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lunedì, 15 Maggio 2017 Il caso delle università inglesi

Monito della responsabile dell’Ucas agli studenti: non pensate alla carriera!

La responsabile dello Ucas, il sistema centralizzato di ammissione universitaria (in Inghilterra non ci si iscrive alle università, perché sono tutte a numero chiuso e si fa domanda di ammissione attraverso un percorso a ostacoli che comincia anche prima dei 17 anni, e tutto passa attraverso lo Ucas) si è rivolta agli studenti dicendo: “basta con l’ossessione della carriera, non guardate agli studi solo come un ponte verso l’occupazione, non lanciatevi subito in un lavoro appena finiti i corsi, godetevi quegli anni, al limite divertitevi, poi tornate a casa da mamma e papà, prendete tempo per guardarvi attorno e magari fare qualcos’altro, qualcosa di creativo, prima di chiudervi in un ufficio”. In Italia abbiamo il problema della disconnessione fra scuola e mondo del lavoro, della laurea che non serve a trovare un impiego qualificato, della disoccupazione giovanile. In Inghilterra il dramma sembra essere che si trova lavoro troppo presto (e in un’economia che gode della piena occupazione c’è poco da meravigliarsi). Ma la questione toccata dalla responsabile dello Ucas è reale: e cioè la precoce colonizzazione del sistema educativo da parte delle aziende.

In Inghilterra le banche d’investimento, le multinazionali della consulenza e dei servizi professionali, i grandi gruppi legali vanno a caccia di talenti nei corridoi universitari. E reclutano fra i giovani che hanno svolto degli stage già durante gli studi. Un anno dopo la laurea quasi tutti lavorano, e lo fanno là dove avevano ottenuto un apprendistato: nelle aziende d’élite la competizione per gli stage è più accesa che per i posti di lavoro.

Gli studenti cominciano lo stage al primo anno, effettuano sostituzioni al secondo vengono assunti subito dopo la laurea. Questo significa passare gli anni universitari a mandare curricula, fare test attitudinali, sostenere interviste. A scapito della passione per gli studi. In Italia giustamente ci si pone il problema di come raccordare scuola e mondo del lavoro. Ma all’estremo opposto del pendolo c’è il caso inglese, dove il raccordo si è trasformato in un abbraccio soffocante. E ora ci si chiede se non sia il caso di mettere tra parentesi l’ossessione del mercato e riscoprire l’importanza della formazione personale, che non è mai fine a se stessa.

Fonte corriere.it



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