it



pag. 1   2   3   4   5   6