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“Siate sempre padroni del vostro senso critico, e niente potrà farvi sottomettere.” Da Lettera agli studenti - 1976 - Alberto Manzi

“Il Giornale in Ateneo” è un’occasione da cogliere al volo per gli studenti per far ascoltare a qualcuno le proprie opinioni, dedicargli uno spazio di confronto e rielaborazione, perciò possono farsi promotori del progetto all’interno del proprio ateneo. Un uso consapevole dell’informazione può rendere gli studenti protagonisti della loro formazione professionale e della loro coscienza civica, affinché possano perseguire ideali di innovazione del mondo, dar voce alle loro idee ed esprimere la loro identità.

Per Don Milani, nella sua scuola di Barbiana, il ‘giornale’ era una materia scolastica. Aveva la stessa dignità della Storia, perché, secondo Don Milani, bisognava insegnare oltre alla lingua italiana anche a capire meglio la società e questo era possibile proprio attraverso l’utilizzo del quotidiano. E’ vero che Don Milani aveva intorno a se ragazzi di ceto contadino, che avevano bisogno prima di ogni altra cosa di sapersi esprimere e capire il mondo che li circondava. Ma, oggi, nonostante i ceti di appartenenza siano svariati e ci sia molta diffusione di informazione, siamo sicuri che si comprendano il mondo, il benessere e le ingiustizie? Oppure, si ingoia tutto ciò che ci arriva dall’esterno tout-court? O, forse, così sopraffatti da dati, reti e velocità, non si riesce a masticare fino in fondo niente? Quanta vitalità quando si scatena, invece, una discussione da cui non se ne esce più, è segno che qualcosa di nuovo si sta costruendo.

In epoche più remote il quotidiano veniva utilizzato per indottrinare, oggi dallo stesso strumento si può ricavare un antidoto, scovando i metalinguaggi atti a condizionare il pensiero del lettore.

E se, come nella Scuola di Barbiana, l’attività connessa ai quotidiani fosse finalizzata a prepararsi per l’arrivo di un ospite a cui fare tante domande? Un politico, uno sportivo, un professionista, un giornalista o qualunque altro personaggio, che possa apportare la propria esperienza per generare nuovi punti di vista.

Infatti, ciò che questo progetto può scatenare è sicuramente una serie di domande sul proprio ruolo, nelle proprie scelte e nelle proprie relazioni.

La libertà dell’informazione sul web e sui Social espone al rischio di disinformazione e condizionamenti inconsci di cui si rischia di non prenderne coscienza. La risonanza sui Social e il rimbalzo nei blog non sono garanzia di autorevolezza dell’informazione ma espressione di un fenomeno sociale, che può essere utile osservare con spirito critico e costruttivo. Il web è nato come strumento di comunicazione indipendente, in contrapposizione ai media tradizionali ritenuti divulgatori della rappresentazione della realtà legittimata dal potere. In realtà, ad esempio, dietro una fake news on line potrebbe esserci un interesse economico, poiché attraverso la viralità di un’informazione si possono determinare decisioni di acquisti condizionati.

La riflessione su ciò che viene divulgato dai quotidiani, le informazioni disponibili negli altri canali e la modalità con cui queste vengono presentate, disposte, rappresentate, dovrebbe istruire a pretendere di poter verificare la deontologia e l’affidabilità della fonte, invece di affidarsi ad un sito web qualunque, di cui non si conosce spesso la provenienza, e di aggregarsi ad una corrente di massa di divulgazione distorta. Infatti, i quotidiani consentono ancora di individuare un responsabile dell’informazione e questo dovrebbe già fornire strumenti per agire a difesa del proprio diritto all’informazione affidabile, chiara, coerente e leggibile, ove questo non sia rispettato. Inoltre, il rischio di reperire le informazioni sul web è quello di consultare abitualmente fonti inclini a confermarci le nostre pregresse convinzioni, limitando la possibilità di scovare false notizie o discutibili credenze. Confrontare diverse fonti abitua a pensare con la propria testa.

Rispetto alla lettura individuale del quotidiano, l’attività di lettura cooperativa può mettere in evidenza quanto la nostra lettura è condizionata da vari aspetti: vissuto personale, copione culturale, strategie comunicative dei media, pregiudizi. Può essere l’occasione in cui sperimentare significati diversi di alcuni concetti che si danno per assodati e consolidare un nuovo approccio di lettura più orientato al discernimento, all’analisi del linguaggio e la rielaborazione personale.

Il lavoro di confronto in aula può contribuire a far emergere similitudini e differenze di percezioni, di attitudini e di visioni, favorendo la piena realizzazione di sé nella misura in cui non rimanga nei canoni dell’omologazione, e, invece, si sperimenti nel confronto e cerchi un equilibrio tra sé e l’altro, tra sé e il Contesto, non rinunciatario ma integrativo.

Proporre agli altri la propria scelta dell’articolo dà l’opportunità di agire in un modo pro-attivo verso i propri interessi e ideali. Accogliere il punto di vista dell’altro ed integrarlo con il proprio consente di acquisire abilità di assertività, negoziazione e mediazione perfette per consolidare l’autostima di Sé e utili in qualunque contesto si andrà ad operare.

Un percorso di studi che formi ad affrontare e creare un futuro migliore per sé e il mondo circostante parte dal momento di relazione tra sé, i pari e le istituzioni, e non può essere assoggettato ad un flusso unidirezionale in cui lo studente sia il recipiente destinatario.

Lo studente può riappropriarsi del proprio diritto di scelta e di risposta, anche non consenziente. L’utilizzo del quotidiano può proprio costituire:

-     uno strumento che porti oltre la didattica classica, riferita ai  programmi e i testi didattici previsti nel proprio piano di studi, e

-     un’esperienza che consenta di applicare le nozioni e le competenze acquisite in precedenza, e di scoprire così nuove risorse, nuove connessioni e nuovi punti di vista che possano arricchire la cassetta degli attrezzi della persona e del professionista di domani.

Sarà proprio questo processo di destrutturazione della lezione a rendere il processo formativo più profondo. Uscire fuori dalle solite modalità può stimolare ad interrogarsi, davvero, sul proprio ruolo di discente: “Cosa davvero voglio ottenere nella vita e nell’apprendimento?”, “Come posso contribuire a declinare il processo in modo funzionale ai miei interessi?”, “Come voglio utilizzare le mie conoscenze nel contesto reale?”, “Quali costrutti emergono da questo spaccato reale?”

La fruizione di un media che utilizza vari canali comunicativi (oltre a quello cognitivo, il non verbale, insito nella disposizione e formattazione degli articoli, il canale immaginativo attraverso le immagini e quello sensoriale, sia nello sfogliare il giornale stesso, sia nei racconti basati sulla percezione sensoriale) può fornire strumenti per incrementare le competenze di scrittura, oltre che come strumento espressivo anche come strumento professionale di divulgazione di idee, di formulazione di accordi e negoziati, di storytelling promozionale, ecc…

Non addentrarsi in esperienze simili e vivere il proprio percorso di studi solo in funzione del risultato finale e del conseguimento del titolo porta a sfornare l’ennesimo laureato, che accrescerà i numeri statistici, ma, avrà perso l’occasione di scoprire le proprie attitudini e una direzione concreta verso cui dirigere i propri progetti futuri.