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La cronaca

La cronaca, nazionale e locale, è forse il settore che meglio qualifica una testata giornalistica, non solo perché dalla sua accuratezza, precisione e completezza si può dedurre la serietà della testata, ma soprattutto perché sta alla base stessa della scrittura giornalistica. Se fare giornalismo significa innanzi tutto trasmettere notizie vere, dettagliate, verificabili, il buon cronista assolve questo compito primario, con senso di responsabilità e sempre in un’ottica di servizio al lettore. Raccontare la quotidianità e farlo in modo interessante ed efficace per il pubblico comporta una serie di doti che non tutti posseggono (o non posseggono in egual misura): curiosità, attenzione, intuizione, volontà di comprendere, capacità di analisi e sintesi (si pensi agli spazi precisi entro cui opera il cronista), disponibilità nei rapporti interpersonali, senso della misura. Per far meglio capire agli studenti l’importanza di un buon servizio di cronaca (sotto forma di report giornalistico o di servizio Tg) può essere utile anche la visione di un vecchio film del 1958, 10 in amore, con Clark Gable e Doris Day, in cui si fronteggiano due modi di intendere il giornalismo e la cronaca: uno, sostenuto dall’insegnante di giornalismo (Doris Day), basato sulla preparazione teorica e sull’approfondimento delle notizie, l’altro , quello rappresentato da Clark Gable, rude giornalista che viene dalla gavetta, diffidente nei confronti degli insegnamenti teorici e sostenitore del primato dell’esperienza diretta. La conclusione del film propone una sintesi delle due posizioni, non solo perché, ovviamente, tra i protagonisti scoppia la scintilla dell’amore, ma perché concretezza, praticità e approfondimento teorico si rivelano compatibili.

Il fatto e la sua interpretazione: come distinguerli?

Una delle caratteristiche del giornalismo di matrice anglosassone è la famosa distinzione tra fatti e opinioni. È indubbio che il lettore vuole innanzitutto i fatti, perché dalla loro conoscenza poi potrà formarsi una sua opinione personale. È altrettanto vero, però, che non è possibile operare un taglio netto tra fatti e opinioni, dal momento che anche il più imparziale servizio di cronaca esprime sempre un punto di vista e opera quindi una scelta. Di qui l’importanza di confrontare, ad esempio, due (o più) servizi di cronaca sullo stesso argomento (report giornalisti o servizi Tg di testate di diverse), in modo da evidenziare somiglianze e differenze. Questo lavoro comparativo, in sostanza, altro non è che la trasposizione delle varie versioni che si possono apprendere di un fatto intervistando la gente che in qualche modo vi è stata coinvolta. Va da sé, comunque, che primo dovere di ogni buon cronista non è esprimere le sue opinioni, ma rendere conto delle notizie e dei fatti di cui è venuto a conoscenza. La Rete, oggi, per la possibilità di trasmettere le notizie in tempo reale, impone anche l’obbligo di aggiornare costantemente l’informazione in base all’evoluzione dei fatti stessi. Se un tempo questo compito spettava alle testate del pomeriggio e della sera, ai giorni nostri esso può essere svolto grazie ad Internet, a condizione che ogni notizia sia attentamente verificata mediante riscontri incrociati e controllo delle fonti. Il pericolo delle fake news è costante.

Stampa e Tv, in Italia, cercano di distinguere fatti e opinioni con vari accorgimenti: ad esempio, i giornali abbinano alla ricostruzione cronachistica un “corsivo” di commento, collocato in genere in uno spazio attiguo della pagina, in modo che il lettore possa riconoscerli facilmente; la Tv, dal canto suo, dopo aver narrato il fatto, mediante testi e immagini, chiede l’intervento durante il Tg di un testimone o di un esperto autorevole che fornisce la sua interpretazione. Questa impostazione, semplice ed efficace, può essere mantenuta anche nella realizzazione del report giornalistico e servizio Tg con cui partecipare al progetto “Ultima Ora”.

La cronaca e i suoi generi

È risaputo che la cronaca, anche per ragioni pratiche di riconoscibilità immediata da parte del lettore, si distingue in generi, rappresentati da colori diversi: cronaca nera, rosa, bianca. C’è poi la cronaca giudiziaria, che da “Mani pulite” in poi ha acquistato sempre più rilevanza. I cronisti possono specializzarsi in un genere, ma sarebbe bene che la loro scrittura si rivolgesse periodicamente anche agli altri, sia per evitare inopportune identificazioni tra genere e autore, sia soprattutto per non subire troppo il condizionamento che proviene dalla frequentazione costante di certi ambienti e persone.

Ad esempio, un cronista di “nera”, avvezzo a dover scrivere di furti, rapine, omicidi potrebbe essere indotto a formarsi (e di conseguenza a comunicare) una visione troppo pessimistica della realtà, che per fortuna contempla anche moltissimi fatti positivi. In base al principio – vero o presunto tale ̶ che il male è più “interessante” del bene e che le vicende e i difetti degli altri, specie se vip, attirano di più l’attenzione generale, la cronaca nera e la cronaca rosa non dovrebbero avere pericolose concorrenti nella cronaca bianca (relativa alle notizie di carattere amministrativo e civico) e in quella giudiziaria.

Spesso le cose stanno così, ma è anche vero che a volte la “bianca”e la “giudiziaria” possono risultare molto più interessanti delle altre quando riguardano, ad esempio, fatti o personaggi vicini all’esperienza diretta del lettore. Se vengo a sapere da un quotidiano o da una Tv locale che una strada attraverserà un campo di mia proprietà, leggerò il pezzo di cronaca con interesse ben diverso rispetto a ogni altra notizia, anche interessante ma non così direttamente coinvolgente per me. Così, pure raccontare certi fatti può essere di normale routine in certi contesti, ma può significare anche infrangere veri e propri tabù in altri (si pensi, ad esempio, agli eventi legati alla criminalità mafiosa e allo loro diversa risonanza nelle regioni del nostro Paese). Di conseguenza, l’abilità di un cronista sta nel far percepire al lettore che il fatto descritto ha una rilevanza particolare anche nei suoi confronti. Come? Può bastare un aggettivo collocato al punto giusto, la presentazione di pareri contrastanti, la formulazione di una domanda, vera, che sollecita una risposta e una riflessione, un’allusione alle possibili conseguenze anche per il lettore. Insomma, se necessario, un buon cronista deve saper rendere il “clima” emozionale che si respira attorno a un fatto perché anche questo fa parte integrante della “notizia”.

Qualunque sia il tipo di cronaca scelto dagli studenti che aderiranno al concorso “Ultima Ora”, la qualità del loro report giornalistico e servizio Tg si giocherà anche su questo rapporto tra i dati direttamente osservabili e quelli presenti, ma non immediatamente percepibili.

In bocca al lupo, quindi!

A cura di Gianluigi Sommariva - Scrittore per ragazzi