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lunedì, 16 Gennaio 2017 Ilquotidianoinclasse.it: i temi della tredicesima settimana

Si parla di messaggi vocali con WhatsApp, decimo anniversario dell’iPhone e parole sessiste

Orsola Riva, per Corriere della Sera, parla dei messaggi vocali su WhatsApp. Un articolo del Corriere parla di come, data l’enorme diffusione, questi messaggi richiedano un nuovo “galateo”. I vantaggi di questo tipo di comunicazione sono innegabili: i messaggi vocali sono più comodi da registrare, poiché non richiedono lo sguardo fisso sulla tastiera e sono, proprio per questo, anche più sicuri. È altrettanto vero però che ci sono anche alcuni svantaggi: appena alzato il dito dal tasto la nota viene automaticamente inviata, quindi bisogna stare ben attenti a ciò che si dice; inoltre, le note WhatsApp possono essere ascoltate ovunque nei luoghi pubblici, senza poter sapere se il contenuto della nota che stiamo per ascoltare potrà metterci in imbarazzo. Guardandosi intorno si ha l’impressione che i ragazzi telefonino sempre meno, adottando più volentieri la tecnica del messaggio scritto, o della nota vocale. Orsola Riva chiede: questa nuova modalità di comunicare non rischia di togliere spontaneità alla conversazione? 

Luca Tremolada per Il Sole 24 Ore   parla del decimo anniversario dalla nascita dell’iPhone. Sono passati infatti ben dieci anni dalla presentazione del primo smartphone, novità che ha completamente stravolto le nostre vite. Una rivoluzione che ci ha portato ad avere tutto il mondo di internet a portata di mano, ma anche ad alienarci, rendendoci incapaci di guardarci negli occhi e parlare perché troppo impegnati a mandare messaggi, scattare foto e controllare Facebook. Non è possibile ribellarsi, perché lo smartphone è diventato a tutti gli effetti una nostra “protesi”, probabilmente l’oggetto più prezioso che abbiamo a disposizione nella nostra vita poiché contiene tutta la nostra vita digitale.

Tremolada invita a riflettere: dieci anni fa nasceva lo smartphone, com’è cambiato il mondo?

Gianluigi Schiavon, per Quotidiano Nazionale, affronta la questione sessista delle parole declinate al maschile per indicare mestieri e cariche pubbliche. Qualche giorno fa infatti l’ex capo di Stato Napolitano ha approfittato di una cerimonia pubblica per stuzzicare la Presidente della camera Laura Boldrini sulla questione, dichiarando che nella lingua italiana: “è orribile dire Sindaca e Ministra”. Quali possono essere le soluzioni? Napolitano adotta questa tecnica, dice “Signora Presidente”, “Signora Ministro”, “Signora Sindaco”, la Boldrini invece utilizza l’articolo, quindi “La Presidente”. I linguisti ormai hanno accettato nell’uso comune parole come “architetta” e “avvocata”, ma la questione rimane: c’è conflitto tra il politicamente e il grammaticalmente corretto. Schiavon chiede: orribile dire Sindaca o Ministra, cosa ne pensano i ragazzi de ilquotidianoinclasse.it?



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