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Convergenza

Convergenza è sicuramente la parola più importante per spiegare la rivoluzione digitale a causa della varietà di concetti che racchiude.

Innanzitutto, con questo termine s’indica la possibilità di far convergere - per l’appunto - su di un unico mezzo testi, foto, video, audio, cioè tutto quello che costituiva fino a pochi anni fa la specificità di ogni singolo mezzo di comunicazione. Del resto è ormai pratica quotidiana di tutti noi utilizzare lo smartphone per leggere notizie, guardare video interessanti o soltanto divertenti, ascoltare musica, conversare con parenti e amici, soprattutto tramite i social … e così via.

Tale pratica sta caratterizzando anche la produzione giornalistica. In rete è possibile realizzare servizi informativi che prevedano testi, immagini, rimandi a dati di istituti specializzati, segnalazioni di interventi e interviste più esaustive sull’argomento rilasciate in altri contesti da esperti e protagonisti degli eventi. E’ questo il motivo per cui, diversamente da ciò che si pensava nei primi anni dell’avvento del digitale, ormai in rete si trovano servizi giornalistici molto accurati e approfonditi. Anzi, la rete è diventato l’ambiente ideale per il long form journalism, cioè quel tipo d’informazioni che proprio grazie ai rimandi ipertestuali permette di vagliare ogni aspetto di un determinato evento o fenomeno. Del resto, il vantaggio della rete è che non ci sono problemi di spazio, né di deadline. Ogni servizio è continuamente modificabile, predisposto al continuo aggiornamento.  Per non dire, poi, del superamento di ogni confine nella circolazione. Ciascun contributo può arrivare dappertutto. Non a caso a essere favoriti sono i contenuti in lingua inglese che, ovviamente, si giovano del più ampio bacino d’utenza, visto il ragguardevole numero di persone che parla tale lingua.

Ma con il termine convergenza s’intende anche la possibilità di accorciare le distanze e soprattutto il distinto ruolo fra produttore degli eventi, intermediari informativi e tutti noi fruitori.  Come sostenuto da vari autori, a lungo i media - specialmente i media giornalistici - hanno fatto da nastro trasportatore dei contenuti fra fonti - che producevano realmente fatti e opinioni intorno a eventi e fenomeni sociali - e il pubblico che ne fruiva. Nell’ambiente digitale la distinzione di ruolo fra produttori, intermediari e fruitori diventa molto meno netta. I produttori hanno la possibilità di far arrivare i propri contenuti direttamente al pubblico, che a sua volta non si limita a consumare, ma può intervenire nel processo produttivo commentando, integrando, trasferendo tali contenuti a terzi e così via.

 

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