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L’ibridazione del giornalismo a cura del Professor Carlo Sorrentino

Il giornalismo, così come tutto il mondo della comunicazione, sta cambiando a una velocità davvero straordinaria. Sempre più frequentemente attribuiamo, giustamente, tali cambiamenti alla rivoluzione digitale; ma insieme a essa va considerato un più vasto cambiamento culturale che coinvolge ognuno di noi in un numero maggiore di relazioni sociali e, quindi, ci obbliga ad acquisire informazioni nei più diversi ambiti tematici. Un solo esempio, fra i tanti possibili: fino a qualche anno fa le informazioni dall’estero erano relegate in poche pagine o in fondo ai notiziari televisivi e interessavano un numero ristretto di persone. Ora dalle politiche europee alla destabilizzazione di molte zone del continente africano, dai fenomeni migratori alle guerre di religione siamo sempre più consapevoli di come ciò che accade fisicamente lontano da noi può coinvolgerci a livello economico, politico e culturale. E quindi le seguiamo molto di più.

Il mondo si è ristretto e le nostre competenze informative devono, al contrario, allargarsi.

Insomma, dobbiamo sapere un maggior numero di cose, ma in minor tempo. Si va allargando lo spazio informativo e contraendo la permanenza delle singole notizie a nostra disposizione, rapidamente sostituite da nuove, più recenti e urgenti.

Questa compressione spazio-temporale rende obsoleta una distinzione che a lungo ha caratterizzato la riflessione sui media giornalistici: la radio dà la notizia, la tv la mostra e la carta stampata la spiega. Benché ciascun media continui a mantenere le sue peculiarità, ormai la separatezza dei compiti si sta attenuando. Infatti, si parla di ibridazione del sistema dei media. Anche in questo caso un esempio può chiarire meglio. Prima ciascun medium scandiva una fase ben precisa della nostra giornata: l’ascolto della radio di prima mattina o nei momenti in cui ci spostavamo (ad esempio l’ascolto in auto), il quotidiano nei momenti di pausa dalle altre attività, la TV prevalentemente la sera a cena o dopo cena. In altri termini, adattavamo i singoli media ai ritmi della nostra giornata.

Adesso, invece, l’informazione fa da colonna sonora permanente della nostra giornata. Il primo gesto quotidiano che compiono sempre più persone è accendere lo smartphone e andare sui social oppure sulle App, dove arrivano a getto continuo informazioni, sia quelle private di parenti e amici, ma soprattutto le news che abbiamo deciso di ricevere, sulla base dei nostri interessi e delle nostre propensioni. L’ultimo, prima di andare a letto, è spegnerlo, dopo aver buttato l’ennesima occhiata sulle news dell’ultima ora. Come si dice, con termine ormai abusato, siamo sempre connessi.

La conseguenza di questa continua esposizione è che ciascuno di noi compie in parte quel lavoro prima affidato ai giornalisti: selezionare le informazioni. Se leggo un quotidiano o guardo un TG mi fido della selezione realizzata da quei professionisti. Spesso, si decide d’acquistare un determinato giornale oppure di seguire l’informazione televisiva e radiofonica di un emittente proprio perché ci si fida delle modalità con cui queste testate selezionano e gerarchizzano le notizie. Ora questo lavoro deve essere compiuto da ciascuno di noi: quando siamo raggiunti da una news, casomai attraverso i social - che stanno diventando le porte d’accesso alle informazioni per un numero sempre maggiore di individui soprattutto nelle fasce d’età più giovani - dobbiamo stabilire quanto c’interessa, attraverso quali canali acquisire ulteriori informazioni in merito,  se andare alla fonte della notizia - che può essere un’istituzione politica, un’azienda, un sindacato e così via - oppure approfondirla tramite alcune testate di riferimento, sapendo che l’offerta a nostra disposizione è straordinariamente cresciuta, perché possiamo accedere a produzioni da tutto il mondo, specialmente se conosciamo anche soltanto decentemente l’inglese. 

Insomma, si apre un panorama sterminato che richiede l’acquisizione di una competenza nel gestire questi mezzi superiore rispetto al passato.

Per questo motivo ogni programma di educazione ai media, come il progetto ULTIMA ORA, realizzato da Osservatorio Permanente Giovani-Editori e SKY Academy, diventa sempre più urgente e necessario.

Conoscere le logiche dei media non può essere più soltanto un’esigenza dei professionisti. Riguarda tutti, docenti e studenti a maggior ragione, proprio perché ognuno di noi è chiamato a muoversi continuamente in questo campo. Dobbiamo valutare fra mille fonti, riconoscerne l’affidabilità e la reputazione, scartare o relativizzare le informazioni interessate o false di tanti che attraverso le cosiddette fake news - notizie false - guadagnano soldi o, comunque, vogliono destabilizzare determinati contesti sociali.

Ma comprendere le logiche dei media, acquisire competenze giornalistiche – anche se non si aspira a fare questa professione – diventa fondamentale per svolgere bene, con responsabilità e autonomia il proprio ruolo di cittadini.

Fra le competenze d'apprendere vi è anche la conoscenza dei linguaggi adoperati dal giornalismo. E’ evidente che un testo scritto è diverso da un video oppure da un’infografica. Diventa necessario comprendere meglio i processi produttivi di ciascuno di questi prodotti; anche, e soprattutto, perché ormai questi linguaggi si stanno ibridando. In rete vediamo testate tradizionalmente a vocazione cartacea che sempre più producono immagini e video; così come siti di testate televisive corredano i loro video con testi scritti, fotogallery, link che rimandano a siti esterni, dove si possono scaricare corposi rapporti di ricerca oppure dati.

Insomma, il mondo dell’informazione giornalistica sta moltiplicando le forme produttive e le modalità di distribuzione di tali prodotti; diventa indispensabile per ogni ricevente, per ciascuno di noi entrare dentro questi prodotti variegati: studiarli, osservarli, compararli, direi quasi smontarli e rimontarli, per capire attraverso il loro funzionamento come va il mondo in cui viviamo. E già, perché è poi questo ciò che fa il giornalismo: raccontarci dove siamo, cosa facciamo e quindi permetterci di capire un poco meglio chi siamo.

Guarda anche il video con i suggerimenti del professor Carlo Sorrentino 

 

L'ibridazione del giornalismo from osservatorionline on Vimeo.