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Scienze e Innovazione - ed. 2019/2020

A volte, sembra che ormai “il Futuro è ora” e che niente potrà più stupirci più di tanto, invece, improvvisamente, si aprono nuovi straordinari scorci, come quello aperto dall’articolo “Uomini e Computer è l’ora del dialogo” del Messaggero del 10 Giugno 2019, il quale mette in evidenza l’innovazione apportata da Brain Talker nelle interfacce neurali, anche dette Brain-computer interface (“BCI”), capaci di far dialogare il cervello con apparecchiature digitali o anche con delle protesi. Un’impresa resa possibile da:

- lo sviluppo da parte dell’università di Tianjin del processore capace di leggere gli impulsi elettrici;

- la creazione di un sensore ideato da un 16enne americano Alex Pinkerton in grafene capace di leggere i deboli campi magnetici del cervello dall’esterno.

Ci si chiede: E’ un sogno o un incubo?

L’innovazione straordinaria riguarda il fatto che non si tratta più di interfacce invasive, che consistevano nell'introduzione di piccoli dispositivi da inserire all'interno della testa. Queste ultime erano state create dal CEO di Tesla, Elon Musk, soprattutto, per il miglioramento della salute di persone affette da malattie neurodegenerative, l'epilessia, il morbo di Parkinson e la depressione. Non si tralascia l’ipotesi di come possano essere utili in termini commerciali. Come, analogamente, il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, sta studiando una modalità per utilizzare queste connessioni e configurare un servizio di connessione tra la mente, oggetti, piattaforme on line e applicazioni in realtà aumentate.

 
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