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Italia, il Paese a cui piace mangiare "senza": caso 1

Senza zucchero, senza conservanti, senza grassi idrogenati, senza glutine, senza lattosio, senza nichel, senza OGM... e ora, senza olio di palma. Il mercato è ormai sensibile ai prodotti all’apparenza salutistici e anche in Italia sta dilagando la mania dei prodotti alimentari “senza qualcosa”, infatti ogni anno spuntano nel settore nuove gamme di prodotti caratterizzate dalla privazione volontaria di alcuni ingredienti, perché non più ritenuti salutari. Con consumatori sempre più informati e sensibili, la rincorsa continua delle aziende produttrici nell’evidenziare la salubrità dei prodotti, diventa un’importante strategia di marketing, quasi una via obbligatoria. Questa tendenza italiana nel ricercare prodotti sempre più sani e/o dietetici è dimostrata dall’analisi nel XII Rapporto Marca 2016 (BolognaFiere & Università degli Studi di Parma, 2016), che evidenzia che i consumatori della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) cercano in ordine: la qualità (68%), la sicurezza e la certificazione (64%), la varietà (55%), la tradizione (55%), la funzionalità (52%), l’etica (51%), l’innovazione (49%) e la sostenibilità (49%). Appare evidente che gli italiani desiderano una dieta sempre più naturale, tendenza confermata anche dai dati dell’ultima ricerca “Global health and ingredient-sentiment” (Nielsen, 2016), che denota quanto sempre più è l’attenzione verso corretti stili alimentari: oltre due italiani su tre dichiarano di essere preoccupati per gli ingredienti artificiali contenuti nei cibi.
Questo orientamento, l’abbiamo visto direttamente in pratica nel 2015 con carne, latte e formaggi: in Lombardia, per esempio, rispetto all'anno 2014 si è perso il 7% dei consumi di latte e formaggi e altrettanto nel segmento delle carni rosse, per effetto di una campagna mediatica nazionale basata sull’enfatizzazione di un “falso allarme” dell’OMS, ovviamente amplificato dai movimenti vegetariani e vegani. E’ la dimostrazione di come la comunicazione può influenzare e modificare in breve tempo gli stili di vita.
Nel rispetto di tutti è comunque sempre meglio il pragmatismo, all’estremismo alimentare. Non è detto che i cibi da “mangiare con moderazione”, siano per forza un veleno, altrimenti dovremmo eliminare moltissimi prodotti che apprezziamo (es. formaggi e salumi tipici) facenti parti della tradizione gastronomica italiana. Anche un vino di alta gamma, se non bevuto responsabilmente può avere conseguenze sulla salute, ma non è una giustificazione per non degustarlo.

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