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Storytelling: il potenziale educativo

Con l’esplosione della comunicazione su Internet e sui social media, si condividono storie con un solo click e questo sembra rappresentare il futuro della comunicazione e dello spettacolo, ma, affinché si configuri uno storytelling capace di avere un impatto educativo sulle vite delle persone, esso deve essere mirato e intenzionale, trasmettere e generare emozioni e coinvolgere chi ascolta. Anche il ritmo e l’espressione sono capacità essenziali.

Lo Storytelling viene anche utilizzato nelle aziende per esprimere la propria Vision, per coinvolgere i collaboratori all’esecuzione di un compito collettivo e per trasformare i loro comportamenti. Si tratta, infatti, di uno strumento molto potente, tanto da essere recepito per finalità di tipo commerciale e questo pone problemi etici di autenticità. Infatti, anche uno Youtuber, cioè una figura professionale che produce e pubblica video in cui parla di un determinato argomento si rifà ad alcuni elementi dello Storytelling e, in molti casi, acquisisce un discreto successo fidelizzando la propria audience, fino a poter diventare un Influencer, cioè promotore di beni e marchi e guadagnare attraverso i suoi video. Con l’asse del racconto inclinato verso l’auto-propaganda e, spesso, verso il marketing, l’aspirante YouTuber si costruisce un’identità di un personaggio che decide di interpretare al fine di massimizzare i Likes. E’ forse necessario recuperare il valore di un altro tipo di narrazione per render il futuro dei ragazzi più indipendente.

La televisione e le relative piattaforme mediatiche hanno un grande potenziale educativo e possono far nascere interessi scientifici e culturali, allargare gli orizzonti del sapere, appassionare alla ricerca ed elevare le competenze della popolazione sulla scienza e di altre discipline, in termini di obiettivi e implicazioni, in modo che lo spettatore possa imparare a vivere e conoscere il mondo andando oltre l’apprendimento di nozioni.

La divulgazione del sapere dovrebbe perciò essere ampiamente inserita nei palinsesti, accessibile e facilmente comprensibile anche a chi non è esperto sul campo, in modo da trasmettere non solo informazioni ma anche di formare l’opinione pubblica e trasmettere idee, metodi e modi di pensare  con un orizzonte nel medio e lungo periodo.

La trasmissione di una programmazione impegnata caratterizza da sempre la Rai al fine di assolvere alla sua responsabilità culturale e educativa di creare un patrimonio collettivo per tutti, non solo appannaggio per pochi. Inoltre, la Rai, in quanto concessionaria di un servizio pubblico, si rapporta dialetticamente alle istituzioni e ci sono stati vari esperimenti di progetti congiunti, anche ben riusciti, attraverso Rai Scuola e Rai Cultura 2020.

Un esemplare modello di comunicazione in tal senso è Piero Angela, in quanto conduttore della trasmissione “Quark”, che porta avanti da quarant’anni l'opera di verità scientifica attraverso lo Storytelling secondo i principi dell’Edutainement. A riguardo, è famosa la citazione del conduttore: «Personalmente, mi sono annoiato mortalmente a scuola e sono stato un pessimo studente. Tutti coloro che si occupano di insegnamento dovrebbero ricordare continuamente l'antico motto latino "ludendo docere", cioè "insegnare divertendo”»[1].

In questa citazione, possiamo scorgere la scelta del conduttore di portare nel format della trasmissione:

  • il valore del ruolo di mediazione di un insegnante;
  • la sua capacità di animare la lezione;
  • la voglia e l’intenzione di raggiungere anche chi apparentemente non sembra interessato ad incontrare contenuti impegnati, con la fiducia che l’altro possa cambiare, a patto che non venga etichettato e, così, condannato a non mostrare nuovi atteggiamenti.

Si potrebbero estrarre da tale modello elementi utili e concreti dello Storytelling educativo. Si intersecano in esso elementi di narrazione ad elementi di dimostrazione. La prima puntata di "Quark" andò in onda il 18 marzo 1981[2]. La formula era particolarmente innovativa, basata sulla tecnologia, l’intrattenimento con cartoni animati di Bruno Bozzetto, visite guidate, con disinvoltura tra elementi del patrimonio storico, artistico e culturale o esperimenti fatti in studio ed altri dispositivi didattici di simulazione. Nel 1995 nascono "Superquark" e gli "Speciali di Superquark", serate monotematiche su argomenti di grande interesse sociale, psicologico e scientifico. Nel 1997 nacque "Quark Atlante - Immagini dal pianeta". Dal 2000 Piero Angela e suo figlio, Alberto, sono autori di "Ulisse"[3], programma a puntate monografiche riguardanti scoperte storiche e scientifiche, che si è rivelata un grande successo, portando la cultura in prima serata e trattando anche temi complessi. Ulisse è stata anche una serie di documentari molto social con tante interazioni tra Facebook, Twitter e Instagram. Degno erede del padre, Alberto fa dell’arte del racconto anche la sua chiave di volta. La pop-paleontologia è stata la consacrazione della sua capacità di rendere pop la paleontologia, grazie alla sua capacità linguistica e la sua passione per la sapienza.

A Dicembre 2019 nel giorno del 91° compleanno di Piero Angela debutta su RaiPlay una versione inedita in dieci puntate di SuperQuark[4], "SuperQuark+"[5].

Sicuramente l’attendibilità della testata favorisce il coinvolgimento dello spettatore, ma i punti di forza sono il fatto di rivolgersi ad un pubblico ampio, di appassionati e di curiosi, innovando ancora una volta il modo di raccontare la scienza e andando a soddisfare la richiesta di una  divulgazione di alto livello proprio lì dove oggi le persone vanno sempre più in cerca di informazioni. 

Nonostante si ritenga che per suscitare la curiosità e l’attenzione dello spettatore, gli argomenti che creano emozioni forti o uno stato di allarme sulla sopravvivenza siano preferibili, questa trasmissione testimonia che vince, invece, la dimensione umana del piacere di conoscere e scoprire. Sostituisce alla dimensione spettacolare l’attenzione didattica dello spettatore.

L’arte del racconto è uno strumento educativo che favorisce l’attenzione attraverso l’intrattenimento.

Il conduttore non si pone in questi programmi come un esperto ma, piuttosto, come un uomo che ha delle cose da raccontare, ad esempio, la sua esperienza, i suoi interessi e curiosità, le sue domande, le sue letture, i suoi viaggi, i suoi incontri e i suoi confronti costruttivi con qualcun altro.

Il racconto di grandi personaggi della storia, inventori, scienziati, pittori, musicisti, ecc, dà la voglia di tornare sull’argomento e approfondire.

L’affabulazione ha anche lo scopo di favorire la comprensione dei fatti, mantenendo i riferimenti agli eventi reali, spiegando gli eventi complessi e integrando con eventi ignoti allo spettatore. Porre un quesito e iterarlo, dilazionando la risposta, ad esempio, crea suspense che accende l’attenzione dello spettatore.

I contenuti devono evidenziare i principi generali e centrali, mentre il linguaggio deve essere in grado di creare connessioni, metafore e analogie nella vita quotidiana.

In genere funziona una scaletta strategicamente organizzata che ponga all’inizio il materiale visivo più spettacolare ed in seguito tratti le problematiche legate alla quotidianità, che fidelizzano il pubblico.

Chi racconta deve essere credibile come se fosse una persona “fidata” capace di instaurare una relazione con il pubblico. Piero Angela ha creato in tal senso un modello di autorevolezza contraddistinto da uno stile di:

-     conduzione con posture informali, abbigliamento elegante-sportivo, modi suadenti e pacati e una scena ridotta all’essenziale; e 

-     comunicazione che stabilisce una simpatica e ’”affabile colloquialità” (Farné, 2003), cioè un linguaggio chiaro, semplice, specializzato ed impeccabile che fa ricorso ad analogie, metafore ed elementi di sorpresa e dosa il rapporto parola/immagine ed effetti speciali.

Altro aspetto, promosso dallo stesso conduttore, che vale la pena sottolineare è una preparazione autentica per cui sono necessari l’aiuto di un’equipe di produzione per:

-     controllare gli argomenti,

-     giudicare la veridicità delle affermazioni,

-     contestualizzarle nel dibattito scientifico,

-     esaminare le implicazioni negli ambiti economici, politici e sociali.

I programmi di divulgazione possono indurre lo spettatore a percepirsi partecipe e responsabile, se i contenuti sono in grado di rendere l’audience consapevole di alcune problematiche.

La conduzione può coinvolgere facendo avvicinare la scienza alla vita quotidiana e creando così una tensione di impatto emotivo. Altrimenti la ricerca viene percepita come una pratica delegata esclusivamente agli studiosi e agli scienziati.

Se, invece, la trasmissione riguarda fenomeni planetari, animali e vegetali, questa mette in luce lo spettacolo offerto dal cosmo e la funzione dell’uomo in tale ordine cosmico generando un’associazione positiva tra informazione scientifica e distensione.

Piero Angela sottolinea però anche che la divulgazione scientifica dovrebbe essere tutelata con normative capaci di sottrarre il sistema televisivo dalla logica del divertimento.

Quindi, c’è un labile confine da rispettare, coinvolgimento sì, a patto che non sconfini nel puro divertimento, nella banalizzazione e perda di vista la veridicità delle informazioni.

 

Un’attività proponibile potrebbe essere quella di partire da un articolo di giornale sulla realtà locale di interesse scientifico, storico o sociale e realizzare uno Storytelling audiovisivo da pubblicare su Youtube per sperimentare un uso positivo dei media e consapevolizzare i principi di una comunicazione efficace ed etica e stimolare l’interesse per la conoscenza.

L’oggetto potrebbe un evento in corso o un evento passato. Il commento dovrebbe ricostruire il quadro complessivo degli eventi mostrati nelle immagini, includendo eventi anteriori e possibilità di sviluppo futuro. Oppure il filmato potrebbe mostrare immagini che ricostruiscano un esperimento “fatto in casa” o di una visita guidata, commentato verbalmente.

Alcune modalità potrebbero essere:

  • Mostrare i luoghi che si riferiscono al fatto e le conseguenze che ne derivano, mentre il commento verbale ricostruisce la cronologia dell’evento.
  • Dare autenticità al racconto facendo in modo che lo spettatore si senta come se fosse presente in quei luoghi. Attraverso le telecamere, interpretare il ruolo di inviati, tipico di un notiziario, creando l’effetto-diretta che fa sentire lo spettatore partecipe, come se avesse una finestra sul mondo.
  • Si potrebbero aggiungere altri contenuti audiovisivi o disegni per esigenze di sceneggiatura per rendere il filmato più spettacolare, mentre il commento illustra il fatto. Si attua così una contaminazione con altri generi, come la fiction e la reality-Tv.

Alla fine sarebbe utile aprire una discussione per riflettere sullo stile di comunicazione adottata e sugli elementi distintivi rispetto ad un video su YouTube.

 

Riferimento Bibliografico:

Roberto Farnè, Buona maestra TV, La rai e l'educazione da NON È MAI TROPPO TARDI a QUARK, 2003



[1] http://www.raiscuola.rai.it/articoli/buon-compleanno-piero-angela/35542/default.aspx

[2] Fecero seguito tre serie televisive che sfruttavano le nuove tecnologie di rappresentazione grafica tramite computer: un viaggio dentro il corpo umano (La macchina meravigliosa, in otto puntate), nella preistoria (Il pianeta dei dinosauri, in quattro puntate), e nello spazio (Viaggio nel cosmo, in sette puntate).

[3] https://www.raiplay.it/programmi/ulisseilpiaceredellascoperta

[4]  https://www.raiplay.it/programmi/superquark

[5] https://www.raiplay.it/programmi/superquarkpiu