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Scheda guida per la realizzazione di un report giornalistico (testo) e di un servizio TG (video) su un fatto di cronaca/attualità a cura di Gianluigi Sommariva

Criteri di scelta e pericoli da evitare

La scelta del fatto di cronaca-attualità dovrebbe rispondere ad un bisogno reale della classe, legato al vissuto scolastico o extra scolastico dei ragazzi, qualcosa, ad esempio, che ha suscitato spontaneamente i loro commenti. Qualunque sia il suo contenuto, positivo o negativo, drammatico o leggero, sorprendente o  prevedibile, l’importante è che venga analizzato, nel report/ servizio TG, come un ‘documento umano’, per usare una categoria letteraria cara ai naturalisti francesi. Questi, come è noto, volevano trasformare lo scrittore in una sorta di ‘scienziato sociale’, capace con i suoi romanzi di studiare scientificamente la complessa realtà umana. E’ ovvio che i limiti spazio-temporali di un report giornalistico o di un servizio TG non sono quelli di un romanzo e non consentono di spingersi troppo in profondità; ciò non toglie che si possano cogliere ugualmente aspetti importanti della realtà rappresentata, specie nei suoi risvolti umani. Il vecchio detto giornalistico “ non fa notizia il cane che morde l’uomo, ma l’uomo che morde il cane” va interpretato anche nel senso che il soggetto giornalistico più interessante è sempre l’uomo, attraverso cui tutta la realtà è filtrata. Il giornalismo, cartaceo o televisivo, è nemico della retorica, sicché un pericolo da evitare nella preparazione dell’elaborato sarà quello di voler costruire a tutti i costi un testo o un video magari anche pregevoli sotto il profilo ‘estetico’, ma di scarsa efficacia informativa. Questo non significa giustificare la sciatteria formale, bensì privilegiare la trasmissione di notizie, vera essenza della comunicazione giornalistica.  Per  comprendere come i due aspetti (formali e contenutistici) possono e debbano convivere, sarà utile la lettura di qualche celebre cronaca o servizio TG.

Ricerca delle fonti e delle informazioni: loro verifica

Nella necessaria divisione di compiti all’interno della classe in vista della preparazione del report e del servizio TG, un momento fondamentale è costituito certamente dalla ricerca delle fonti, dalla raccolta delle informazioni  e dalla verifica della loro attendibilità. Purtroppo in questi anni si è fatto strada un modo errato di fare giornalismo, che ha prodotto un’informazione da ‘desk’, vale a dire costruita a tavolino, a volte lontana dalla ‘realtà effettuale’, direbbe Machiavelli. Da qui derivano a volte superficialità informativa, approssimazioni, esagerazioni, omissioni, smentite e contro- smentite e perfino la trasmissione di notizie false e tendenziose.  Essere certi della verità di quanto si comunica è forse il primo compito deontologico di un giornalista degno di questo nome. Se un modo di procedere ‘per sentito dire’ può risultare ‘comodo’ per il giornalista pigro, non rende certo un buon servizio alla ricerca della verità. Perciò è bene che i ragazzi  si procurino fonti e informazioni di prima mano, magari andando personalmente a verificarne l’attendibilità. Oggi, si ripete spesso, la ‘merce’ più pregiata è diventata proprio l’informazione: purché sia di qualità, però. Il lavoro per il progetto ULTIMA ORA può essere, dunque, anche l’occasione per riflettere sulla grande quantità di ‘spazzatura informativa’ presente nella rete e sulla necessità di adottare un atteggiamento di sana diffidenza prima di prendere per oro colato le notizie.  L’obiettività  che si deve perseguire il più possibile nella redazione del report e nella preparazione del servizio Tg  comporta che ci si sforzi, seguendo una nota regola del giornalismo anglosassone, di separare il più possibile i dati oggettivi dalle opinioni e  che non vengano sottaciuti eventuali punti controversi o problematici del fatto analizzato,  riportandone le varie versioni.

 Lo ‘stile’ comunicativo

Fondamentale è poi l’adozione dello ‘stile’ di narrazione del fatto-notizia. In proposito, si potrebbe leggere qualche pagina dei famosi “Esercizi di stile” di Raymond Queneau, lo scrittore francese divenuto celebre soprattutto per aver raccontato in novantanove modi diversi un banale fatto di cronaca quotidiana, ambientato su un tram:  verso mezzogiorno, su un autobus affollato, un uomo si lamenta con chi lo spinge di continuo e, trovato un posto libero, lo occupa; due ore dopo, l’io narrante lo rivede da un'altra parte con un amico, che gli suggerisce di far mettere un bottone sulla sciancratura del soprabito. Riportiamo la prima variante, intitolata “ Notazioni”, in cui Queneau descrive la situazione in modo tra diaristico e  telegrafico. Segue una versione “giornalistica” del fatto, la n°13, intitolata “Precisazioni”.

Notazioni

Sulla S, in un’ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore piú tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. È con un amico che gli dice: «Dovresti far mettere un bottone in piú al soprabito». Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché.  

Precisazioni

Alle 12,17 in un autobus della linea S lungo 10 metri, largo 3, alto 3,5, a 3600 metri dal suo capolinea, carico di 48 persone, un individuo umano di sesso maschile, 27 anni, 3 mesi e 8 giorni, alto m 1,62 e pesante 65 chilogrammi, con un cappello (in capo) alto 17 centimetri, la calotta circondata da un nastro di 35 centimetri, interpella un uomo di 48 anni meno tre giorni, altezza 1,68, peso 77 chilogrammi, a mezzo parole 14 la cui enunciazione dura 5 secondi, facenti allusione a spostamenti involontari di quest’ultimo, su di un arco di millimetri 15-20. Quindi il parlante si reca a sedere metri 2,10 più in là. Centodiciotto minuti piú tardi lo stesso parlante si trovava a 10 metri dalla Gare Saint-Lazare, entrata banlieue, e passeggiava in lungo e in largo su di un tragitto di metri 30 con un amico di 28 anni, alto 1,70, 57 chilogrammi, che gli consigliava in 15 parole di spostare di centimetri 5 nella direzione dello zenith un bottone d’osso di centimetri 3,5 di diametro.        

Lo stile di “Precisazioni “ è sicuramente cronachistico, anche se l’autore, con tante informazioni assurde e inessenziali, vuole ottenere effetti comico-stranianti.  Si chieda agli studenti di riscrivere il pezzo eliminando il superfluo e si otterrà un normale pezzo di cronaca. Naturalmente nessun giornale lo pubblicherebbe, in quanto la banale quotidianità del fatto non fa notizia, ma la forma è del tutto in sintonia con il linguaggio giornalistico. Queneau, dunque, può insegnare che esistono molteplici modi di approcciarsi alla realtà e ciascuno di esse la illumina di una luce particolare. La stessa disposizione, nella presentazione della notizia, delle cinque famose W ( Who? (Chi?) What? (Che cosa?) When? (Quando?) Where? (Dove?)  Why? (Perché?) non è ininfluente sula percezione del fatto e va quindi attentamente valutata in rapporto alle finalità comunicative. Il report/ servizio deve avere infatti un suo ‘centro’, una sua ‘anima’, per così dire, che  si esprime nei due differenti linguaggi ( verbale e iconico). Se l’incipit del report/video si concentra sul ‘dove’, ciò significa che a questo aspetto viene attribuita una importanza particolare; se l’ ‘attacco’ è sul ‘quando’, ne risulta evidenziata la dimensione temporale, e così via.  La stessa cura  deve essere riservata alla sintassi (nel caso del video, la ‘sintassi’ consisterà nella sceneggiatura-montaggio) e al lessico, attraverso l’adozione di un linguaggio facilmente comprensibile. Spesso infatti gli alunni, quando hanno chiari in mente i concetti, ritengono superflue puntualizzazioni e ulteriori spiegazioni, dimenticando che, se per loro risultano evidenti, non lo sono necessariamente per i destinatari. Così pure, termini o immagini  non devono avere, nella comunicazione giornalistica, un carattere meramente esornativo o pleonastico. Le parole-imagini dei giornali e della Tv hanno un ‘costo di produzione’ e servono per trasmettere il loro contenuto informativo, non per evidenziare  una (presunta e discutibile) ‘bellezza estetica’ (anche a questo proposito la lettura di Queneau servirebbe molto a individuare quei registri che nulla hanno da spartire con la lingua dei giornali).  Niente, insomma, può essere lasciato al caso nella disposizione delle parti del testo e del video. 

Il rapporto testo/immagine/musica

Questi aspetti devono essere discussi all’interno della classe per adottare una strategia condivisa di presentazione della notizia ed evitare che qualcuno, assumendosi ruoli di leader che nessuno gli ha attribuito, finisca per imporre agli altri le sue scelte. Ugualmente produttivo, anche sotto il profilo didattico, può essere presentare agli studenti  di altre classi versioni diverse del report/ video e, attraverso il loro feed-back, valutarne punti di forza e di debolezza. In particolare, si potrà esaminare, a livello di contenuto informativo, il rapporto detto-non detto, vale a dire l’esplicito e l’implicito. Come è noto, a volte il silenzio su un particolare è più eloquente della sua stessa marcata presenza: l’importante, però, è che al lettore siano fornite le coordinate essenziali per avere un’informazione corretta sul fatto. Da valutare con molta attenzione, infine, il rapporto testo (parlato o scritto) e l’immagine (statica come la fotografia o in movimento come quella televisiva). Nella preparazione degli elaborati, occorre ovviamente fare in modo che i due linguaggi si integrino al fine di potenziare l’impatto informativo. Il rischio è infatti che l’uno e l’altro finiscano per ‘oscurarsi’ a vicenda. Un caso del genere, ad esempio, potrebbe verificarsi scegliendo una sottofondo musicale sbagliato o troppo ‘ingombrante’ per il video: la combinazione immagini- musica finirebbe per collocare in secondo piano il valore informativo del testo.

In generale, per il linguaggio iconico- televisivo e il suo rapporto con il pubblico, valgono sempre le seguenti, acute osservazioni di Umberto Eco, che gli studenti dovrebbero analizzare:

“E’ chiaro: è perfettamente inutile parlare dei bisonti preistorici di Altamira, lodandone la vivacità impressionistica […], se non si ha ben chiaro il tipo di rapporto che si istituiva tra chi faceva queste immagini, le immagini stesse e chi le vedeva, ammesso che, dipinte nei penetrali della caverna, fossero destinate veramente a una visione. Sinché non si sono chiariti gli usi magici e rituali ai quali queste pitture erano finalizzate, è inutile iniziare un discorso in termini di apprezzamento estetico ( a meno di fare dei facili estetismi).

Così è per la televisione: di fronte a un “servizio” che coordina diverse forme di espressione, dal giornalismo al teatro e alla pubblicità, per comprendere come il “servizio” ponga nuove condizioni a ciascuno di questi “generi” trasposti in una nuova situazione, occorre capire a chi si rivolge la TV e cosa lo spettatore fruisce veramente quando si trova davanti a uno schermo televisivo”. (Umberto Eco, Apocalittici e integrati, TascabiliBompiani, 1984, pp.328-329).

In sintesi, il fatto di cronaca/attualità oggetto del report e del video prodotti dai ragazzi esige che i due linguaggi (verbale e iconico) convergano nell’essenzialità di discorso, nella ricerca del massimo contenuto informativo, nell’attenzione al destinatario e alla situazione di fruizione; elementi specifici della comunicazione televisiva sono invece la prevalenza di immagini, la sapiente alternanza con il parlato (voce fuori campo, interviste, racconto del giornalista,…), l’eventuale commento musicale.

di Gianluigi Sommariva

Scrittore per ragazzi

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