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Intervista al Professor Rocco Reina

Con il Professor Rocco Reina, Professore Ordinario di Organizzazione Aziendale all’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro, abbiamo, in particolare, approfondito il tema di come poter stimolare gli studenti ad esprimere maggiormente le proprie preferenze e opinioni, attraverso questa attività che coinvolge i quotidiani e quindi tutte le vicende contemporanee con un atteggiamento molto professionale ma anche molto accogliente e aperto.

 

A: Lo scopo della nostra chiacchierata è un po’ valorizzare quella che è l’attività che viene svolta in aula attraverso l’uso de “Il Giornale in Ateneo”. Se lei mi vuole già descrivere un po’ come imposta il lavoro, partiamo da qui.

Prof. Reina: Si, fondamentalmente partendo da un ragionamento sulla genesi e sull’evoluzione di questo tipo di rapporto che l’Università degli Studi della Magna Grecia di Catanzaro sta sviluppando con l’Osservatorio Permanente Giovani - Editori con il progetto “IlGiornale in Ateneo” che è uno dei primi progetti promossi dall’Osservatorio con l’Università. Fui contattato da un collega dell’Università della Calabria di Lettere, così grazie a lui ho avuto una prima facile via d’accesso all’iniziativa. Ero uno dei primi a partecipare in materia Economico Aziendale, essendo docente di Organizzazione Aziendale e Gestione del personale, da quel momento in poi , le cose si sono in qualche modo sviluppate nel tempo, ed abbiamo avuto la possibilità di sperimentare in diverse modalità quelli che sono stati i diversi approcci all’uso del giornale nell’attività didattica della cattedra. Siamo oramai arrivati a diverse edizioni, e, ovviamente, man a mano cresceva l’esperienza, si superavano le difficoltà logistiche, organizzative, di tempistica di arrivo dei giornali, nei giorni in cui arrivavano. Si evitava anche che banalmente altri colleghi, che pensavano fosse una “donazione del cielo”, li prendessero ad ampie mani nella buvette dell’Ateneo. In qualche modo siamo riusciti ad organizzare un progetto che credo abbia avuto una serie di riscontri.

I riscontri iniziali sono fondamentalmente collegati al fatto che i ragazzi provano assoluto interesse nella lettura.  Ovviamente, questo significa che c’è bisogno di investimento. L’investimento da parte del docente, nello specifico, mio, in questo caso, è stato quello di chiedere ai ragazzi di considerare i giornali uno strumento di lavoro. Pertanto, per sfruttare il giornale in qualche modo, avendo il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore, le cose che in qualche modo abbiamo chiesto ai ragazzi di selezionare inizialmente liberamente gli articoli che piacevano sui giornali che preferivano, lasciandoli liberi di scegliere la testata più specializzata in economia o qualcuna più comune. Le aule in cui questa operazione si è fatta sono state quelle di Organizzazione Aziendale o Gestione del personale, del Corso di Laurea Economia Aziendale o del Corso o del Corso Economia delle Organizzazione Pubbliche e Private che il vecchio corso di Scienze dell’Amministrazione che è stato rinominato nella riforma universitaria. Per cui devo dire che l’utilizzo è stato proficuo, la richiesta che ho fatto man mano e l’affinamento che ho fatto, ho voluto chiedere prima un azzeramento e poi un confronto in cui ho chiesto di scegliere dei temi che liberamente selezionavano sui giornali in coerenza con le materie di studio. Quindi ho chiesto di scegliere tra gli articoli che gli piacevano quelli che erano più attinenti alla materia di studio cioè Organizzazione Aziendale e Gestione delle Risorse Umane. Quindi, in maniera libera, individualmente, selezionano gli articoli. Questi vengono poi riportati sulla lavagna grande, il primo e il secondo più importante in base al loro modo di vedere, che ognuno ha trovato interessante per lo sviluppo di tematiche economiche aziendale. Successivamente, a seconda della selezione fatta dai ragazzi, verificando gli articoli selezionati e la numerosità delle opzioni scelte è possibile incontrare lo stesso articolo da più ragazzi. A quel punto si provvede a fare una discussione animata dagli stessi ragazzi, che hanno selezionato quell’articolo o che sono rimasti incuriositi dal perché, e come, un compagno ha scelto quell’articolo stesso. Quindi tengono una discussione che va ben oltre la discussione sul mero articolo.

L’investimento iniziale in termini di tempo era quello di dedicare un’ora di lezione a settimana, in realtà come può immaginare,  questo tempo si è rilevato pochino, perché chiaramente avendo preso le tematiche dalla vita vissuta, quindi laddove le contrapposizioni tra la teoria letta sui libri e discorsi sentiti e ascoltati sui media, sulla televisione, era chiaro che creava nei ragazzi delle attese, dei dubbi che trovavano stanza di compensazione in questo momento d’aula, per cui si creava un bel confronto sui temi, le tipologie di articoli, dovevano incontrare, vissuti diversi esperienziale dei ragazzi ma anche aspettative o preferenze di parte. Ovviamente in tutto questo il giornale diventava uno strumento per poter cavalcare dei temi, in aggiunta a questo abbiamo provato a riflettere, sulla posizione degli articoli all’interno del palinsesto giornalistico, facendo vedere come ad esempio lo stesso articolo era diverso dal Corriere della Sera e da Il Sole 24 Ore, ma era assolutamente diverso se in prima, quarta o ventiduesima pagina del giornale, facendo attenzione alle sezioni editoriali dedicate dai giornali, e quindi per entrare meglio nello strumento informativo, e comprendere quelle che sono le caratteristiche, e quali erano i principali aspetti che venivano sottolineati in osservazione. Questa cosa è uscita fuori negli anni in un progressivo affinamento dell’esperienza. L’anno scorso e anche quest’anno, i ragazzi hanno naturalmente, sulla base delle selezioni operate, individuato degli argomenti, rispetto ai quali, hanno costruito una loro reportistica, e di come nel tempo, quell’argomento si sia evoluto, corroborato da altre contaminazioni di carattere, di matrice didattica, cognitiva, piuttosto che da influenzamenti del contesto esterno che nel frattempo cambiava.  L’anno scorso siamo stati selezionati dall’Osservatorio Permanente Giovani - Editori per partecipare al convegno “Crescere tra le righe” che hanno organizzato nelle vicinanze di Siena al quale partecipano gli editori e gli autori delle testate giornalistiche principali, nazionali e internazionali. Ovviamente la situazione è stata molto di valore per i ragazzi che sono cresciuti con questa esperienza, che purtroppo incontra alcuni e non incontra tutti, ma man mano sedimentiamo esperienza e cose positive, tentiamo di portare avanti questo discorso.

A: Molto interessante! Quindi mi diceva che dedicate un’ora alla settimana. Per quanto tempo dura il progetto durante l’anno?

Prof. Reina: In realtà, ho opzionato il progetto, siccome ho lezione sia nel primo che nel secondo semestre, l’ho opzionato sia nel primo che nel secondo semestre, e praticamente l’aula cambia ma il progetto vale 10 settimana, per cui dovevano essere 10 ore. In realtà, non è stato mai così, ma molto più del doppio. Se dovessimo ragionare e questo lo dico in modo molto sommesso, la contaminazione diventa molto più pervasiva e invasiva nella didattica tradizionale, ma per me era importante che attualizzava gli studi di carattere economico aziendale. I più rigorosi o più ortodossi direbbero che si leggono i giornali in modo dispregiativo, ma questa è una lotta che non finirà mai. Comunque i miei ragazzi non hanno mai avuto delle decurtazioni, come dire dei mattoncini della materia del sapere, ma la vita è un’altra cosa e proviamo a far emergere entrambi gli aspetti.

A: La sua aula di quanti alunni più o meno è costituita?

Prof. Reina: E’ un numero che varia dai 45 alle 70 persone.

A: Lavorano individualmente mi diceva e poi viene riportato in plenaria?

Prof. Reina: Lavorano individualmente anche se spontaneamente si costruiscono, secondo regole sociali, dei più piccoli gruppi, che già commentano tra di loro le notizie.  Poi individualmente li chiamo a testimoniare quelli che sono stati gli interessi selezionati.

A: Quindi lavorano in questo modo sempre in aula oppure ci sono degli incontri ulteriori rispetto a quelle in aula?

Prof. Reina: Quando abbiamo fatto la reportistica poi in realtà è stato investito ulteriore tempo fuori dalle mure dell’Università, anche fuori orario didattico per così dire perché hanno dovuto fare dei lavori. Hanno utilizzato il momento del giornale per fare ricerche di altro tipo, sulla spinta di un articolo di giornale abbiamo ripercorso a ritroso e abbiamo trovato le fonti collegate ad alcuni problemi di carattere teorico aziendale organizzativo. Anche in chiave di ricerca di informazioni il giornale è stato utile e interessante. Ha dimostrato la sua validità.

A: Invece, in termini di valutazione o di crediti, ci sono delle implicazioni?

Prof. Reina: Io su questa cosa non sono molto convinto, nel senso che vorrei sempre che si assicuri la libertà e una discrezione di scelta e non un’indicazione opportunistica di aver sconti o altro che è la cosa che avevo già detto, cioè non c’è stato una scontistica di programma perché loro facevano questo progetto per il giornale. Semplicemente il giornale ha permesso di rendere più viva la didattica rispetto al limitarsi ai capitoli dei libri.

A: Mi diceva che le leve che ha utilizzato sono più che altro la sua partecipazione?

Prof. Reina: Si devi essere parte del gruppo e del lavoro.

A: Anche fiducia mi sembra di capire nella loro possibilità e potenzialità, apertura a quello che loro sono in grado di dare.

Prof. Reina: Si credo che sia una cosa molto scambievole. Se tu stai in aula e stai con i ragazzi, loro hanno fiducia in te, e tu in loro. Ovviamente è una cosa da costruire nel tempo, non ci sono opportunismi di altro genere.

A: Ci sono dei temi ridondanti su cui ritornate connessi al vostro percorso oppure c’è una varietà e questa è la forza del progetto?

Prof. Reina: No lo lascio libero perché in realtà ogni volta l’aula è diversa.  Ogni volta ci sono diverse selezioni da parte dei ragazzi. I ragazzi hanno una selezione percettiva diversa ogni anno di aula in aula e quindi loro stessi conferiscono diversità.

A: Dopo questo lavoro c’è un lavoro finale, un elaborato, una scrittura collettiva, una documentazione?

Prof. Reina: Non ogni anno no, come le dicevo l’anno scorso c’è stato un incontro con l’Osservatorio in cui abbiamo realizzato un collage di articoli finalizzati a esporre in modo completo una tematica, che fosse la diversità, la responsabilità sociale di impresa, l’ambiente e quindi la sostenibilità, che era il tema di quest’anno.

A: L’esperienza del quotidiano quindi consente di fare un collegamento con un altro tipo di esperienza, più di scrittura.

Prof. Reina: Si si dovrebbe sempre fare in modo che non siano contenitori stagni.

A: Certamente. Come ne giova, secondo lei, proprio la didattica tradizionale, invece, di questa esperienza?

Prof. Reina: Beh fondamentalmente, non è la didattica tradizionale quindi, banalmente, l’argomento dell’azienda, che ha una situazione di crisi, che deve licenziare, che deve fare processi di acquisizione di nuova forza lavoro, trovano elementi importanti di collaborazione negli articoli di giornali. Ad esempio proprio in questi giorni  una nota azienda specializzata nella produzione di elettrodomestici sta licenziando ed un ragazzo ha voluto affrontare l’argomento “licenziamenti” che forse è più materia di diritto del lavoro, ma è una tappa importante, perché l’azienda si trova di fronte alle esigenze delle commesse o delle altre cose, che devono andare a depauperarsi, quindi, questo come tanti altri elementi, che sono la diversità, il tema collegato della responsabilità sociale, quindi anche della sostenibilità aziendale finiscono per diventare delicati, perché occupandosi di persone in azienda, come argomento, come materia di insegnamento, è ovvio che sono tanti elementi di influenzamento e condizionamento reciproco. E’ solamente rendere più viva una lezione di carattere tradizionale.

A: Quindi mi sembra che vengano calati anche di più nella realtà questi apprendimenti, giusto?

Prof. Reina: Si assolutamente si. Consideri anche il fatto che mi trovo a lavorare a Catanzaro, che è nel centro della Calabria, capoluogo di Regione, ma la Regione Calabria non è una regione industriale, per cui parlare di aziende e portare le esperienze dichiarate e raccontate sul giornale di aziende che hanno anche in posti lontano dalla Calabria, permette anche al ragazzo di non sentirsi lontano da quei temi, e di essere in grado di affrontarli, con le condizioni del caso.

A: Certo, consente di avere uno sguardo sul mondo?

Prof. Reina: Si, assolutamente si!

A: Secondo lei, qual è il ruolo che hanno gli studenti in questo tipo di didattica, a differenza di quella tradizionale?

Prof. Reina: Beh, fondamentalmente è una logica importante, perché è una lezione che viene dal basso , anche se è sbagliato come termine, non mi piace dal basso,  non è dal basso verso l’alto, o dall’alto verso il basso, non è questo, capovolgendo quella logica tradizionale, il tema della lezione non è imposto dal capitolo del libro, ma si arriva al capitolo del libro attraverso la lettura della realtà così come si sviluppa nel contesto in cui vivi.

A: Bene! Quindi come reazione degli studenti, lei ha visto interesse. In termini di propositività cosa ha visto da parte loro?   

Prof. Reina: Devo dire che in termini di propositività per il fatto che io vivo insieme a loro queste cose, cioè io il giornale lo leggo per il tempo che lo leggono loro facendo anche io le mie considerazioni sugli articoli, probabilmente non proponendo io, non sono una persona che sono fuori dal processo, per cui i ragazzi vengono coinvolti, vivono con me questo tipo di esperienza. In realtà, i ragazzi non si sentono soggetti passivi, ma diventano essi stessi attivi, favorendo un processo di crescita, e quindi la condividono. Ovviamente, mi rendo conto, questa è di fatto, che le prime volte, non capiscono se il giornale è uno strumento che possono portare a casa. Mi rendo conto che lo sforzo che devono fare è dal punto di vista cognitivo, i ragazzi devono ragionare, non so quanto questa possa portare, se questo fosse l’obiettivo nascosto, possa aumentare le vendite del giornale cartaceo. Su questo credo che questo non è lo strumento, perché i ragazzi hanno differenti canali di informazione. C’è anche un’altra cosa ma questa è fuori argomento, credo che i ragazzi leggano quella realtà secondo le cose che gli vengono trasmesse in maniera mediana, cioè medio, e la percezione della realtà è del tipo: “soffrono di disoccupazione, ma non si preoccupano dell’occupazione.” Se hanno il problema dell’ambiente, finché non glielo fai vedere il problema è perso non so se è chiaro. Dal punto di vista della pratica, quindi del considerarsi elementi importanti nelle scelte consapevoli per il futuro, questa cosa è più lenta, e quindi per questo bisogna un po’ lavorarci. Però credo che ci sia una grande disponibilità e una grande potenzialità risorse e disponibili, bisogna solo prenderle e farle un po’ muovere.

A: Come può contribuire a stimolare una propria presa di responsabilità l’integrazione dell’informazione, da loro preferita, proveniente da fonti come il web, social, etc…  con l’informazione da una fonte cartacea, o che comunque derivi da una testata giornalistica? 

Prof. Reina: Questo è proprio il mio obiettivo in questo tipo di attività. Bisogna vedere quanto loro possono credere in questa cosa. Il problema è che sicuramente abbiamo materia su cui lavorare, il quanto dipende dagli elementi di contaminazione che conosciamo. Molto spesso non ci sono contaminazioni, cioè sono solo io che lo faccio in un ateneo di n persone. Quanti sono gli elementi tangenziali che possono determinare una propagazione. La frequenza è limitata, poi è chiaro che è uno di quei ricordi che i ragazzi tengono con loro e vogliono riportare, se lo portano con sé e, quindi, capiscono che possono fare delle cose, ma bisogna fare in modo che questa cosa diventi più pervasiva. Io ho provato più volte a indirizzare anche i miei colleghi su questa attività avendo alterne fortune, nel senso che non tutti hanno seguito questa svolta.

A: Se lei dovesse dire con una parola, cosa aggiunge alla formazione degli studenti quest’esperienza, quale sarebbe?

Prof. Reina: Responsabilità! Consapevolezza, meglio! Perché la responsabilità è un secondo livello, è ancora da costruire. La consapevolezza si!