imagihttps://osservatorionline.it/media///2019/03/giornale-sicilia.png

header

La nuova frontiera della radio: oltre la notizia

La radio conserva il suo fascino e la sua immediatezza, versatile, moderna e veloce. Coniuga informazione e divertimento.

È il testimone della cultura di un popolo, ha recuperato la narrazione da ascoltare, che ha le basi nell’oralità, e si allinea oggi ai nuovi linguaggi dei Media, attraverso i podcast, la diretta sui Social e altri contenuti che rendono la fruizione sempre più partecipata, intrattiene e conquista un pubblico sempre maggiore.

La prima trasmissione radiofonica nacque in Italia il 6 Ottobre del 1924 con un programma ancora scarno, con musica operistica, bollettino meteorologico e notizie di borsa.

Nel XX secolo divenne possibile, grazie alla radio, la diffusione dell'informazione in "tempo reale", cioè senza nessun intervallo di tempo tra l'emissione del messaggio e la sua ricezione, come avveniva per la stampa in precedenza. Il susseguirsi di innovazioni tecnologiche ha consentito man mano la riproduzione di contenuti in grandi quantità a basso costo ed ha reso i flussi informativi velocissimi. Questo permise alla radio di imporsi come mezzo di comunicazione di massa e come tale nel 1928 iniziò ad esser utilizzato dal regime e dagli istituti scolastici. Oltre tre milioni di scolari italiani hanno incominciato così a conoscere la lingua italiana.

Il progresso dalla parola pronunciata a tu per tu, alla comunicazione attraverso immagini e suoni trasmessi a distanza ha generato interazioni inedite dei diversi livelli di comunicazione. La comunicazione di un testo scritto non può essere convertita in immagini, imperniate sulla fantasia, il racconto, la contemporaneità, la simultaneità, l’intimità, la gratifica immediata e la rapida risposta emotiva. Le immagini non possono essere convertite in un resoconto orale che punta, invece, sulla logica, i rapporti di successione, la storia, l’esposizione, l’obiettività, il distacco e la disciplina. I media coinvolgono in genere contemporaneamente questi livelli ed hanno cambiato le modalità di lettura e di scrittura, e i processi educativi. Sembrerebbe che la comunicazione attraverso immagini sia superiore alle altre in termini di densità espressiva, ma Arnheim, descrivendo un mondo ‘organizzato ad orecchio’, affermò che esistono solo due arti capaci di rinunciare completamente all’occhio: la musica e la radio. La maggior parte dei critici, dopo l’avvento della televisione, ritenevano che l’assenza di immagine fosse il più grande difetto della radio e l’avrebbe portata al declino. Invece, si potrebbe riflettere sul fatto che proprio per questo l’ascoltatore, può concentrarsi sulla parola e sulla musica ed ha un ampio spazio destinato alla riflessione e al pensiero.

La mancanza visiva permette, meglio che in altri ambiti, l’effetto sorpresa o della trasfigurazione dei personaggi che essendo pure voci si smaterializzano nell’etere. Emerge la radiofonia come un’arte che soddisfa le potenzialità espressive del solo mezzo uditivo, poiché il suono si libera dal corpo grazie a una cecità come fattore creativo. Tuttavia, oggi ci sono nuove forme che uniscono Tv e Radio e recuperano l’immagine attraverso web radio supportate da webcam oppure radio che trasmettono su canali televisivi dagli studi radiofonici tutto quello che accade, ricreando, per la radio, la scena e la corporeità non solo spontanea ma anche pensata per sfruttarne l’opportunità, ad esempio dei travestimenti dello speaker. Recentemente è partita ufficialmente la Radiovisione di Rai Radio2 su YouTube. Alcuni programmi, fra cui ‘Numeri Uni’ sono visibili oltre che ascoltabili. Ci si domanda se un’immagine fortifichi o indebolisca la comunicazione radiofonica e se la radio possa conservare la sua autonoma dimensione comunicativa. In realtà qualunque mezzo artistico (pittura, letteratura, musica, film, radiodramma, ecc.) è autosufficiente. Come nessuno considera un quadro di Caravaggio privo dell'arte verbale, così un'opera d'arte esclusivamente orale può benissimo essere un capolavoro. Un esempio che continua a coesistere alle altre forme di contenuti mediatici è il Podcasting.

La radio è uno dei più diffusi mezzi di comunicazione di massa in grado di interagire non solo con il teatro e la poesia, ma anche di dare una vita nuova ad un libro di narrativa attraverso le letture integrali o parziali, dischiudendo l’immaginario attraverso la musica e le parole, offrendo la sovrapposizione, la contemporaneità, il mixaggio di contenuti diversi esprimendo la sua capacità evocativa. La radio non è più la sola a trasmettere musica a distanza poiché oggi la musica è diffusa in modo massivo anche da televisione e strumenti di riproduzione analogica o digitale.

Un esperimento radiofonico di Orson Welles, trasmesso il 30 ottobre 1938 negli Stati Uniti dalla CBS e interpretato da Orson Welles, che si basava sull'adattamento del romanzo di fantascienza War of the Worlds ("La guerra dei mondi", in inglese) di Herbert George Wells dimostrò la potenza della radio come mezzo di comunicazione. Il conduttore simulava un notiziario speciale che a tratti si inseriva sopra gli altri programmi del palinsesto radiofonico per fornire aggiornamenti sull'atterraggio di bellicose astronavi marziane. Malgrado gli avvisi trasmessi prima e dopo il programma, molti radioascoltatori non si accorsero che si trattava di una finzione, credendo che stesse veramente avvenendo uno sbarco di extraterrestri ostili nel territorio americano e provocò una reazione di panico in molti radioascoltatori senza utilizzare alcun immagine.

Alla conclusione del secondo conflitto mondiale la neonata Repubblica dovette farsi carico del ripristino della rete di trasmissione nazionale, in gran parte danneggiata o distrutta.

Nel 1950 si inaugurò un canale culturale radiofonico: il Terzo Programma e nel 1955 nacque lo Studio di Fonologia Musicale della RAI di Milano, dotato di apparecchiature per la trasformazione, la combinazione, la registrazione e l’ascolto.

Lo Studio era il risultato di un incontro fra la musica e le possibilità dei nuovi mezzi per analizzare e trattare il suono per allargare il campo dell’esperienza musicale, elaborare colonne sonore ed effetti speciali per la prosa radiofonica e televisiva.

Per Rudolf Arnheim l’emozione derivante dalla musica quando questa si riverbera nell’aria privata è talmente sublime, distaccandosi dalla percezione visiva, da farla preferire al concerto dal vivo.

Rudolf Arnheim che si è occupato di Psicologia dell’Arte, provenendo da una formazione di Psicologia della Gestalt, ha dato un contributo importante allo studio delle caratteristiche del medium radiofonico e dello sviluppo delle comunicazioni di massa. Nel 1936 ha scritto ‘La Radio cerca la sua forma’ che poi fu ripubblicato nel 1978 come ‘La Radio, l’arte dell’ascolto’ sollecitando scrittori e dirigenti radiofonici alla riscoperta del mezzo. Sin dalla prima edizione si svilupparono i primi manuali di scrittura per la radio, soffermandosi sull’importanza della voce, sul concetto di sintesi e di riduzione all’essenzialità. L’ispirazione alla verbalità del discorso quotidiano consente di sfruttare al massimo le possibilità dell’emissione radiofonica. I dialoghi sono costruiti sul parlato comune, sobrio e contenuto, preferendo vocaboli comuni e quotidiani invece di parole pompose o auliche e ricorrendo principalmente alla narrazione dialogica e dell’intervista che raggiungono il nucleo del discorso senza lunghe premesse e catturano l’attenzione del radiouditore. Il dialogo si fa carico di una riflessione in divenire, dove i poli opposti di giusto e sbagliato si mescolano e si confondono con il succedersi dei punti di vista. Ciò a cui assiste l’ascoltatore non è la dimostrazione di un problema già risolto ma la ricerca di un perché che non troverà risposta.

La radio, infatti, si è trasformata da strumento informativo e divulgativo a mezzo creativo di nuove forme giornalistiche o artistiche e nuove consuetudini sociali.

Servono però autori di testi secondo nuovi parametri e voci competenti, in grado di affrontare con disinvoltura il mezzo radiofonico, ricorrendo anche al soccorso di tecnici e musicisti per il completamento della creazione. Il radiodramma fu uno dei primi generi che si sviluppò come derivazione dal suo antenato, il teatro. Nella radio la mancanza di corpi visibili fa si che tutte le presenze diventino possibili sfruttando le sfumature tonali e ritmiche della voce, spogliando il reale dei suoi attributi visivi e autorizzando l’astratto. Il silenzio, sottofondo di tutte le trasmissioni radiofoniche, rifiorisce ad ogni interruzione del suono, momento in cui l’ascoltatore aspetta il rifluire di nuove parole.

Gli elementi originari della parola, l’oralità, il silenzio, il ritmo e la musica si sono poi evoluti in relazione all’incremento tecnologico e alle variazioni socioculturali. I caratteri del messaggio radiofonico sono: l’attualità, la chiarezza, l’immediatezza, l’imprevedibilità e la novità.

Il grado di intensità e capacità di coinvolgimento della radio non deriva solo dalla diffusione della voce, ma dall’espressività stessa della voce diffusa, poiché la voce ha potenza rievocativa. La radio contemporanea è una fucina di conduttori riconoscibili per la loro voce e per l’uso lessicale che adottano, spesso fortemente caratterizzato da singolari registri regionali o da costrutti gergali.

Come tutti i mass media, non riflette la realtà, ma piuttosto la filtra, la modella, concentra l’attenzione su pochi temi, con un’operazione simultaneamente concettuale e linguistica le parole non indicano solamente il senso delle cose di cui si sta parlando, ma lo orienta e lo inquadra dando o togliendo dalle cose certe loro qualità. Riesce a fidelizzare il maggior numero di ascoltatori, e accontentare il gusto delle masse, rivolgendosi però a singoli individui, radiouditori, e non alle masse. Alcune trasmissioni hanno la capacità di andare oltre la notizia. Ad esempio, ‘Prima pagina Rassegna Stampa’, nata nel 1976, su RadioTre dedica mezz'ora di letture da parte di giornalisti di diverse testate alla ricerca di connessioni, analogie e differenze, e si è arricchita di ‘Filo Diretto’, una novità importante in cui gli ascoltatori intervengono per commentare e fare domande sugli argomenti più caldi della giornata. L’archivio tiene traccia anche degli sms degli ascoltatori. Invece, ‘Un giorno da pecora’ è un talk show che esalta il valore della leggerezza come strumento per intrattenere e favorire l’attenzione. Raggiunge in prima persona direttamente la voce di chi, potenti e non, vive in prima persona gli eventi (uomini politici, capitani d'industria, star televisive e insospettabili opinionisti) spogliandoli dei propri abiti e mettendoli direttamente a confronto con l’opinione degli ascoltatori, usando il linguaggio di tutti, rendendo di particolare interesse notizie di attualità. Il programma gioca con il potere irraggiungibile, ridimensionandolo, attraverso il racconto di vicende semplici di tali personaggi.

Esiste Radio Techetè, una radio che presenta ogni giorno nuovi e vecchi contenuti tratti dall'immenso archivio radiofonico di Radio Rai che include una fascia dedicata alla "Storie della radio” e "Via Asiago 10”, in cui vengono riproposti un ciclo di trasmissioni di Radio Rai, oltre alla "Storia della Musica”.

La Rai è stata tra uno dei primi centri di produzione in Europa, protagonista dell’industria della comunicazione, concepito per la Radio e poi per la Televisione. La digitalizzazione aiuta a sostenere un certo bifrontismo, tipico di aziende che devono guardare avanti come impone la mission ma anche trascinandosi nel presente il glorioso passato. Il progetto Fonologia era dedicato al recupero, la catalogazione e il restauro dei nastri rimasti, anche e soprattutto presso altre sedi, e le tecnologie di Rai Teche hanno consentito la conservazione e digitalizzazione dell’immenso archivio radiotelevisivo, un “salvataggio” della memoria che permette ai contenuti della radio e della tv di rivivere su nuove piattaforme, come quella di Rai Play. Oggi nella sede Rai del capoluogo lombardo c’è la struttura di Data management e insight e sono in atto sperimentazioni di innovazione della comunicazione come media company.

Lo speaker radiofonico è oggi un professionista che fa appello a diverse abilità. Bisogna formarsi alle regole di tale comunicazione e alla scrittura per la radio. Lo speaker deve imparare a strutturare un intervento, appoggiandosi a chi ha il ruolo registico, creare e programmare una Playlist, gestire le interruzioni pubblicitarie (che la sostengono economicamente), anticipare una notizia in modo attrattivo, parlare tra due brani senza interruzione, leggere ed inserire i TAG delle canzoni (titolo, artista, anno, genere, intro, commento, copertina ed altri parametri), reperire informazioni necessarie per il commento sportivo. È fondamentale, inoltre, fare un lavoro specifico sulla voce, il suo strumento: leggere un testo in diretta simulando l’improvvisazione e la naturalezza, parlare più veloce e scandire le parole, prendersi cura della dizione e dell’utilizzo della voce nel racconto. Egli deve inoltre gestire il Software di Messa in Onda e il database musicale.

Dopo aver consultato degli esempi presenti nelle Teche Rai e Raiplay, si potrebbe sperimentare con i ragazzi:

  • la trasformazione di una notizia giornalistica, della TV o della stampa in un notiziario radiofonico per sperimentarne le differenze;
  • la simulazione di una telefonata con l’ascoltatore che è un livello di comunicazione specifico della Radio;
  • la Creazione di un podcast[1].


[1] Si potrebbe prendere spunto da questo libro disponibile on line:Podcast a scuolaAlberto Pian https://nextlearning.it/wp-content/uploads/2017/04/pian_podcast.pdf