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lunedì, 19 Settembre 2016 Erasmus: le destinazioni più odiate

Molte sono destinazioni europee, secondo un sondaggio condotto da InterNations

Per realizzare l’indagine annuale condotta da InterNations, un’organizzazione che di anno in anno realizza un’indagine sulle migliori e le peggiori nazioni al mondo per coloro che decidono di trasferirsi, sono vari i fattori che sono stati presi in considerazione: si va dalla facilità di integrazione alla capacità di abituarsi alla cultura locale, al fare nuove amicizie ma anche alla qualità della vita sicurezza dei cittadini. L’indagine è stata ripresa da The Post Internazionale che è stato a sua volta ripreso dal portale Skuola.net.

Tra le nazioni al mondo meno accoglienti per chi si trasferisce all’estero ci sono numerosi stati europei, come la Danimarca, la Svizzera e la Norvegia. Il 36 % delle persone che si sono trasferite in Svizzera non hanno apprezzato la mentalità e l’atteggiamento, definiti negativi, e solo la metà degli intervistati ritiene facile integrarsi nella cultura locale. Male anche Germania e la Francia, rispettivamente 55esima e 56esima posizione in una lista di 67 nazioni. In Francia solo il 14% delle persone espatriate ha detto di essere soddisfatto della cordialità locale, mentre in Germania il 49% di chi si è spostato a vivere nel paese ha trovato difficile socializzare e trovare amici tedeschi, anche tra le generazioni più giovani. Le nazioni considerate migliori per chi vuole trasferirsi all’estero sono risultate Taiwan, Malta ed Equador. A premiare la prima città è la gentilezza della popolazione. E anche se penserete che gli ideogrammi non siano di facile comprensione, arriva la smentita. E' vero che è solo il 23% complessivo a dire di non aver avuto problemi con l'apprendimento della lingua locale, ma molti espatriati vivono questo aspetto come una sfida. 

L’Italia è insieme alla Grecia nella lista delle peggiori, almeno tra gli stati europei. Si salvano solo il cibo, l’arte, la bellezza delle città, delle spiagge, delle montagne e i trasporti pubblici economici, inclusi i treni. 

Fonte lastampa.it



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