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mercoledì, 01 Febbraio 2017 Erasmus compie 30 anni

Programma ideato 30 anni fa per favorire la mobilità degli universitari in tutta Europa

Il programma Erasmus è nato una trentina di anni fa per la mobilità degli universitari. Oggi a distanza di 30 anni si reinventa adattandosi alle nuove e mutate necessità dell’Europa. Quest’anno è prevista l’attivazione di ErasmusPro, il sottoprogramma pensato e mirato per i giovani lavoratori. Obiettivo: fornire ai cittadini di età compresa tra i 15 e i 24 anni apprendistati di lunga durata, variabile da sei a dodici mesi. Ma soprattutto l’esecutivo comunitario prevede di fornire corsi di lingue a 100mila rifugiati da qui a tre anni attraverso il Sostegno linguistico on-line (Online Linguistic Support System), con l’obiettivo di aumentare il numero dei migranti toccati dal programma strada facendo. “E’ la solidarietà di cui l’Europa ha bisogno, ora più che mai», ha sottolineato il commissario per l’Istruzione, la cultura e la gioventù, Tibor Navracsics, il cui impegno è far sì che Erasmus+ (il note attuale di Erasmus) «in futuro possa sostenere ancor più persone con background diversi”.  

Il programma per la mobilità degli studenti è stato avviato nel 1987. Era concepito per gli allora Stati membri di quella che era la Comunità economica europea (Cee), e limitato ai soli studenti universitari. Trent’anni fa 3.200 giovani europei provenienti da 11 Stati (non parteciparono i lussemburghesi) scrissero la prima pagina di una storia che nel tempo, è divenuta di successo. Lo dimostra il fatto che oggi Erasmus coinvolge anche Paesi extra-Ue (ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Turchia), e che permette la mobilità anche di giovani lavoratori, tirocinanti, personale docente, ricercatori. Tutte categorie che insieme rappresentano i nove milioni di persone che dal 1987 al 2016 hanno viaggiato all’interno dell’Unione europea e dell’area Schengen, l’insieme dei Paesi che promuovo la libera circolazione. Solo nel 2015 sono stati 678mila gli europei, un numero mai raggiunto prima, di studiare, formarsi, lavorare e fare volontariato all’estero per un programma – Erasmus+ - per cui la Commissione Ue investe 2,1 miliardi di euro l’anno e per cui i governi non badano a spese. L’attuale bilancio settennale (2014-2020) per Erasmus+ è di 14,7 miliardi di euro, il 40% in più rispetto al programma finanziario precedente, in un bilancio settennale dell’Ue approvato al ribasso rispetto alle risorse messe dagli Stati per il ciclo finanziario 2007-2013. Gli Stati membri hanno messo meno soldi per il funzionamento, ma non intendono rinunciare ad Erasmus.  

Dal 1987 al 2016 sono stati 633.200 gli italiani a partecipare al programma di mobilità Erasmus tra studenti universitari (487.900), studenti di formazione professionale (119.900), partecipanti a scambi giovanili (98.800), personale docente e giovani lavoratori (126.000), e volontari (9.600). Dati che li rendono, storicamente, i quarti maggiori fruitori delle diverse borse dopo tedeschi (1.324.800), spagnoli (1.032.100), e francesi (980.900). 

Fonte lastampa.it



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