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mercoledì, 19 Ottobre 2016 Alternanza scuola-lavoro: ecco com’è andata lo scorso anno

Coinvolti 652mila studenti, risultati positivi ma non sono mancate le difficoltà con i tirocinii

Il Ministero dell’Istruzione ha reso noto in questi giorni i risultati dell’anno scolastico 2015/2016 in relazione all’alternanza scuola-lavoro che è stata resa obbligatoria per gli studenti del terzo anno. I risultati sembrano essere positivi. Nel primo anno in cui l’alternanza è diventata obbligatoria per tutti gli studenti delle terze classi superiori (licei e istituti tecnico-professionali) sono stati oltre 652mila (+139% rispetto all’anno precedente) i ragazzi che hanno svolto un periodo di "conoscenza" del mondo del lavoro. Di questi, 455mila sono proprio studenti del terzo anno, circa l’85% del totale. Una quota tutto sommato soddisfacente, considerando anche che si trattava di un anno di rodaggio. Sono state quasi 5mila (rispetto alle 3mila dell’anno scolastico 2014/2015) le scuole che hanno attivato l’alternanza. L’obiettivo, nei prossimi anni, è quello di raggiungere 1,5 milioni di studenti del triennio. 
Far sì che, nell’arco di un triennio, si possano avere numeri significativi di alternanza – riferisce il Ministro - significa poter dare risposte economiche importanti, impulso alla crescita del Pese e, parallelamente, collegare il momento della conoscenza a quello del lavoro, della sperimentazione. Nei sistemi, come quello germanico, in cui l’alternanza è una pratica consolidata la disoccupazione giovanile è ridottissima. Un dato che ci invita ad associare insegnamento teorico e pratico, per aggredire uno dei più grandi nemici della società di oggi”. Basti pensare che in Germania, la disoccupazione degli under 30, si attesta attorno al 7%, mentre da noi supera il 40%. 
Il lato ‘aziendale’ dell’alternanza ha ancora qualche pecca. Delle 150mila strutture che hanno ospitato studenti negli ultimi dodici mesi – comunque il 41% in più dell’anno prima – solo nel 36% dei casi si trattava di aziende vere e proprie. Un altro 15% ha collaborato con la pubblica amministrazione (l’8%) o con associazioni del mondo no-profit (il 7%). Con il 12% che è stato costretto a svolgere un tirocinio simulato in ambienti scolastici. 

Fonte lastampa.it



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