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l'informazione di qualità in ambito alimentare: il ruolo fondamentale delle competenze

Il mondo dei prodotti agroalimentari interessa da sempre tutti i mezzi di comunicazione, ma troppo spesso i media non trattano questi argomenti con la serenità e le competenze necessarie, causando distorsioni interpretative o allarmismi nei consumatori.
Negli ultimi anni abbiamo assistito in ambito alimentare al proliferare di notizie preoccupanti che hanno progressivamente coinvolto sia i singoli ingredienti, sia gli alimenti nella loro complessità. Questo trend è stato causato principalmente da un inquietante fenomeno di disintermediazione della scienza che, complice il ruolo spesso banalizzatore del web e dei social network, ha portato i lettori a concentrarsi su contenuti spesso non filtrati e non verificati da fonti autorevoli e competenti. Le informazioni ottenute senza un’adeguata decodifica, possono influenzare drammaticamente le scelte di consumo, l’approccio al cibo e all’alimentazione nel suo complesso. A titolo esemplificativo, solo negli ultimi anni, sono finiti sotto l’occhio del ciclone la carne rossa, il caffè, l’olio di palma, lo zucchero, il latte, il burro, i grassi saturi, le uova, la farina bianca, il glutine, l’acrilamide, solo per citarne alcuni.
Basta un attimo per affermare nelle masse un luogo comune, ma occorrono poi diversi decenni per sfatarlo e correggerne le conseguenze, soprattutto nei social network, dove la condivisione dei contenuti è velocissima. Questo fenomeno è anche conosciuto come post-verità, essa, infatti “non è una semplice bugia, ma una bugia che resiste alla prova dei fatti” (interpretazione data dal giornalista Massimo Gramellini, vicedirettore del Corriere della Sera, il 4 maggio 2017).

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