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Il buon giornalismo in ambito alimentare

L’uovo è uno scrigno di proteine o una bomba di colesterolo? Il pesce ci salva dall’aterosclerosi con gli Omega 3 o ci avvelena lentamente con il mercurio? Dubbio amletico anche sulla verdura: mangiarne a derrate o lasciarci insospettire dal saggio appena uscito La verdura fa male! (di Steven Gundry, Piemme)? Raccontare l’alimentazione non è una sfida facile ai giorni nostri. Da una parte la ricerca che a volte esprime risultati contraddittori, dall’altra mettiamoci pure il giornalismo che ha bisogno di titoli enfatici e copertine sorprendenti.  Ma servire al lettore un piatto di notizie nutrizionalmente equilibrato è una responsabilità importante. Secondo una recente ricerca di Coldiretti, infatti, il 40% delle persone non consuma più il cibo legato a qualche emergenza alimentare e il 13% non cambia idea nel lungo periodo (ne sanno qualcosa i produttori di pollame, duramente colpiti dall’epidemia mediatica dell’aviaria nel 2005, con cali di fatturato che hanno raggiunto anche il 70%). Nello stesso tempo, informare è un dovere preciso. Per citare un altro caso emblematico della fine degli anni ’80, in occasione dell’emergenza “mucca pazza”, gli organi d’informazione inglesi furono accusati di aver minimizzato l’esordio dell’encefalopatia favorendo così l’insorgenza di nuovi casi. Anche stare al passo con le notizie non è impresa da poco. Lo scorso marzo in Focus Extra, tutto dedicato all’alimentazione, abbiamo parlato di carne cresciuta in laboratorio, dei pro e i contro del bio, di fruttariani, pescetariani, per citare qualche tendenze e novità. 

 

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