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Intervista alla Professor Rolando Marini

Con il Professor Rolando Marini, docente dell’Università per Stranieri di Perugia, abbiamo parlato della sua lunga esperienza di laboratorio. Il Prof. Marini ha strutturato delle linee guida del laboratorio per chiarire le modalità con cui si deve svolgere, arricchendolo di volta in volta di opzioni dato anche la specializzazione in Comunicazione del corso in cui si svolge, tanto da enucleare molti aspetti in cui l’esperienza con “Il Giornale in Ateneo” può esplicarsi.

Intanto, tutti i gruppi devono informarsi sulla storia di ciascuna testata, poi ci sono vari tipi di laboratori tra cui i gruppi possono scegliere in modo tale però che siano equamente distribuiti:

1. Linea Politico-Editoriale e Composizione Strutturale su una Testata:

    a. Bilanciamento sezioni tematiche in cui si classificano gli articoli per temi e si stimano le pagine dedicate;

    b. Abbinamento sezioni-pubblicità, analizzando connessione tra contenuto, taglio, identikit del lettore e pubblicità;

2. Prime Pagine a Confronto nella divisione della prima pagina su due Testate;

3. Bilanciamento Cronaca/Politica e sensazionalismo su due Testate; 

4. Partigianeria Politica nella narrazione di vicende politiche;

5. Confronto On line/Off line della stessa Testata nell’aggiornamento giornaliero, nell’uso delle immagini, nella collocazione, nella titolazione e nella quantità;

6. Commenti e opinioni offerti da due Testate, su temi e visione;

7. Pagine Culturali inserite nelle Testate, confrontare più copie per sottosezioni, macrotemi, modalità di trattamento della Cultura, lettore tipo.

 

Dal 2. al 7. le riflessioni vengono, per completezza, anche ricondotte alla linea politico-editoriale delle Testate.

 

A.: Allora mi racconti, intanto, come è venuto a conoscenza del progetto, da quanto tempo aderisce?

Prof. R. M.: Penso che sono circa 12 anni che aderisco al progetto. È stato molto utile, abbiamo organizzato esercitazioni in gruppo attraverso, appunto, la disponibilità dei giornali, prevalentemente in Triennale, e adesso ho cominciato ad utilizzarlo anche in Magistrale, quest’anno, per la prima volta.

A.: Perfetto! In quali corsi lo utilizza?

Prof. R.M.: Precedentemente si chiamava ‘Teoria e Tecnica della Comunicazione di Massa’, dopo si è chiamato ‘Sociologia della Comunicazione di Massa’, adesso si chiama ‘Sociologia dei Media’, in cui io dedico una parte al sistema dell’informazione in Italia, alle teorie sul Giornalismo, e quindi poi la cosa sfocia con la presentazione di questa esercitazione e degli obiettivi dei singoli sotto-temi. Adesso poi per la magistrale, il corso si chiama ‘Sociologia del Giornalismo Internazionale.’ Dunque, i ragazzi vengono organizzati per temi. Allora, normalmente io faccio ‘Composizione e strutturale e linea politica-editoriale’, questo è uno, nel senso che analizzando i contenuti per le perfezioni tematiche, devono individuare appunto, le preferenze di strategia editoriale delle tre testate a confronto. Normalmente a coppie, cioè Nazione a confronto di Corriere, Corriere a confronto con il Sole, etc... Però ultimamente ho fatto anche le singole Testate, in modo tale che avessero la capacità e la possibilità di approfondire, quindi non più comparazione ma nella singola Testata. Poi faccio il confronto tra Cronaca e Politica, cioè spazio dedicato alla Cronaca e spazio dedicato alla Politica, con l’analisi dei temi. Poi faccio il ‘Confronto On line-Off line’, quindi loro debbono confrontare lo stesso giorno, anzi il giorno che precede l’arrivo del giornale cartaceo, devono guardare l’evoluzione della prima pagina del giornale on line, in tre ore del giorno predeterminate, mattina, pomeriggio e sera dopo cena. Dopo si passa ai I ‘Commenti’, analisi dei commenti di esperti, politici e opinionisti, e poi faccio le ‘Pagine Culturali’, tutto ciò che riguarda l’informazione culturale. Quei ragazzi che fanno il primo tema, cioè linea politico-editoriale, fanno anche l’analisi della pubblicità, siccome il nostro corso è un corso di Comunicazione pubblicitaria, almeno un curriculum dei due è Comunicazione Pubblicitaria, lascio questo spazio affinché sia più aderente al loro percorso. Praticamente, loro devono analizzare il tipo di pubblicità, cioè le marche, gli oggetti, metterle in relazione con il lettore tipo, che viene analizzato anche attraverso i dati Audipress.

A.: Quindi integrate con altre informazioni. Mi diceva che dividete in gruppi, in generale per ognuno di questi temi ci sono delle linee guida in comune? Vengono suddivisi in gruppi gli studenti?

Prof. R.M.: Allora praticamente ho davanti circa 60 studenti frequentanti, l’esercitazione non è obbligatoria, quindi io mi trovo davanti più o meno 50 studenti, si dividono normalmente in gruppi da due a quattro, massimo quattro partecipanti, ciascun gruppo sceglie il suo tema, sulla base di questo menù che le dicevo e possono anche essere al massimo tre gruppi sullo stesso tema, però devono diversificare le testate. Quindi possono fare ciascuno un lavoro che ha la sua specificità, non si ripete normalmente una duplicazione.

A.: Quindi, ciascun gruppo ha il giornale fisicamente davanti a sé, consultano il giornale?

Prof. R.M.: Si si decide che il lavoro si basa sulla base delle copie messe a disposizione da “Il Giornale in Ateneo”.

A.: Quindi, che reazione ha visto da parte degli studenti al progetto?

Prof. R.M.: Loro sono molto interessati, pian piano scoprono, una realtà che non conoscevano, vale a dire il giornale cartaceo, nella sua integrità. Perché l’abitudine di utilizzare internet per l’informazione li pone normalmente davanti alla singola notizia. Le scelte tematiche, le trovano molto interessanti, e loro stessi mi hanno sollecitato, sulla base di un’osservazione che io feci, anche sarcasticamente, rispetto alle esperienze degli anni passati, quando ho proposto lo studio delle pagine culturali, loro hanno detto: “ma noi lo vogliamo fare! Molto interessante!” Hanno aperto anche questo fronte.

A.: Ottimo, perché una delle domande, era appunto: “quali sarebbero gli aspetti che migliorerebbero la realizzazione del progetto?” Cosa le piacerebbe avere di più?

Prof. R.M.: Sicuramente, un’altra testata.

Avere anche delle copie digitali, per il docente, questo potrebbe essere interessante, perché a lezione si possono utilizzare proficuamente, proiettando, selezionando alcuni articoli, anche se devo dire io poi uso una lavagna elettronica, che mi consente di proiettare ciò che sta sul piano di proiezione. Negli anni, io e i miei collaboratori, abbiamo molto migliorato la messa a punto, non soltanto la messa a regime ma anche la messa a frutto di questo regime.

A.: Questo è interessante, dotandosi di questi strumenti, quindi? Secondo lei, è un vantaggio avere il giornale fisico, tattile, come si rapportano i ragazzi rispetto a questo?

Prof. R.M.: Eh, come dicevo per loro è una novità molto interessante, insisto molto sul fatto che comprendere un giornale cartaceo per loro è una cosa indispensabile, e normalmente dalla stragrande maggioranza dei giudizi, che riportano, è una scoperta che li lascia sorpresi favorevolmente.

 A.: Immagino! Quindi lei mi diceva, che organizza il gruppo di studenti, li divide in sottogruppi, ciascun sottogruppo sceglie il tema, discutono tra di loro e, infine, qual è l’epilogo del laboratorio?

Prof. R.M.: Elaborano una relazione finale che presentano alla classe e a me.

A.: Quindi l’attività rientra nella valutazione?

Prof. R.M.: Assolutamente si! Anche perché ciascun gruppo tematico, è corredato di specifiche linee guida, per poter condurre il lavoro. Poi facciamo due o tre volte assistenza ai gruppi, per poter chiarificare come devono lavorare. Si conduce l’esercitazione con tutti i crismi, anche se non li facciamo lavorare in aula, li facciamo lavorare fuori dall’orario di lezione, lasciandogli un tempo abbastanza dilatato, che possano anche organizzarsi nel migliore dei modi, proprio in quanto gruppo.

A.: Quindi la maggior parte del lavoro avviene fuori dall’aula?

Prof. R.M.: Si, però la spiegazione delle linee guida e l’assistenza ai gruppi avviene in aula, affinché poi alcune tematiche possano essere condivise da tutti i gruppi. Alcune tematiche metodologiche devono essere condivise da tutti i gruppi.

A.: Mi sembra una struttura metodologica interessante da mettere in evidenza. Ho un’altra domanda sulla valutazione, la valutazione di questo elaborato corrisponde alla valutazione totale del corso oppure si integra?

Prof. R.M.: No, allora negli anni abbiamo un po’ cambiato, prima per promuovere questa esercitazione e promuovere anche l’approccio al giornale cartaceo, che per loro è abbastanza strano e sconosciuto, io avevo garantito un bonus di due punti a fine esame.  Adesso ci stiamo orientando verso una formula differente, praticamente dando delle valutazioni che poi si integrano nell’esame stesso.

A.: Ha un po’anticipato una delle domande che avrei voluto farle, cioè se, secondo lei, valutare il lavoro è una leva didattica che stimola gli studenti a partecipare.

Prof. R.M.: Si, assolutamente, cioè debbono percepire che quell’impegno ha un valore in sé, che non è diluito in mezzo ad altre cose. Poi chiaramente, ecco, loro, com’è noto, un semestre in realtà è un trimestre, ed hanno tante attività che sono anche un po’ concorrenti tra di loro, in termini di uso del tempo, bisogna chiaramente motivarli in modo anche pragmatico.

A.: L’attività si fonda su questa motivazione o, invece, sulla libera e spontanea partecipazione.

Prof. R.M.: Non ci ho mai dato troppo peso, tuttavia, le due cose sono combinate perché alcuni non accettano di farlo, perché lo considerano un sovraccarico, ma quasi i 2/3 abbondanti della classe accetta.

A.: E’ interessante quest’aspetto, cioè non è obbligatorio, chi vuole partecipa. Come ha visto la partecipazione degli studenti? Sono propositivi?

Prof. R.M.: Si, come le dicevo, quest’anno ad esempio, la sollecitazione ad accettare questo tema di
Pagine Culturali, è una sorpresa e quindi da parte loro c’è un interesse notevole. Per esempio, coloro che sono maggiormente legati all’elemento on line, sono anche contenti di affrontare la problematica del confronto, bisogna anche agganciare la loro esperienza precedente e interessi pre-esistenti per poterli poi spostare verso questo prodotto così particolare, che oggi è il giornale cartaceo, e da qui poi tutta una serie di ulteriori considerazioni che, normalmente, io e i miei collaboratori portiamo avanti, nel senso della completezza del prodotto, della sua intellegibilità, come prodotto che non da solo notizie, ma rappresenta un contesto che si deve comprendere in termini strategici e contiene un certo tipo di giornalismo.  

A.: Nel suo corso, visto che è un corso attinente anche a queste materie, sono state affrontate anche tematiche attinenti alla deontologia e i social?

Prof. R.M.: Si, lo faccio io.

A.: Questo si interseca con questo lavoro con i giornali in qualche modo?

Prof. R.M.: Certo, io faccio una parte dedicata appunto alle tematiche della storia del giornalismo e degli studi sul lavoro giornalistico. Non ho un’ampia parte sulla deontologia, ma per esempio si ragiona tantissimo sull’obiettività, sulla cosiddetta obiettività. Loro sono formati, dal senso comune dalle scuole superiori, per cui li giornalismo si ritiene che debba essere obiettivo. Allora lì bisogna scavare, bisogna cercare di far capire loro, di quale obiettività stiamo parlando, di quale obiettività il giornalismo può essere responsabile insomma.

A.: Se lei dovesse far risaltare una cosa in particolare in cui l’uso del quotidiano in aula, le è molto utile per ottenere degli apprendimenti, quale sarebbe?

Prof. R.M.: Spostare l’elemento della loro esperienza di fruitori di informazione, verso un prodotto informativo più complesso, cioè introdurre una riflessività critica rispetto alla loro abitudine di consumo, non solo dell’informazione ma anche cominciare ad avere uno sguardo esperto sul prodotto informativo.

A.: Molto interessante, c’è un’inversione della didattica che diventa più partecipativa da parte loro?

Prof. R.M.: Poi si discute in modo non troppo ampio, bisognerebbe avere più tempo, perché io devo combinare l’esigenza di fare teoria della comunicazione e questa necessità di riflessione sulla pratica nel lavoro giornalistico. E pur essendo un corso di nove crediti, quindi di 60 ore, non è che ci sia tanto spazio per discutere di giornalismo. Comunque loro recepiscono molto le linee guida e tutto ciò che è sotteso alle linee guida.

A.: Rispetto alle sue aspettative, come sono i risultati che ottiene di volta in volta?

Prof. R.M.: Allora negli ultimi quattro/cinque anni molto positivi. Ci sono stati dei momenti, in cui non erano abbastanza positivi, e questo credo dipenda da quella variabilità di anno in anno nei corsi c’è sempre, del materiale umano che hai davanti, però devo dire che ho sempre cercato di migliorare l’esercitazione, cioè dare delle linee guida più certe, che per loro rappresentino un ancoraggio ancora più sicuro, e anche di diversificare le tematiche.

A.: Questo ha funzionato molto di più, quindi, nel creare maggiori risultati?

Prof. R.M.: Si, loro hanno delle precedenti esperienze di analisi dei giornali, perché questa è una cosa che funziona, come loro stessi testimoniano parecchio nelle scuole superiori, però io cerco di muoverli verso una lettura più analitica più professionale, essere lo sguardo esperto.

A.: Questo sguardo professionale in che cosa poi si concretizza maggiormente?

Prof. R.M.: Nel sapere che il giornale è costruito come prodotto di una mente collettiva che ha una sua strategia e che bisogna saper decodificare a partire dal testo per risalire appunto a queste strategie, con strumenti supplementari anche con Audipress che però viene utilizzato soltanto da quelli che fanno appunto l’analisi della composizione strutturale e della linea politico editoriale. 

Audipress è una rilevazione periodica che viene fatta da un gruppo di demoscopici, ed è la più classica delle analisi ricorrenti sulla lettura. E’ pubblicata anche in internet. Ormai è un riferimento principe il sito di Audipress.

A.: Permette di andare a scovare un po’ i metalinguaggi che vengono utilizzati?

Prof. R.M.: No, c’è proprio un’analisi demoscopica, che significa che si analizzano coloro che leggono determinate testate, e quindi la leadership viene analizzata per classi di età, per grado di istruzione.

A.: La scrittura, immagino, viene orientata anche in base a questo. Quanto tempo riesce a dedicare al progetto?

Prof. R.M.: Noi dedichiamo 8 ore durante il percorso, e poi più o meno altre 8 per le relazioni finali. Queste seconde, diciamo sono extra rispetto alle 60 ore, sono una specie di pre-esame.

A.: Ha qualche altra osservazione che le piace condividere?

Prof. R.M.: No, va tutto bene, l’unica esigenza più importante da segnalare è quella diversificazione delle testate. Se ce ne fosse una quarta e anche una quinta, sarebbe perfetto!