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Fake news in ambito scientifico

Le fake-news, o la post-verità, non sono novità, come non lo sono il complottismo, o la più banale "dietrologia". Si tratta di fenomeni antichi quanto l'uomo. Già all'alba di Roma circolavano voci che oggi definiremmo "incontrollate" sulla fine di Romolo, il quale, secondo Cassio Dione, sarebbe stato circondato e fatto a pezzi dai senatori mentre pronunciava un discorso. Una “bufala”? Sarebbe solo una delle prime, perché da allora fino ai nostri giorni la Storia ne è costellata, talvolta con conseguenze estremamente tragiche, come nel caso dei Protocolli dei Savi di Sion, un falso noto e pubblicato nei primi del Novecento nella Russia imperiale che ebbe un ruolo non irrilevante nella propaganda antisemita durante il secolo scorso. Si potrebbe continuare ricordando il presunto Nuovo Ordine Mondiale, oppure il gruppo Bilderberg, che secondo alcuni tirerebbe i fili del destino di tutti noi e gli esempi possono essere ancora molti. Quindi è ingenuo pensare che la circolazione delle leggende, più o meno
metropolitane, sia prerogativa del nostro tempo, un sottoprodotto di Internet. É però vero che la comunicazione globale e istantanea ne rappresenta un detonatore formidabile. Come ricorda Rob Brotherton in "Menti sospettose" (Bollati Boringhieri,
2017), la politologa Jodi Dean nel 2000 scriveva che "A mano a mano che le reti dell'informazione si fanno sempre più intrecciate, molti di noi si sentono sopraffatti e insidiati da un'incertezza onnipervasiva". Da allora, continua Brotherton, le cose non possono che essere peggiorate, tanto che uno studio del 2015 sulla diffusione delle teorie del complotto attraverso i social media ha portato a definire il nostro tempo come "L'Era della disinformazione". Il problema tocca tutti i settori, dalla politica, all'economia, alla cronaca, ma gioca un ruolo particolare nel campo scientifico.

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