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MANGIARE INFORMATI: fake news alimentari, tra miti e false credenze

“Tutti gli uomini sanno mangiare, ma pochi sanno nutrirsi”. In Italia, il food e la cucina hanno ormai una presenza massiccia sui media e sono i contenuti più cliccati in rete (trending topic): si sono rilevati nel 2014 oltre 70 programmi tv, che raggiungono mensilmente circa 35 milioni di persone, nonché 25mila food blogger che interagiscono con oltre più di 1000 siti tematici e 110 testate cartacee (MEC & GroupM - FoodFWD, 2014). Tra i principali topic on-line ci sono il cibo di alta qualità, le ricette della tradizione e il Made in Italy oppure il cibo sano e biologico o le nuove tendenze alimentari (cucine etniche e vegetariane, diete miracolose). L’avvento di internet, dell’e- commerce, dei forum e dei siti basati sui feedback degli utenti non potevano lasciare indenne il consumatore, che in breve tempo è completamente cambiato, sviluppando una nuova figura nel mercato degli acquisti alimentari: l’utente che brama informazioni e tenta di giudicare – in privato ed in pubblico – e prova a capire prima di acquistare; valuta le alternative, ascolta e genera il passaparola (es. nella realtà e nei social network); apprezza o disprezza pubblicamente, incidendo anche sulla reputazione di brand e prodotti. Sta progressivamente scomparendo il tradizionale consumatore inteso come “colui che consuma passivamente”. Ma, quanto sono aggiornate le informazioni che ha il consumatore?
La comunicazione nel settore food è in continuo mutamento e forse il cambiamento è l’unica cosa certa. Spesso non si valuta che anche l’informazione, come il cibo, ha un ipotetico tempo di scadenza, quindi i contenuti, anche se permangono per anni nel web, sono “da consumarsi preferibilmente” entro una certa data, prima che diventino superati o obsoleti. Purtroppo i vecchi articoli, indipendentemente dai contenuti, sono molto usati dagli esperti di web marketing e SEO (in lingua inglese Search Engine Optimization, cioè per l’ottimizzazione dei motori di ricerca) come “articoli pilastro” per generare traffico nei siti tematici, nei blog e nei social network. Una manciata di post, in passato ritenuti rilevanti in un sito di settore, possono generare a distanza di anni fino all’80% del traffico, indipendentemente dalla qualità e veridicità dei contenuti. Si tenga presente che le informazioni vecchie e non aggiornate, quindi presumibilmente divenute errate o inesatte, le convinzioni tanto diffuse quanto sbagliate, le voci infondate o forvianti possono fare anche molto male, inducendo comportamenti alimentari sbagliati e avere conseguenze sul benessere e la salute umana, in particolare nei giovani consumatori. Come per il cibo avariato, dobbiamo disintossicarci da tutte le nozioni negative, le proibizioni, le prescrizioni entrate nella nostra mente e nella nostra dieta, che spesso diventano “fissazioni”. Questo per evitare di contagiare involontariamente anche gli altri, soprattutto se si è docenti e formatori, che vogliono trasmettere solo contenuti veritieri e con un fondamento scientifico. Da qui l’importanza di cosa si cita e, a cosa si fa riferimento, per non indurre inutilmente false “credenze” negli studenti, che possono sfociare nel peggiore dei casi in disturbi alimentari. L’azione dei docenti può essere anche correttiva perché i miti dell’alimentazione spesso si tramandano involontariamente anche all’interno delle famiglie di generazione in generazione e diventano convinzioni difficili da eradicare.

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